Le mie recensioni e i miei consigli di lettura dei più interessanti libri dedicati al camminare, per costruirsi una biblioteca sull’argomento. Sono tratte dalla newsletter che pubblico regolarmente, “Il cammino” , dove potrete leggerne altre se vi iscrivete.
Felice Benuzzi – “Fuga sul Kenya”, Corbaccio 2012
Questo libro avrei dovuto leggerlo molti anni fa. Ero un giovane amante della montagna e mi convinsi si dovesse fare qualcosa per difenderla. Nessuno pensava alle montagne lassù. Nacque Mountain Wilderness, associazione di alpinisti in difesa della montagna. tra i fondatori proprio Felice Benuzzi, autore di “Fuga sul Kenya”. Ma io non lo conobbi.
Conobbi invece la moglie Stefania, entrando nel direttivo nazionale di Mountain Wilderness, insieme a Betto Pinelli, Fausto De Stefani, Stefano Ardito, Alessandro Gogna e altri.
Stefania Benuzzi era donna un po’ acciaccata nel fisico, ma piena di energia da dedicare a questa associazione, anche per la dedizione verso lo scomparso marito. Donna gentilissima e disponibile, sempre attenta a tutti, anche a noi giovani, umile come solo le donne ricche di cuore sanno essere.
Ma a me questa storia del marito scappato nel 1943 da un campo di concentramento in Africa per salire il Monte Kenya non mi interessava, per un giovane impegnato sul futuro questa era una storia da passato remoto, la solita storia di guerra, di eroi.
Anni dopo il mio amico Manuel Lugli andò sul monte Kenya insieme a Betto Pinelli e Fausto de Stefani per girare un documentario che ricostruiva la vicenda. Cominciai a incuriosirmi.
Ma solo ora, grazie alla ripubblicazione del libro nella collana Exploits di Corbaccio, l’ho potuto leggere.
E il libro colpisce. Si capisce perché nei paesi anglosassoni sia un bestseller da cinquant’anni.
Intanto Felice Benuzzi era uomo colto e scriveva senza retorica alcuna. Scordatevi la retorica degli anni quaranta. Il suo gesto, scappare dal campo di prigionia, insieme a due compagni, per scalare il Monte Kenya e poi riconsegnarsi agli inglesi, sapendo della punizione che li aspettava, è dettato da voglia di libertà. È una sfida. Ma ancor più sfogo di energie represse. “Occorreva fare, fare, fare” scrive Benuzzi impaziente di tentare la sua avventura. Si può studiare la psicologia dell’alpinista leggendo Benuzzi. La psicologia dell’alpinista vero, quello anti-eroico, che lo fa per sé, non per chi guarda.
La parte iniziale del libro, in cui Benuzzi racconta gli otto mesi di preparazione della fuga, la scelta dei due compagni, la costruzione di ramponi e piccozze partendo da pezzi di ferro, di corde partendo da reti di brandine, lo studio del percorso guardando la montagna da lontanissimo e guardando l’etichetta di una scatola di sardine, tutta questa parte è affascinante, la storia di un sogno che vuol diventare realtà.
È importante raccontare che anche Wu Ming 1, insieme a Roberto Santachiara, sta lavorando a un libro (o, meglio, un “oggetto narrativo non identificato”, come lo chiamano loro) su questa storia, e insieme sono andati sul monte Kenya per vedere da vicino, cosa che fanno anche molti anglosassoni lettori del libro, del resto. Leggete questo testo di Wu Ming 1, per saperne di più.
Cara Stefania Benuzzi, ho saputo hai compiuto novantasei anni ma ancora giri qua e là per occuparti delle tue passioni. Se per caso leggerai queste mie righe, con questa mia faccio ammenda, a nome mio e dei giovani di oggi e di ieri, che alle storie vecchie, alle storie di guerra, danno poca importanza. E, insieme al saluto pieno dell’affetto che ho sempre provato nei tuoi confronti, questa volta aggiungo la stima per tuo marito Felice, per la sua opera, per la sua libertà mentale, e per la tua capacità di averne portato il nome nel mondo per tanto tempo. Grazie
(Stefania Benuzzi è mancata due mesi dopo aver pubblicato la mia recensione, il 12 maggio 2013, a lei va il mio ricordo affettuoso)
Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau – “La semplice verità”, Piano B 2012
“Ogni uomo è invincibile ogni volta che dice la semplice verità” dice Emerson, e da qui viene il titolo di questo libro.
È uscito qualche mese fa il libro ”La semplice verità. I diari inediti” a cura di Stefano Paolucci: contiene una selezione dei diari inediti dei due grandi filosofi e pensatori statunitensi Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau, autori dei quali Paolucci è un esperto. Il libro raccoglie i lori pensieri dalla gioventù alla morte, e ci consente di seguirne l’evoluzione del pensiero.
Henry David Thoreau, filosofo e scrittore statunitense, vegetariano, che dal 1845 al 1847 visse in una capanna auto-costruita presso il lago di Walden, dedicando due anni di vita nel cercare un rapporto intimo con la natura e insieme ritrovare sé stesso, in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile economico. Al contrario Thoreau diceva “un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può permettersi di poter fare a meno”. E “Piuttosto che amore, denaro o fama datemi la verità” che è una delle frasi più famose di Thoreau, citata anche nel film “Into the Wild”. Frase contenuta in “Walden”, libro che vi consigliamo nell’edizione di Donzelli con la prefazione del grande Wu Ming 2.
Thoreau è anche l’autore di un importante testo sulla disubbidienza civile e di “Camminare”, libro manifesto di noi camminatori.
Questo “La semplice verità” però contiene anche molti testi di Ralf Waldo Emerson, altro intellettuale sensibile alla Natura (“Natura” è anche il titolo di un suo libro famoso), e questi diari inediti sono piccole e grandi perle di saggezza da gustare con calma.
Stefano Paolucci è stato intervistato da Fahrenheit, ecco il podcast
Riccardo Finelli – “Coi binari fra le nuvole”, Neo edizioni 2012 Leggendo il libro di Riccardo Finelli Coi binari fra le nuvole viene voglia di partire. Camminando sui binari. Ho camminato in ogni tipo di situazione, nel deserto del Sahara, sul ghiacciaio Vatnajokull, in Patagonia, sulle tracce di antichi pellegrini e in aree selvagge senza sentieri. Ma non ho mai camminato su una ferrovia. Ancora attiva, anche se non circolano più treni. Perché la tragedia che si sta compiendo in silenzio in Italia è proprio questa: si sta abbandonando, dismettendo, un patrimonio inestimabile, ferrovie che hanno più di cento anni che collegavano il nostro paese per il lungo e per il largo. Negli ultimi anni è una strage.
Il bel libro di Finelli, giornalista di Modena e scrittore capace, racconta di come lui e un amico abbiano camminato quattro giorni da Sulmona a Carpinone, tra Abruzzo e Molise, su una ferrovia che era un gioiello, passava in quota a quasi 1400 metri, e in inverno erano avventure e muri di neve all’uscita delle gallerie. Finelli cammina imparando da subito il passo dell’anatra che consente di non distruggersi i piedi tra binari e sassi di riempimento. Il racconto dei quattro giorni di cammino è appassionante, anche se il tempo atmosferico che trovano è inclemente. L’autore cammina per raccontare la storia, incontrando vecchi ferrovieri in pensione, o persone che su quella ferrovia hanno passato una vita. Cammina raccontando anche il dolore di quei luoghi, delle amministrazioni locali, della gente, dei ferrovieri, per la prematura chiusura di una ferrovia che in un altro paese sarebbe diventata attrazione turistica. Finelli sfida le leggi e le regole: attenzione a voler ripercorrere le sue orme perché è vietato camminare sulle ferrovie che ancora vengono mantenute in efficienza in attesa di un eventuale (seppur improbabile) recupero. Però c’è da augurarselo, che il mondo giri in modo diverso, e invece che costruire la TAV si riaprano le vecchie ferrovie dismesse… libri come questo sono manifesti per un mondo diverso.
Potete anche vedere alcuni video del loro cammino, su YouTube.
Enrico Brizzi – “La legge della giungla”, Editori Laterza 2012
Come nasce uno scrittore? Come nasce un camminatore? Nel caso di Enrico Brizzi le due hanno una stessa origine. Tutto nasce dai boy scout. Si, proprio i boy scout, i tanto vituperati, derisi, ma anche tanto amati, “scau” come li chiama il giovin Brizzi in questa divertente autobiografia.
Il libro ci parla del “cinno” Enrico e della sua educazione nella Bologna di fine anni settanta primi anni ottanta. Ci racconta quel mondo visto dagli occhi di un bambino. Un bambino che non vede l’ora di diventare scout, e quando lo diventa deve scegliere un argomento in cui specializzarsi, e sceglie la specialità di “giornalista”; ecco allora che con l’aiuto del padre professore prepara, scrive e impagina il giornalino del suo reparto. Da qui l’occhio gli si fa attento a osservare dall’esterno le persone e le situazioni che sta vivendo, ed ecco nascere lo scrittore.
Il passaggio da boy scout a camminatori adulti è una esperienza più condivisa: quanti di noi camminatori vantano un passato scout? Tanti. Magari nell’adolescenza abbiamo rifiutato quel mondo, quel contatto con la natura. Per poi riscoprire da adulti quel bisogno seppellito di natura, di avventura, di scoprire il mondo camminando.
Ora Enrico Brizzi ha deciso di provarsi nel ruolo di accompagnatore di alcuni cammini, con lo spirito giovanile e entusiasta di un capo reparto. Lasciatevi accompagnare da lui sulle orme dell’anarchico Lazzaretti in Amiata oppure come foste Psicoatleti (gli scout diventati adulti) nelle Foreste Casentinesi, e per prepararvi all’esperienza leggete senz’altro La legge della giungla.
Fabrizio Pistoni – “Elogio del limite”, Ediciclo 2012
È inusuale per noi recensire libri che parlano di una corsa, vista la nostra predilezione per il movimento lento. Ma questo libro “Elogio del limite” pubblicato da Ediciclo ha aspetti molto interessanti. È avvincente. Riesce a raccontare una corsa a piedi minuto per minuto senza annoiare. Sembra impossibile. Ma Fabrizio Pistoni, alla sua prima editoriale, scrive bene.
Con stile da flusso di coscienza, un libro che è una tirata unica, senza capitoli, dal primo minuto di corsa all’ultimo. Una corsa pazzesca, estenuante, la Tor des Geants, 330 chilometri di montagna in Valle d’Aosta, sono circa cento ore di corsa, quattro giorni e quattro notti. E Fabrizio Pistoni la affronta da novizio, parte piano, osserva quello che avviene fuori e dentro di lui, ha momenti di entusiasmo ma anche crisi psico-fisiche, sa dosare le forze seppur sempre vicino al limite, dorme pochissimo (una decina di ore in quattro giorni), si diverte nel gioco delle rincorse, in una gara così lunga ci si sorpassa tante volte, e lui finisce in modo epico, sorpassando tanti altri concorrenti più forti di lui e arrivando commosso al traguardo ventiquattro ore dopo i primi, ma col sostegno di moglie e genitori ad aspettarlo all’arrivo.
Fabrizio Pistoni, classe 1963, titolare di uno storico negozio di casalinghi a Ivrea, ha concluso l’edizione del 2010 al ventesimo posto, un risultato insperato.
Pagina dopo pagina, passo dopo passo, Pistoni accompagna il lettore con sé tra sentieri, tornanti, colli, finestre. Nella notte, con la paura del buio e la frontale che si spegne.
Tanti camminatori sono anche appassionati di corse lunghe, maratone o trail running, questo libro è per loro. L’elogio del limite del titolo è quell’euforia che ci viene dal vedere che siamo in grado di fare più di quanto avremmo mai potuto immaginare: “sono proprio io questo che sta facendo questa impresa?”. Questo ci dà forza, ci aiuta a trovare l’autostima per vivere bene anche la nostra quotidianità. Ed ecco che lo spingersi ai limiti acquista un senso profondo.
Sarah Gregg, Bruno Petriccione – “Regio Tratturo Pescasseroli Candela. Il trekking”, Edizioni SER 2012 238 chilometri di sviluppo, il trekking lungo l’antico Tratturo Pescasseroli-Candela non presenta particolari difficoltà e attraversa ben quattro regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia) in 15 giorni di cammino. Sarah Gregg e Bruno Petriccione hanno scritto una guida dettagliata, la prima dedicata in Italia al recupero di un tratturo al camminare. Ho conosciuto personalmente Bruno e posso garantire sulla sua meticolosa precisione. È una guida fatta con dovizia e passione, contiene tutti i dati necessari, la storia, introduce alla cultura pastorale, ci sono le mappe con distanze intermedie precise, l’elenco dei punti d’appoggio, come localizzare le tracce dell’antico tratturo. Un servizio di qualità è anche quello di mettere a disposizione gratuita le tracce GPS dell’intero percorso: è sufficiente seguire le istruzioni sul sito internet della casa editrice.
I consigli degli autori sono tutti da sottoscrivere: affrontare il percorso a ritmi lenti per godere della natura e del contatto con la storia; affrontare il Tratturo in un unico cammino, per viverne la magia; scegliere il periodo in cui si svolgeva la transumanza in passato, aprile/maggio e fine settembre; dotarsi di una pecorella di peluche da attaccare allo zaino e da accompagnare in transumanza.
Franco Grosso – “Il Cammino di San Carlo”, Tipografia Botalla 2011 Camminare sulle orme dei santi. Questa volta vi presentiamo un cammino nato dalla volontà di un appassionato, Franco Grosso, come spesso accade. Sulle orme di San Carlo Borromeo. Grosso ha collegato i luoghi importanti della vita di San Carlo, Arona, dove è nato, i tre Sacri Monti piemontesi, Orta, Varallo e Oropa, iscritti dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità, per dodici giorni di cammino fino a incontrare la Via Francigena a Viverone.
Un cammino di circa 200 chilometri che attraversa cinque province del Piemonte (Novara, Vercelli, Verbania, Biella e Torino), e coniuga natura, cultura e fede. Il territorio è pieno di chiese, dipinti, immagini sacre dedicate al santo Borromeo: già dopo soli 20 anni dalla sua morte, a soli 46 anni, il culto divenne forte, e nei luoghi del passaggio di Carlo si lavorava per costruirne il ricordo.
L’ultima tappa passa dalla comunità di Bova, fondata da Enzo Bianchi, il luogo merita una visita, ed è possibile anche essere ospitati.
Il libro è corredato anche da un nastro rosso per farsi riconoscere come camminatori pellegrini, e da una tessera del buon cammino, da far timbrare nei posti tappa.
Giuliano Santoro – “Su due piedi. Camminando per un mese attraverso la Calabria”, Rubbettino 2012
Non conosco Giuliano Santoro, ma mi sento in sintonia con lui. Ci siamo scritti qualche volta via mail, e ci unisce il forte legame con Wu Ming 2: la prefazione del suo libro è il seguito delle riflessioni che Wu Ming 2 ha iniziato nella prefazione al mio libro “L’arte del camminare”. E poi mi piace che Santoro abbia pubblicato il suo libro “Su due piedi” per il piccolo editore calabrese Rubbettino, di cui ho avuto già occasione di elogiare la bella collana “Viaggio in Calabria”.
Giuliano Santoro aveva promesso a se stesso che nel raccontare i trenta giorni di cammino attraverso la Calabria avrebbe evitato le scorciatoie degli stereotipi: “Non parlerò di tarantelle, rinogaetanismi, briganti, soppressate”. Scelta coraggiosa.
Ecco allora che Santoro ci parla di paesi abbandonati e poi ricostruiti a pochi chilometri, come Cavallerizzo, sgomberato per frana e ricostruito dalla protezione civile dell’era Bertolaso; ci parla dei bidoni tossici affondati al largo di Cetraro, di licenze edilizie, cementificazione, ‘ndrangheta, e politica…
Santoro non è un camminatore per passione, è piuttosto un flaneur metropolitano, si paragona a John Belushi in “Chiamami aquila”, storia di un giornalista che si ritrova suo malgrado a camminare sui monti. Dunque evita accuratamente i sentieri privilegiando l’asfalto. E sui luoghi conosciuti da noi camminatori amanti di queste terre ci arriva dal basso, mentre noi siamo usi arrivare negli stessi luoghi (paesi come Campotenese, Morano o Civita) dalla montagna.
“Su due piedi” è diario di viaggio, inchiesta, studio di sociologia. Mai ricerca sulla wilderness, piuttosto ricerca di una periferia senza fine, cemento e migranti, che collega ormai i paesi e le città.
Quando una giovane scrittrice dice a Santoro che vede qualcosa di spirituale nel suo camminare, il nostro si stupisce: “Anche se mi dichiaro materialista e considero che muoversi a piedi sia un modo per far interagire corpo e mente con il paesaggio sociale, la prendo sul serio”.
Ma poi si concentra sugli aspetti politici del viaggio, la ‘ndrangheta e la situazione sociale calabrese, con l’ambizione di raccontare la Calabria sia ai non calabresi sia a chi in quella regione ci è nato. E credo ci sia riuscito.
Colin Thubron – “Verso la montagna sacra”, Ponte alle Grazie 2011 La miglior presentazione l’ha scritta Tiziano Terzani: “Il solo modo per riscoprire la magia del viaggio è smettere di fare i turisti-consumatori e tornare a essere pellegrini. Colin Thubron è un maestro di questa via”.
E infatti il libro di cui parliamo è un pellegrinaggio laico, circa quindici giorni di cammino per arrivare al monte sacro del Kailash.
Viaggio nella povertà dei villaggi di frontiera tra Nepal, Tibet e India, viaggio nel buddhismo, e nei suoi riti; viaggio nel dolore di un uomo non più giovane che ha appena perso l’anziana madre; viaggio personale e interiore, sulle orme di un cammino millenario percorso da moltitudini di pellegrini, verso il sacro monte Kailash. La camminata di Thubron è difficile, fino al passo di Tara, a 5600 metri, dove molti pellegrini non preparati giungono stremati, tornano indietro e alcuni muoiono.
La camminata rituale intorno al Kailash è uno dei pellegrinaggi più sacri al mondo, sono quattro le religioni che percorrono il kora o parikrama, il cammino rituale, e nessuno è mai salito in vetta, quella vetta non si può violare.
Thubron ci racconta la vita dei contadini di questi villaggi isolati e la vita di monaci rinchiusi in monasteri, tra spiritualità, superstizione e passione televisiva per le partite di calcio…
Narrativa di viaggio purissima di uno scrittore tra i più apprezzati nel Regno Unito.
Eleonora Saggioro – “50 ricette 50 rifugi”, Edizioni Il Lupo 2012
Questa volta recensiamo un libro di cucina. “50 ricette 50 rifugi” è proprio come dice il titolo: Eleonora Saggioro gestisce da tanti anni il Rifugio Sebastiani sotto il Velino, e ha avuto un’idea, mentre aspettava che l’acqua bollisse, e in quota si sa l’acqua non bolle mai… mettere in rete i gestori dei rifugi di tutta Italia, e fare raccontare a ognuno di loro la loro ricetta tipica preferita, la ricetta che rende speciale quel rifugio. Il risultato eccolo qua: 50 rifugi hanno aderito, il libro contiene 50 ricette, la presentazione dei rifugi, la foto dei gestori, la foto della ricetta. Possiamo così provare a casa nostra una cena come se facessimo una escursione un po’ speciale, a volo tra un rifugio e l’altro della penisola: io inizierei con una zuppa di ceci e castagne andando a trovare Luca Mazzoleni al Rifugio Franchetti sul Gran Sasso; come primo mi cucino una ricetta semplice e povera, immaginandomi un volo in Sardegna: il Pane Frattau così come lo cucinano al Monte Maccione, il rifugio sopra Oliena, in Sardegna; poi assaggerei una “polenta della capanna” del Rifugio Castiglioni all’Alpe Devero; anzi no, vorrei proprio provare una delle due diverse ricette di Frico friulano, quella del Rifugio Pordenone o quella del Rifugio Grauzaria? sono indeciso… continuo facendo un salto al Rifugio Re Alberto I, che in Alto Adige si chiama anche Gartlhuette, sotto il Catinaccio, dove voglio proprio assaggiare il Kaiserschmarren, che non ho mai capito se è un piatto che corrisponde al nostro secondo o al nostro dolce, con quel contorno di mirtilli rossi… per finire non ho dubbi, sia per la presentazione che per l’alto tasso cioccolatoso, volo al Rifugio Taramelli, in Marmolada, a conoscere Nicola Albertini e assaggiare la sua “Torta buffa”!
Certo, dopo un menù così, mi sento un po’ pesante…
Tra le ricette c’è anche la Polenta di castagne del Rifugio Casanova di Stia, nelle foreste Casentinesi, cucinata dal gestore, che è anche guida della Compagnia dei Cammini, Stefano Beci.
Due piccole annotazioni: avrei preferito l’ordine geografico delle ricette in base alla collocazione dei rifugi, e non l’ordine alfabetico; e avrei gradito un marchietto per capire quali sono le ricette vegetariane, sperando che nei rifugi ci sia sempre più sensibilità per questa scelta alimentare.
Cormac Cullinan – “I diritti della natura”, Piano B 2012
Pochi giorni fa sono stato in un campeggio sulla costa adriatica. Di notte sono passati a “disinfestare”, per due ore ci hanno tenuti svegli passando a spruzzare un veleno per insetti, invitando tutti a stare chiusi nelle tende, a togliere i panni stesi e a tenere in tenda anche i cani. Alla mattina per terra c’erano agonizzanti bombi, cicale, e altri insetti. Quelle belle cicale che il giorno prima frinivano allegre dando al campeggio un’aura bucolica.
Che diritto abbiamo noi umani di decidere che gli insetti in una pineta vicino al mare sono da sterminare? Che diritto hanno gli insetti di sopravvivere?
Il libro di Cormac Cullinan “I diritti della natura” si interroga anche su questo.
È un libro di grande valore, su cui riflettere, un libro anche difficile e tecnico, da esperti di giurisprudenza, ma un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi ama nostra madre terra.
Il libro inizia con una rassegna del passato. Cullinan lo chiama “mito dell’indipendenza”, quello della scienza di Galileo, Bacone, Cartesio e Newton, secondo la quale l’uomo e la natura sono due cose distinte. Questi pensatori, secondo Cullinan, hanno dato origine al pensiero strumentale verso la natura. Non loro direttamente, il cui pensiero era controcorrente nella loro epoca, ma i quattro secoli successivi, in cui il pensiero vulgato ritiene che si sia ancora al dualismo cartesiano e alla natura come macchina al servizio dell’uomo. Ma nel frattempo c’è stata una rivoluzione nel pensiero scientifico, di cui non si tiene conto. C’è stato Werner Heisenberg, il fisico del “principio di indeterminazione” che dimostra che l’uomo fa parte del sistema universale. La fisica quantistica insomma dimostra quello che i buddhisti sostengono da sempre, cioè che noi inter-siamo, cioè siamo parte di un grande tutto.
Da qui parte il ragionamento di Cullinan, per cercare di studiare le leggi di natura, la governance della Terra, spostando l’attenzione sulla giurisprudenza e sui diritti, di cui è competente (è un avvocato). Cullinan si chiede se un fiume abbia il diritto di scorrere. Si, è nella natura delle cose. E quindi è un suo diritto. Per cui è una violazione del diritto di natura, della “wild law”, imbrigliare un fiume, deviarne il corso, evitare che straripi come naturalmente è portato a fare. Il modo di pensare comune è ben lontano da questo, siamo ancora allo sfruttamento della natura per i nostri fini ed interessi personali.
Ecco cosa scrive la grande Vandana Shiva di questo libro: “La sopravvivenza della nostra specie e la salute della Madre Terra dipendono dalla nostra capacità di trasformare i sistemi di governo. Questo libro sarà una pietra miliare in questo percorso”. Perché è ora di introiettare dentro di noi la premessa su cui si basa il ragionamento di Cullinan: noi esseri umani siamo parte integrante e inseparabile del sistema Terra.
La traduzione di “Wild Law” in italiano è di Davide Sapienza, il nostro amico scrittore che si sta dedicando con passione a queste tematiche, ha anche aperto un sito sui diritti della natura; il libro è pubblicato da una piccola coraggiosa casa editrice di Prato, Piano B.
Émeric Fisset – “L’ebbrezza del camminare”, Ediciclo 2012
Ediciclo continua a pubblicare i testi francesi della Transboréal nella collana “Piccola filosofia di viaggio”, giunta al sesto titolo. Il sottotitolo di “L’ebbrezza del camminare”, libretto di 90 pagine, è “Piccolo manifesto in favore del viaggio a piedi”. E sebbene la scrittura sia un po’ discontinua, nello stile di questa collana, gli spunti per noi camminatori sono tanti e interessanti. L’autore distingue tra i momenti di felicità fugaci del camminatore occasionale e l’ebbrezza del camminare del viaggiatore a piedi. Perché viaggiare a piedi significa abbandonarsi allo spazio e al tempo. Accettando quello che la natura ci offre, il sole e le intemperie, il caldo e il freddo, l’eccesso e l’austerità, l’esaltazione e lo scoraggiamento.
Il camminare poi permette non solo di osservare meglio la natura, ma anche di capire meglio gli uomini. E per far questo l’autore propone che almeno una volta nella vita si sperimenti un viaggio a piedi in cui avventurarsi senza biglietto di ritorno, senza una data di rientro. Per aprirsi all’ignoto, sfuggire la routine e vivere l’imprevisto.
Fosset poi riflette su comportamenti di alcuni camminatori con cui lui è in disaccordo: raccontare subito le proprie tappe e gli incontri attraverso un blog, o la radio, o via cellulare, per lui è mantenere il legame con ciò che si lascia, oltre che sviare, distrarre dal proprio viaggiare; altro errore, secondo Fosset, è ricalcare i passi di un viaggiatore famoso antico, secondo lui per paura dell’ignoto o per mancanza di immaginazione; infine per Fosset è ingannevole addurre motivi umanitari, ecologici, culturali o scientifici per giustificare il proprio viaggio a piedi: il vero senso del viaggio a piedi sta nello sforzo personale, egoistico, che consiste di mettersi in armonia con il mondo – la natura e gli uomini.
“L’uomo che viaggia a piedi nella natura incontaminata non è mai solo con la propria solitudine” scrive Fosset citando Georges Moustaki.
Concludo con un dubbio: noi italiani siamo come al solito esterofili, ma siamo poi veramente sicuri che i francesi siano più avanti di noi sulla tematica del camminare? Sebbene pratichino da più tempo, credo che in Italia in questo momento il movimento del camminare stia facendo passi da gigante, per cui lo spirito del camminare come momento di presenza mentale, di consapevolezza, di ricerca interiore, di lavoro su di sé in Francia non sembra ancora arrivato, e dal testo di Fosset se ne ha la conferma.
Vincenzo Moscati, Milena Romano – “La grande traversata della Toscana a piedi”, Terre di Mezzo 2012
“Pellegrinaggi in Toscana”, a cura di Rodolfo Malquori – Libreria Editrice Fiorentina 2012
In Toscana si sta dedicando tanta energia alla valorizzazione dei cammini, dei pellegrinaggi e della viandanza. Ne è prova l’investimento fatto dalla Regione (insieme al Comune di Monteriggioni) nel Festival della Viandanza, ne sono prova i tanti cammini che stanno nascendo, e i libri pubblicati di recente. Ve ne vogliamo segnalare due. Il primo è una guida pubblicata da Terre di Mezzo, e questo è garanzia di un lavoro svolto con attenzione e qualità. Vincenzo Moscati e Milena Romano hanno creato un nuovo cammino, un itinerario di 700 chilometri, da percorrere in 31 giorni (rifacendosi alla durata del Cammino di Santiago), ma lo stesso cammino è percorribile anche a segmenti. È la “grande traversata della Toscana a piedi”, che da Pisa porta a Firenze, Arezzo, Siena, per concludersi sull’isola d’Elba. Tappe di circa 20 km, ma con punte di 30-32 km. Il cammino per ora non è segnato, ma il libro è corredato da mappe e descrizione, oltre all’indicazione dei possibili posti tappa. l libro ovviamente è ricco di spunti per approfondimenti.
Se vi mettete in cammino per questo o altri sentieri della Toscana, vi potrebbe essere utile la guida dei santuari meta di culto e pellegrinaggio di questa regione. Scritta da Rodolfo Malquori e pubblicata dalla Libreria Editrice Fiorentina, la guida censisce cento santuari, di ognuno viene ricostruita la tradizione culturale e locale legata alla sua presenza sul territorio, rievocando festività e periodi dell’anno di maggior afflusso di pellegrini. Poi ci sono le mappe per localizzarli e vengono proposti consigli pratici su come raggiungerli e su dove soggiornare in loco, fornendo i contatti delle principali strutture di ricezione.
Paolo Rumiz– “A piedi”, Feltrinelli, 2012
Paolo Rumiz ha avuto tante belle idee. La prima, camminare da Trieste tutta la penisola dell’Istria fino al suo punto più a Sud. La seconda scrivere un diario di viaggio e pubblicarlo pensando ai più giovani, ai ragazzi, che possono trovare una idea da seguire. Ma il suo diario di cammino è rivolto anche agli adulti, non vi tragga in inganno il fatto che è pubblicato nella collana Feltrinelli Kids.
La terza idea geniale di Rumiz è di aver tratto da questo libro un reading, uno spettacolo in cui lui recita parti del libro accompagnato da un gruppo musicale triestino (con Alfredo Lacosegliaz e altri quattro musicisti), la cui prima assoluta sarà proprio al Festival della Viandanza a Monteriggioni, la sera di sabato 16 giugno. Un evento da non perdere.
La quarta idea ce la mettiamo noi: il prossimo anno il nostro triestino doc, la guida dei Cammini Luigi Nacci, accompagnerà un viaggio a piedi in Istria, e Nacci è la persona più adatta per portarvi dentro lo spirito dei luoghi. Come ha saputo fare Rumiz, che sempre di più sta interpretando la nostra filosofia del camminare, valorizza gli incontri lungo il cammino, e il valore terapeutico dell’andare.
Eccone un esempio:
“Sono passati solo quattro giorni e il mio corpo funziona già a meraviglia. Cantare e mangiare in allegria fa bene, mette in pace con se stessi. È parte integrante del viaggio. Chi si sposta con mezzi lenti, chi batte la strada con umiltà, fa molti più incontri di un automobilista frettoloso o un frequentatore di aeroporti. Quegli incontri generano automaticamente dialogo, scambio di cibo, buon vino, racconto, canzoni. È quello che si chiama “convivio”, il massimo dello scambio fra gli uomini. Anche questo vorrebbero toglierci, i padroni dell’economia, per fare di noi dei consumatori obbedienti, silenziosi e solitari. La musichetta nei supermercati e negli alberghi serve esattamente a questo: farci tacere. Esiste un solo antidoto a una simile malattia: la rivoluzione dell’andare”.
Un bel libretto, da leggere, conservare e – perchè no – regalare ad amici.
AaVv – “Cammina cammina”, Effigie edizioni, 2012
Un cammino collettivo come quello che l’anno scorso ha animato l’estate, il Cammina Cammina ideato dallo scrittore Antonio Moresco, non poteva che essere raccontato da più voci. Ecco dunque che esce il libro con i racconti, i frammenti, i diari di viaggio di quattordici camminatori.
Che raccontano di come una camminata da Milano a Napoli nata nella mente di uno scrittore, con lo scopo di ricucire l’Italia nell’anno delle celebrazioni dell’Unità, camminata nata da chi di cammini non aveva per nulla esperienza, si sia trasformata in primo luogo in un evento culturale e sociale, consentendo a tante belle persone di conoscersi tra loro, scambiare opinioni, pensare che insieme si può fare grandi o piccoli passi; e diventata infine anche evento mediatico.
Tra i diari di viaggio più significativi segnaliamo quelli di Tiziano Colombi, Maria Pace Ottieri, Andrea Amerio, Tiziano Scarpa e Serena Gaudino.
Ora gli stessi protagonisti sono in cammino verso L’Aquila, quest’anno la camminata (lo sapete tutti, ne abbiamo già parlato più volte) si chiama “Stella d’Italia” e il 5 luglio i diversi bracci si riuniranno all’Aquila. Per chi vuole camminare anche solo un paio di giorni con loro, guardate qui.
Al Festival della Viandanza di Monteriggioni la tribù di Cammina Cammina era rappresentata da Tiziano Colombi e da Andrea Amerio, due giovani scrittori gentili e sorridenti.
Tiziano Colombi mi ha fatto leggere anche un suo altro libro, uscito nella stessa collana (“i Fiammiferi”) per Effigie, si intitola “Santi patroni padani”, e vi consiglio anche questo librino, perché Colombi scrive bene, sintetico come un London o un Carver, dipinge con poche parole ben scelte dieci storie di santi del primo cristianesimo, ora patroni di città come Padova, Brescia, Bergamo o Verona, ma che venivano dall’Africa, spesso avevano la pelle scura, e oggi sarebbero trattati in quei luoghi padani come clandestini o venditori di strada. Nei dieci racconti di Colombi le storie dei santi si intrecciano con storie di immigrati di oggi. Un libro poetico e politico insieme, dove la metafora si fa pugnale. (Tiziano Colombi – “Santi patroni pagani”, Effigie edizioni, 2011 )
Arthur J. Strutt – “Un viaggio a piedi in Calabria”, Rubbettino, 2011 Justus Tommasini – “Passeggiata per la Calabria”, Rubbettino, 2009
In Calabria c’è un editore che lavora molto bene: Rubbettino. Si occupa di attualità, storia, economia e politica, e si occupa di cose calabresi. Tra le loro collane ce n’è una sui viaggi in Calabria di antichi viaggiatori. Si chiama “Viaggio in Calabria” e tra i titoli ne troviamo alcuni molto interessanti di chi viaggiò a piedi lungo questa regione.
Arthur John Strutt era un giovane inglese di 20 anni, e i genitori lo accompagnarono a Roma nel 1838 per quella che era un’avventura stravagante, da Roma alla Sicilia a piedi insieme a un amico. Della parte in Calabria e Sicilia Strutt pubblicò il diario, che ebbe un notevole successo a quel tempo, “A pedestrian tour in Calabria and Sicily”. Rubbettino pubblica solo la parte calabrese del diario.
Strutt era disegnatore, amava disegnare le donne in costume tradizionale. La Calabria lo affascinava moltissimo, e sebbene in questa regione venga derubato e malmenato, l’avventura si rivela alla fine positiva perché viene salvato da un nobiluomo del luogo che lo ospita per una settimana, fa arrestare gli abitanti del villaggio di Caraffa che lo avevano derubato, e alla fine recuperano tutta la refurtiva, compreso il quaderno dei suoi disegni, per lui la cosa più preziosa.
Strutt è dotato di giovanile apertura di cuore, sempre ben disposto verso il prossimo, mai sospettoso o critico. Ecco che quindi la Calabria appare una regione ospitale, colta e gentile.
Justus Tommasini, invece, è molto più antipatico di Strutt. Il suo atteggiamento è razzista verso i calabresi. Perché allora avrà deciso di camminare nel 1825 da Napoli a Reggio Calabria e poi tornar su fino a Taranto? Perché il tedesco Tommasini è uno dei primi Turisti della storia. Va in un luogo che considera selvaggio, pieno di pericoli (tutti questi banditi però non li vede!), cerca l’avventura e l’esotismo. A Reggio Calabria scrive: “Il tratto di costa da qui a Taranto deve essere, a quanto dicono, piuttosto difficile e inospitale, anche se non dispongo di dati più precisi. Una volta che avrò messo piede a Taranto mi troverò in un paese più civile…” e poco più avanti: “Le donne che nell’interno della Calabria guardavo come le può guardare un frate trappista, con orrore, sono ora piuttosto carine e ti verrebbe voglia di approfondirne la conoscenza: insomma ti senti rinascere!”
Fino a stupirsi: “L’uomo solleva il bambino più piccolo da terra, e, stringendoselo al petto, lo bacia con un affetto e un’intensità che non mi sarei aspettato in gente di solito così poco sensibile”.
Ecco fatto, il giudizio razzista. Il diario di Tommasini è interessante per la descrizione dei paesaggi ancora non deturpati dal cemento, ma ancor di più perché ci costringe a una riflessione sul Turista: siamo sicuri di essere poi molto diversi da lui quando andiamo a visitare l’Afghanistan o il Congo? In fondo Tommasini è un ragazzo di 200 anni fa, una brava persona, viaggi a piedi da solo per mesi, semplicemente è influenzato dai luoghi comuni dell’epoca.
La collana di Rubbettino è dunque molto interessante, a partire dal prezzo, solo 7,90 euro a libro, che non guasta.
V. Paticchia, M. Boglione – “Sulle tracce della linea gotica”, Fusta Editore 2011
Nel 2009 Enrico Brizzi ha camminato sulla Linea Gotica in 10 giorni di cammino. Il suo libro su questo viaggio ancora non è uscito. È invece uscito il libro di Vito Paticchia e Marco Boglione, “Sulle tracce dela Linea Gotica”. Dal Tirreno all’Adriatico in 18 tappe. Dal libro apprendiamo che in realtà la “linea” gotica non era solo una, ma due, una è definita “invernale”, e che non era proprio una linea ma una fascia di territorio complessa.
Nella parte storica introduttiva si fa una classificazione dei bunker (Regelbau) in modo da poterne riconoscere i resti lungo il cammino. Si parla anche di difesa elastica e di tecniche difensive tedesche attuate dal comandate delle forze tedesche in Italia, Kesserling.
Studiata la ricostruzione storica introduttiva, si può partire, a piedi dal Cinquale, vicino a Massa, e camminare sullo spartiacque tosco-emiliano e poi giù fino a Imola, per risalire a Nord fino alle Valli di Comacchio, dopo Ravenna. Ogni tappa è introdotta da una scheda storica, fotografie d’archivio e foto di oggi, una mappa molto dettagliata e leggibile, e una descrizione che oltre al percorso fa notare tutti i monumenti, i cippi, le postazioni, le trincee, ma anche i bed and breakfast e gli alberghi per la notte.
Il libro è molto curato, sia la parte escursionistica sia la parte storica. Un plauso agli autori, e un invito ai camminatori: cammini come questo, dedicati alla memoria, andrebbero percorsi, ogni tanto, per ricordarci la vita dei nostri nonni, e una storia terribile che non vorremmo vedere più.
Cammini come questo, pellegrinaggi laici nella memoria d’Italia, riflessione e monito contro tutte le guerre, sono infatti importantissimi.
Giuliano Mari, “1.400.000 passi sulla Via Francigena”, Emmebi Editore, 16 euro
Ogni volta che mi appresto a leggere un diario di viaggio di un cammino come Santiago e la Francigena sono preoccupato. Ne ho letti e recensiti tanti, in questi anni. La mia preoccupazione è: troverò qualcosa di interessante, o saranno cose già lette?
Prendiamo il caso del libro di cui sto per parlare: il titolo non invoglia, la copertina neanche, le motivazioni dell’autore a mettersi in cammino non sono certo devozionali: “Io ho deciso di camminare sulla via Francigena per due semplici motivi: amo camminare e amo la mia terra”.
Ma poi la magia del cammino rende interessanti, almeno per noi camminatori, tutti i diari di viaggio. In ognuno ritrovo lo spirito del cammino, i gesti che i camminatori conoscono bene, situazioni su cui riflettere.
Anche questo diario di Giuliano Mari è così. Mari evolve in cammino,m come succede a tutti. Il numero dei passi, dei chilometri e del cibo perdono pian piano di importanza, e viene fuori l’interiore.
Alla fine, ecco le riflessioni dell’autore che racchiudono il successo del suo viaggio: “Il cammino è forte, più forte di te e di qualsiasi uomo. Se si affronta con la forza non si hanno speranze di arrivare alla meta, il sogno finisce miseramente da qualche parte sulla strada ed è inutile cercare all’esterno alibi per il fallimento. Il cammino deve essere percorso con gli stessi tempi antichi di chi lo percorreva mille anni fa. Deve essere inteso non come il mezzo per arrivare, ma il fine stesso dell’azione. In questo modo, mentre noi andiamo sulla strada, il cammino entra in noi e diventa un amico fedele, un compagno di viaggio affidabile. La sua forza diventa la nostra forza, e allora più si cammina e meglio si sta”.
Anne-Laure Boch – “L’euforia delle cime”, Ediciclo, 2011 – 8,50 euro
Interessante questo libretto tradotto dal francese di Anne-Laure Boch. Che è medico, dottore in filosofia e appassionata di alpinismo. Alpinista di medio livello, ma molto consapevole dei meccanismi che l’alpinismo scatena. La Boch descrive cosa anima l’alpinista, perché lo fa, come lo fa.
Leggiamo insieme le prime righe: “Le grandi scalate in montagna cominciano di notte. La sveglia suona sempre troppo presto, troppo presto. Ci si era appena addormentati, a dispetto della scomodità della cuccetta troppo stretta, della coperta ruvida e del fastidioso russare degli altri…” e dalla descrizione di una scalata invernale si passa alle domande fondamentali a cui il libretto cerca di dare una spiegazione: Perché arrivare fino in cima quando ci si può accontentare del valico? Perché salire lentamente con le pelli di foca quando ci sono funivie che portano direttamente a destinazione? Perché arrampicarsi a mani nude quando esistono le vie ferrate? Perché sfidare la parete nord quando la via normale porta facilmente alla meta? Perché affrontare il pericolo, il freddo, il disagio, la fatica, il dolore, quando sentieri ben segnalati permettono di scoprire la montagna in tutta tranquillità?
La Boch riflette su questo, da alpinista dilettante, che non cerca l’exploit assoluto, ma segue la sua passione, che non ama farlo seguendo una guida ma rischiando di suo.
Ogni alpinista o aspirante tale dovrebbe leggere questo libricino, che non crea dicotomia e lontananza con il camminare, anzi, molte motivazioni sono simili a quelle dei camminatori.
Perché l’alpinismo non è uno sport, all’alpinismo serve una natura incontaminata per poter vivere l’emozione, troppi oggi cercano di ridurre l’alpinismo a sport e a gesto sportivo. Concetti come la capacità di prendere le decisioni, o l’impegno necessario per una salita, sono argomenti di grande interesse in questo libro.
Marco Fazion – Il Cammino degli angeli: da Roma ad Assisi”, Monte Meru, 2010 – 18 euro
Vi segnaliamo questa guida al Cammino degli Angeli, un percorso che da Roma porta ad Assisi in circa dieci giorni. Ideatore, realizzatore del cammino e autore della guida è Marco Fazion, guida escursionistica, che si è dedicato negli ultimi anni alla nascita di questo progetto.
La guida è proprio completa, c’è tutto quello che serve per partire: le informazioni tecniche e i consigli su abbigliamento e attrezzatura, fin troppo dettagliate; la descrizione delle tappe con i riferimenti a dove mangiare e dormire; la cartografia in scala 1:50.000; schede storico-artistiche sulle emergenze più interessanti toccate dal sentiero; e la credenziale del pellegrino, con lo spazio per i timbri e le istruzioni per avere l’”angelana”, inviata dall’associazione creata da Fazion.
Insomma, come dice Fazion questo cammino non raggiungerà mai i numeri del cammino di Santiago e non ci tiene neanche, però è una bella opportunità per tante persone che vogliono partire per un cammino vicino a casa, e non sono molto esperte, con questa guida lo possono fare.
Fazion è molto previdente, consiglia un’attrezzatura molto completa, dispensa consigli per evitare rischi e pericoli con molta dovizia, e lui stesso dice di essere stato accusato in passato di eccesso di allarmismo. In effetti il rischio c’è, un pellegrino deve partire con lo zaino leggero e i pensieri leggeri, con la predisposizione d’animo di andare incontro al bello e non al brutto. In ogni caso Marco Fazion è in Italia un grande esperto della prevenzione dei pericoli nell’accompagnamento escursionistico, è da poco uscita la seconda edizione riveduta e aggiornata del suo libro “Prima che venga il lupo” rivolto alle guide professioniste.
Andrea Bocconi, “India formato famiglia”, Guanda, 2011, 13,50 euro
Il nuovo libro di Andrea Bocconi è molto interessante, perché Bocconi scrive bene, e ha la sensibilità di cogliere le sfumature. E’ ancora un libro di viaggio, ma non è un viaggio a piedi, come i suoi due precedenti, “Di buon passo” e “In viaggio con l’asino”, sempre pubblicati da Guanda.
E’ un viaggio in India, luogo che Bocconi conosce bene e dove è stato tante volte. Ma mai con la moglie e i due figli. Questa volta vuole provare a far vivere ai suoi due bambini, Tommaso di sei anni e Martina di dieci, l’amore per questa terra. E allora organizza un viaggio di un mese, e tutti i padri viaggiatori potrebbero trovare in questo libro suggerimenti interessanti su come organizzare un viaggio che sappia coinvolgere i propri figli tenendo conto delle loro esigenze, ma anche di quelle dei genitori.
Il libro non è solo questo. E’ un occhio attento sulla cultura indiana, anzi sulle tante culture indiane, sulle diverse espressioni religiose, l’incontro con induisti, musulmani, buddhisti… e l’incontro finale con gli italiani che hanno aperto in India due scuole (il progetto Alice), dove Bocconi incontra anche il Dalai Lama, è un approfondimento interessante su forme educative diverse da quelle a cui siamo abituati, anzi, direi, rassegnati.
L’occhio attento di Andrea Bocconiè senz’altro facilitato dalla sua professione di psicoterapeuta (specializzato in psicosintesi). Bocconi ha anche un sito interessante: www.kere.it.
Mirna Fornasier “Nel silenzio dell’Aquila”, Ginko, 2010, 13 euro
Una madre, un figlio adolescente uscito miracolosamente da un incidente stradale, dopo l’ennesima serata in discoteca, la madre che si interroga su come essere madre, il figlio che la rifiuta anche in ospedale. La decisione è di quelle misteriose: cosa l’avrà spinta a partire? Ma parte, da sola, per un viaggio a piedi nella Lapponia svedese, la terra dei Sami, neve che si scioglie, paludi, fiumi da attraversare, 23 chili di zaino sulle spalle, incontrando in dieci giorni di cammino pochissime persone. Alla ricerca del silenzio, per guardarsi dentro, in un viaggio catartico, per trovare se stessa e il rapporto col figlio. E trovare il rapporto con Madre Terra.
L’autrice racconta in terza persona, per sentirsi libera di raccontare la parte più intima del suo viaggio, e ci riesce. E’ l’aspetto più commovente del libro, le debolezze e la forza di questa madre nel suo viaggio iniziatico.
Enrico Brizzi, Marcello Fini, Samuele Zamuner – “Italica 150. Cronache e voci di un Paese in cammino”, Pendragon 2011 – 15 euro
Italica 150, la camminata di Enrico Brizzi and friends, diventa libro. A dir la verità già un altro libro era stato costruito su questa camminata, il romanzo di Brizzi “Gli psicoatleti”. Questo invece è il libro-documentario di questo viaggio in stile rock dalla Vetta d’Italia in Alto Adige a Capo Passero nel Sud della Sicilia.
Brizzi ha scritto la prima parte, il racconto del viaggio stesso. Ecco un estratto che ben sintetizza lo stile del viaggio: « La Calabria è lunga in moto – ci ammonisce un centauro tedesco in pausa-pranzo. “Ve lo dico io, a piedi diventerete pazzi.” Per un attimo valuto di spingerlo oltre il parapetto sul quale è appollaiato a bere latte e masticare gallette, giù per la scogliera scalata nottetempo dai Saraceni, verso il blu senza fondo del Tirreno; mi trattengo, invece, e con il fido fotografo Franz scavalco il guard-rail per aggirare la galleria della Statale lungo la vecchia strada panoramica. Il cartello presso l’imboccatura ci informa che la galleria è lunga un certo numero di metri e si chiama “Apprezzami l’asino”.
“Apprezzami l’asino” grido allora, rivolto al tedesco immobile con le sue gallette e il tetrapak di latte. »
Il libro prosegue con i contributi degli altri camminatori del manipolo psicoatletico. Marcello Fini ha scritto gli approfondimenti storico-letterari. La terza parte sono le foto di Francesco Monti. Conclude il libro una serie di interessanti interviste di Samuele Zamuner fatte a personaggi noti, a cui chiedere lo stato dell’arte dell’Italia oggi, e i cambiamenti rispetto al passato. Tra loro le giovani politiche Giorgia Meloni e Debora Seracchiani, il giornalista Olivero Beha, l’esperto di ambiente e di clima Luca Mercalli e don Andrea Gallo.
Per capire che fa adesso Enrico Brizzi di bello, come vive il camminare, lo scrivere e il rock, lo abbiamo intervistato in esclusiva per voi. Ecco l’intervista completa.
Stefano Ardito– “Appennino Bianco” voll. 1 e 2, Iter 2011 – 9,90 euro ogni volume
Stefano Ardito, il più grande divulgatore di escursionismo degli ultimi 30 anni, autore di centinaia di libri su questo argomento, ha ripubblicato da poco una nuova edizione riveduta e aggiornata di “Appennino bianco”, in due volumi. Più propriamente, si parla di itinerari nell’Appennino centrale, in particolare nei Monti Sibillini, Laga, Gran Sasso, Terminillo, Velino (primo volume), Sirente, Sibruini ed Ernici, Parco d’Abruzzo, altopiano della Cinque Miglia e Majella (secondo volume).
Il primo volume propone 84 itinerari, il secondo volume 81. Si va alla scoperta dell’Appennino in inverno, con neve e ghiaccio, quando queste bellissime montagne si trasformano e offrono il loro lato più selvaggio e solitario, il silenzio della neve, appunto.
Gli itinerari proposti sono divisi in tre discipline: ciaspole, piccozza e ramponi, e sci da fondo. Molti itinerari però possono essere percorsi in modi diversi, a seconda delle condizioni della neve, per esempio. E ci sono itinerari di varie difficoltà, da quelli per principianti della montagna in inverno, a quelli per appassionati curiosi ed esigenti. Il lavoro è scrupoloso, e si avvale della collaborazione delle Guide alpine. Ogni volume è introdotto da suggerimenti pratici sull’attrezzatura, l’abbigliamento, la sicurezza e il soccorso, e informazioni sulla flora e la fauna incontrate.
Thich Nhat Hanh, “Fare pace con se stessi”, Terra Nuova Edizioni, 2011, 14 euro
Questo libro non parla di camminare, ma parla ai camminatori. Parla soprattutto del nostro cammino interiore. Thich Nhat Hanh è il maestro zen che più di ogni altro ha messo al centro del percorso spirituale di ognuno il camminare. Per questo ogni camminatore dovrebbe ascoltarlo con attenzione. Questo libro parla di guarire le ferite e il dolore dell’infanzia, trasformandoli in forza e consapevolezza. Parla di come trasformare la sofferenza, riconciliarsi, prendersi cura delle proprie emozioni e trovare energia nella presenza mentale.
Ecco un piccolo estratto:
“Ognuno è capace di inspirare e di celebrare la vita con ogni inspirazione, ma c’è qualcosa che ostacola il nostro cammino. Quando camminiamo, ogni passo può aiutarci a essere in contatto con le meraviglie della vita presenti qui e ora. Sappiamo che ci sono la primavera, il sole, la vita e i fiori che ci sorridono. In teoria dovremmo essere in grado di stabilire un contatto con queste meraviglie per essere nutriti e guariti. Ma qualcosa ostacola il nostro cammino e ci impedisce di essere felici e a nostro agio. Abbiamo perso il sorriso.
Tuttavia possiamo ritrovarlo. Ogni passo in contatto con la vita e le sue meraviglie ne è una celebrazione. Camminando in questo modo, camminiamo in libertà, libertà da sofferenza, paura e disperazione. Tale libertà è il fondamento della nostra felicità. Quando camminiamo, camminiamo da persone libere. E quando siamo liberi, siamo in contatto con le meraviglie della vita che ci guariscono e nutrono.”
Per chi non conosce il maestro Thich Nhat Hanh, ecco il suo sito italiano: esserepace.org
Davide Sapienza “La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca”, Ediciclo 2011, 9 euro
Davide Sapienza ha pubblicato un nuovo piccolo libro, “La musica della neve”, proseguendo la sua ricerca letteraria in forma di scrittura tra poesia e suggestione interiore. Sapienza ama la natura, e ama la neve. E’ un elemento in cui sa immergersi con il corpo e con lo spirito. Se volete capire di cosa si tratta, credo la cosa migliore sia leggere un estratto, dedicato al whiteout, tratto dalla rivista Doppiozero.
Ecco ora una breve intervista a Davide Sapienza, per parlarvi un po’ del suo libro, vi ricordiamo che lo scrittore Davide Sapienza accompagnerà nel 2012 un viaggio con la Compagnia dei Cammini, con la quale è legato da amicizia e collaborazione, sarà un viaggio in Val d’Ultimo, UltenTal, dal 7 all’11 ottobre, per farsi guidare da Sapienza ad ascoltare cosa i larici, le acque limpide e gli animali avranno da dire. Perché Davide fa così: entra in relazione con la natura per ascoltarne i racconti.
Ediciclo Editore e la casa editrice francese Transboréal hanno siglato una partnership per diffondere nel mercato editoriale italiano la collana “Piccola filosofia di viaggio”, gli altri titoli pubblicati sono traduzioni dal francese, i primi già in libreria sono “Il richiamo della strada”, “L’euforia delle cime” e “Il mormorio delle dune”. Di questi vi recensiremo prossimamente.
Italo Bertolasi “Nell’anima del mondo” Urra Edizioni, 2010, 19,90 euro
Italo Bertolasi è persona eclettica, questo suo nuovo libro è una autobiografia di esperienze sul campo, viaggi e pellegrinaggi in Oriente, ma è anche una guida ad alcune pratiche di consapevolezza nella Natura. Pratiche che Bertolasi ha imparato sul campo, tra i Buddha maratoneti in Giappone, gli sciamani nepalesi, i maestri sufi di angoli remoti del Pakistan o gli ultimi residui si spiritualità taoista sopravvissuti al regime maoista in Cina. Bagni di cascata, bagni di foresta, camminate meditative, Qi Gong, queste alcune delle pratiche proposte nel libro. Un libro con due letture possibili, dunque. Da una parte la storia di una vita in cammino verso Oriente, dalla prima comune anarchica fondata in Pakistan, nelle zone tribali del Nord Est, nel 1972 insieme al batterista dei Profeti Raffaele Favero, poi diventato Rafiullah Khan (morì in circostanze tragiche, schiacciato da un carro armato in Afghanistan). Esperienza finita male, quella della comune, i kafir (infedeli) italiani vengono prima tollerati poi perseguitati. Italo Bertolasi diventa allora fotografo, antropologo, giornalista, ma le sue mete sono sempre alla ricerca della spiritualità orientale, fino al recente impegno in un’associazione di clownterapia legata a Patch Adams, con frequenti viaggi in Nepal per ospedali, con i nasi rossi.
L’altra lettura è rivolta a chi cerca ispirazione per le sue pratiche nella Natura, le esperienze di Bertolasi possono essere applicate in tanti campi, lui stesso lo fa in modo eclettico, appunto, e il camminatore consapevole può trovare spunti per studiare i collegamenti tra camminare e spiritualità.
Per questo abbiamo raccolto una piccola intervista con l’autore, per approfondire proprio gli aspetti legati al camminare.
Marco Aime, “Rubare l’erba”, Ponte alle Grazie, 2011, 12 euro
Marco Aime nel suo nuovo libro “Rubare l’erba” racconta la vita dei pastori conosciuti nella sua infanzia, quando passava le vacanze a Roaschia dai nonni e Roaschia a quel tempo era il posto dei pastori. Non è ortodosso, il coinvolgimento emotivo in uno studio antropologico, ma in questo caso il risultato è affascinante, a metà tra una ricerca e un racconto poetico.
Quando il giovane Marco era bambino e non voleva mangiare, i nonni gli dicevano “Dovresti andare un po’ con i pastori, vedi che impareresti!”. Perché la vita dei pastori era dura, sempre a viaggiare, dal paese scendevano nelle Langhe, nel Monferrato fino alla pianura dalle parti di Piacenza, per “rubare l’erba” di altri, sempre stranieri e sempre visti come invasori. E questi pastori sono uguali a tanti altri, i pastori abruzzesi in cammino verso la Puglia non erano molto diversi.
I pastori sono camminatori per forza. Perché le pecore non hanno erba tutto l’anno negli stessi posti, i pastori si devono spostare e lo sanno fare: “uno dei saperi del pastore, che tu non sai: conoscere la strada, trovarla sempre”.
Il vecchio Toni, che racconta la sua vita ad Aime, racconta i pastori come persone di cui gli stanziali (i contadini, gli “uvernenc”) sospettavano, dice “Noi pastori eravamo sempre dalla parte del torto, perché rubavamo l’erba”. Nelle sue parole c’è rassegnazione, la rassegnazione di chi sa di dover subire per forza qualche discriminazione, qualche insulto. I pastori si sentivano fratelli con gli zingari. Venivano chiamati i “gratta” dai contadini.
“Si cercava di passare nei posti non troppo affollati, di nascondersi un po’, sempre in colpa, sempre dalla parte del torto, lungo strade poco battute dove, magari, incontravi altri come te. Altri con le pecore, altri che venivano dalla montagna, altri che andavano”. Dal libro di Aime esce la nostalgia per i pastori erranti, erano brava gente che sopravviveva alla povertà senza aspettarsi altro dalla vita. Libro consigliato a tutti quelli che vogliono camminare sulle tracce dei pastori, nelle valli piemontesi, ma anche sui tratturi d’Abruzzo o nei supramonti sardi.
Luca Gianotti ha intervistato Marco Aime in esclusiva per voi, Aime ha parlato anche di turismo responsabile, di cui è esperto, leggete l’intervista qui.
Enrico Brizzi, “Gli psicoatleti”, Dalai Editore, 2011, 20 euro
Se Labbucci sostiene che i camminatori sperimentano dal vivo l’uguaglianza, perché in cammino scompaiono le distinzioni sociali ed economiche, di razza e di sesso, Enrico Brizzine “Gli psicoatleti” canta le gesta di una fantomatica Società Nazionale di Psicoatletica che sarebbe nata 150 anni fa, nel 1861, e grazie al camminare avrebbe attraversato le epoche della storia italiana schierandosi sempre con i valori positivi della società e del tempo, con Garibaldi, contro le guerre, contro gli stati nazionali ma anche contro la regionalizzazione, insomma Brizzi è chiaramente dalla parte dei camminatori, al punto da creare una mitologia a loro uso e consumo.
Dopo la lettura del suo ultimo romanzo, infatti, a chi non verrebbe voglia di creare davvero una Società di psicoatletica, visto che la storia è già scritta? Brizzi è uomo schivo e dalle amicizie selettive (la sua banda di amici, quarantenni in crisi tra superficialità e profondità, è protagonista del libro) e quindi difficilmente si imbarcherà in questo, ma secondo lo statuto della Società di psiocoatletica il ruolo di nuovo presidente (o gubernator) toccherebbe proprio a lui!
Nella Società c’è anche un mistero, l’Uomo Verde, uno dei fondatori, dedito a pratiche occulte, crea una scissione e fonda una società segreta, la Confraternita dell’Uomo Verde, dedita “alla pratica del viaggiare a piedi sino alla sfinimento al fine di creare dentro di sé l’auspicato “deserto interiore”.
Enrico Brizzi scrive bene. Ed è un bravo fotografo. Con le pupille e con le parole fotografa la realtà e la trasforma in romanzi. I suoi viaggi a piedi sono motivo d’ispirazione, e dal viaggio Italica 150, tutta l’Italia a piedi dall’Alto Adige alla Sicilia, nasce questo che è il suo romanzo più lungo perché è il cammino suo più importante.
Brizzi fotografa e poi ritocca, come chi usa Photoshop. Al punto che leggendo non si sa mai cosa sia ispirato alla realtà e cosa sia finzione. Fotografa, poi aggiunge un po’ di mistero, un po’ di avventura, un po’ di storie d’amore. E il gioco è fatto, il risultato è eccellente.
Con questo romanzo si sarà conclusa una trilogia di storie in cammino, dopo “Nessuno lo saprà e “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro” ? Non lo sappiamo, quello che è certo è che noi camminatori in queste storie ci ritroviamo, e che un altro merito di Brizzi è di aver avvicinato tante persone giovani al camminare, e non è un merito da poco.
Un piccolo vezzo personale, per concludere. È la seconda volta che Brizzi mi inserisce in un suo libro. Questa volta è un suo compagno di cammino a dire “ci rideranno tutti dietro!”. “Tutti chi?” “La scena! Luca Gianotti, il CAI, …” . “Luca Gianotti non lo conosci nemmeno…” . Questo ruolo del critico severo del mondo del camminare è molto divertente, mi ha subito portato alla mente il critico rompicoglioni per eccellenza, nelle parole di Guccini “un Bertoncelli, un prete, a sparare cazzate!”
Antonio Labbucci “Camminare, una rivoluzione”, Donzelli Editore, 2011, 15 euro
Qualcuno doveva prima o poi scriverlo un libro così. “Camminare, una rivoluzione”, ci ha pensato Antonio Labbucci. Che ha saputo cogliere lo spirito del tempo, lo Zeitgeist. Labbucci non è un camminatore di professione, e non è neanche un camminatore pubblico, non ha mai avuto rubriche alla radio in cui raccontarsi in cammino, che io sappia. La cosa più strana: è un politico.
Ma ha sensibilità, e ha colto il potere dirompente del camminare, e il libro cerca di dimostrare questa tesi “non c’è nulla di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare e di agire oggi dominante che il camminare”. Tesi forte, non trovate? Ma è da tanto che lo diciamo.
E Labbucci per dimostrare la tesi investiga tra i pensatori che si sono occupati di camminare, partendo da Chatwin e dalle sue riflessioni sul nomadismo, per arrivare a Benjamin e le sue riflessioni sul flaneur.
Interessante la riflessione su democrazia e uguaglianza, che in questo momento sono agli antipodi, perchè la democrazia è basata sulla disuguaglianza, e uguaglianza è il valore primo dei camminatori (e quindi democrazia e camminare non stanno insieme), riflessioni che partono da Rousseau, ecco un bel passo:
“Chi cammina fa sempre una doppia esperienza: della differenza e dell’uguaglianza, dell’individualità e della socialità, di se stessi e del mondo. Si cammina sempre dentro un contesto naturale e dentro un contesto sociale; e siccome i piedi fanno muovere il pensiero, è inevitabile domandare e domandarsi”.
Bravo Labbucci, ci voleva un libro così. Un libro che invita alla lotta per un mondo migliore, partendo dal camminare. Un libro che si conclude con l’appello “Camminatori di tutto il mondo, uniamoci!”.
Lanfranco Giorgi, “Escursionismo: ben-essere altrove”, La Caravella editrice, 2011, 13 euro
Libro molto interessante, questo di Lanfranco Giorgi, uscito per una piccola casa editrice e trovato un po’ per caso. Anche perché il titolo non gli rende merito (proprio bruttino!). Giorgi ama le citazioni e il suo libro ne è pieno. Ogni affermazione è supportata da citazioni, che in alcuni casi rendono la lettura un po’ discontinua.
Ma i pregi sono tanti. Lanfranco Giorgi è un accompagnatore volontario in associazioni di escursionismo, ed è persona colta e curiosa, e ha raccolto e ben amalgamato riflessioni molto interessanti sul camminare come strumento di benessere e di cura, gli aspetti psicologici del camminare, gli aspetti sociali, e le varie filosofie che parlano di camminare.
Il libro di Giorgi si conclude con la filosofia del camminare della Compagnia dei Cammini, scritta dal sottoscritto, e questo ci fa piacere. Sempre in conclusione Giorgi cita il libro di Domenico De Masi “Ozio creativo” dove si elencano i beni rari della società del futuro, i beni che saranno la vera ricchezza. De Masi cita il poeta Hans Magnus Enzensberger, secondo il quale sarà ricco in futuro chi possederà “il tempo, l’autonomia, lo spazio, la tranquillità, il silenzio, l’ambiente ecologicamente sano.” De Masi di suo aggiunge “la convivialità e la bellezza”. La conclusione di Giorgi, assolutamente condivisibile, è che noi camminatori siamo gli uomini del futuro, perché possediamo tutte queste cose, abbiamo tempo e non abbiamo fretta, siamo liberi e autonomi, abbiamo spazio e ambiente naturale sano in cui muoverci, il silenzio e la tranquillità sappiamo dove trovarla, ma anche la convivialità quando camminiamo in gruppo. E la bellezza è tutta intorno a noi, quando siamo nella natura. Ecco il manifesto del camminatore come uomo nuovo!
Per conoscere Lanfranco Giorgi l’ho intervistato per voi.
Carla De Bernardi “Tutte le strade portano ad Assisi”, Mursia, 2011, 17 euro
Carla De Bernardi esce in libreria con un secondo libro a breve distanza da “Contare i passi”, opera prima dedicata alla sua esperienza di pellegrina laica sul Cammino di Santiago. Il secondo libro ci racconta dei cammini sulle orme di San Francesco. E’ un diario di viaggio, ma è anche una guida per i pellegrini, e una raccolta di notizie storiche e memorie dei luoghi. Con un piccolo gruppo di amici Carla De Bernardi ha percorso il Cammino da Davadola in Romagna ad Assisi in 12 tappe e 300 chilometria piedi. Carla è persona attenta, e il suo libro può essere molto utile per un camminatore che voglia toccare i luoghi francescani. Perchè il diario è pieno di consigli pratici, arricchito da belle foto, da una breve storia del camminare iniziale, e da un’appendice con consigli pratici sull’attrezzatura di viaggio (scritta da Alberto Conte).
Tra i protagonisti del libro, i compagni di cammino di Carla, ci sono personaggi noti al mondo dei camminatori: Alberto Conte, guida della Compagnia dei Cammini e creatore del Movimentolento e Giovanni Balzaretti, attore pellegrino esperto della Via Francigena. Ma anche incontri con viandanti, preti ospitali, pizzaioli accoglienti coi pellegrini, e Angela Seracchioli, la creatrice del sentiero “di qui passò Francesco” all’arrivo.
«Ci sono due, anzi tre, Cammini di Assisi», spiega de Bernardi, «percorsi straordinari nel cuore del nostro Paese, della nostra cultura e della nostra natura. Il primo parte da Dovadola in Romagna e in 12 giorni arriva ad Assisi. Il secondo parte da La Verna, in Toscana, dove incrocia il primo, e arriva a Poggio Bustone nel Lazio. Lì si ferma, per ora. Da La Verna ad Assisi proseguono vicini e si incontrano quasi a ogni fine tappa. Il terzo parte da Citerna, in Umbria, e raggiunge Roma per una strada diversa ma contigua. I tre itinerari si snodano attraverso le tappe più significative nella vita di San Francesco».
Valentina Musmeci, “Dove pensano gli asini”, Curcu&Genovese, 2011
L’asino è tornato. Non sui sentieri, lì c’è sempre stato. E’ tornato nei cuori della gente. Questa bella riflessione è di Massimo Montanari,la cui prefazione al libro che vi presentiamo è intensa e carica di amore per i pazienti amici a quattro zampe. Il libro di Valentina Musmeci “Dove pensano gli asini” è il diario di viaggio di un trekking con gli asini nella catena dei Lagorai, diario di viaggio in parole e fotografie.
Ogni anno un gruppo di 16 amici parte per i Lagorai con una decina di asini, e questa avventura in completa autonomia diventa motivo di riflessione sul viaggiare a piedi, sugli asini come animali totemici, amici di viaggi, maestri di vita. La Musmeci ci fa conoscere le sue montagne e gli abitanti che hanno scelto di vivere lassù tutto l’anno, in malghe fuori dalla pazza folla. E’ un libretto che fa venir voglia a tutti i camminatori di provare questa esperienza, di camminare con gli amici dalle orecchie lunghe, Valentina Musmeci spiega le differenze e il valore speciale che un viaggio con gli asini ha rispetto a un viaggio a piedi solo con umani.
Angela Maria Seracchioli, “Con le ali ai piedi”, Terre di Mezzo, 2011
Paola Lugo, “101 camminate in montagna”, Mondadori, 2011
Vi voglio parlare di due libri scritti da donne, come spesso accade quando si tratta di camminare. Il primo è di Angela Seracchioli, che continua il suo lavoro spesso solitario di creare sentieri sulle orme di santi. Dopo il sentiero “Di qui passò Francesco”, che da La Verna conduceva a Poggio Bustone, ora la Seracchioli propone un cammino che da Poggio Bustone (vicino a Rieti) conduce a Monte Sant’Angelo in Gargano in 500 chilomentri e 25 tappe. Seguendo le suggestioni storiche, che sono la parte più interessante della guida. Il nuovo cammino parte dai luoghi francescani del rietino, e segue l’ideale percorso che questo santo fece nel suo pellegrinaggio verso la grotta di San Michele, uno dei luoghi in cui nel Medioevo un pellegrino doveva assolutamente recarsi in visita.
Lavoro interessante, ma da perfezionare: troppo asfalto, per ora, e molti di noi non gradiscono camminare su asfalto. Ma molti sentieri recenti nascono così: prima in gran parte su asfalto, poi pian piano si cercano le varianti su sentiero. Quindi ci auguriamo che la Seracchioli prosegua il suo lavoro per offrire questa bella idea di un unico sentiero francescano percorribile da tutti.
L’altro libro è scritto da Paola Lugo, pubblicato da Mondadori, si intitola “101 camminate in montagna”. A questo libro hanno collaborato anche alcune guide della Compagnia dei Cammini: Luca Gianotti ha scritto cinque itinerari, Nanni Di Falco tre, Luca Maria Nucci uno.
Il lavoro di Paola Lugo è stato da certosino, selezionare 101 passeggiate, ovviamente con criterio soggettivo, ma molti di questi itinerari li ha camminati lei in due anni di studio. Il risultato è buono, un libro ben fatto, con la prefazione di Mauro Corona che invita alla scoperta della “schiena contorta delle più belle montagne d’Italia”.
Se si vuole trovare un difettuccio a questo libro, è che 73 itinerari su 101 sono nelle Alpi. Un po’ squilibrato, ma un tempo la si pensava così, le camminate più belle erano alpine, mentre il Centro-Sud non era considerata terra di montagne o di natura selvaggia. Per molti di noi, cresciuti in questa logica, scoprire che spesso è vero il contrario ci ha cambiato l’idea del cammino!
Carla De Bernardi, “Contare i passi”, Mursia, 2010 Ecco un libro nuovo nel genere “diari di viaggio a Santiago”. Ne abbiamo già recensiti tanti. Ma ogni diario è diverso dall’altro, in ognuno si scopre un mondo, delle persone, dei racconti.
Quello di Carla de Bernardi è inusuale per la sua precisione, Carla di professione è fotografa, e ogni paragrafo sembra una fotografia. Carla è molto appassionata del cammino, e lo comunica in tutti i modi. Determinata, è l’unica del suo gruppetto che percorre tutto a piedi, mentre i suoi amici saltano tratti di tappe con i mezzi. Carla è così precisa che riporta numeri, dati, date, inserti culturali, e di molti piatti che mangia lungo il cammino persino la ricetta.
Uno dei momenti più divertenti è la loro salita a O’Cebreiro: spaventate dai racconti si vestono a cipolla per paura del freddo, ma fanno l’esatto contrario di quello che buon senso vorrebbe, partono dal basso vestiti “come Messner”, da alpinismo invernale, e poi man mano che salgono si spogliano, arrivando al passo in pantaloni corti e maglietta! La percezione del freddo era stata condizionata dalla pre-occupazione!
Il libro si conclude con consigli pratici, riferimenti a siti web, insomma il libro diventa utile per iniziare a pensare il vostro cammino. Carla De Bernardi ha continuato poi a coltivare la sua passione per il cammino di Santiago, è hospitalera volontaria e tiene corsi per neo-pellegrini alla casa del Movimento lento.
Massimo Conti, “Traversine”, Aras Edizioni, 2011 Partire da casa a piedi, studiando un percorso suggestivo e originale, scegliendo una meta a qualche giorno di cammino, un luogo sacro, una montagna, la casa di un amico, o … seguendo i binari di una ferrovia dismessa. E’ il valore del cammino viandante, nei luoghi poco turistici e meno conosciuti, i luoghi dimenticati, dove il camminare consente una conoscenza dei dettagli, dei particolari, delle persone senza nome. E’ quello che ha fatto Massimo Conti, che ha appunto scelto di percorrere il tratto di ferrovia che da Fano portava a Urbino, 50 chilometri da percorrere in due giorni, su traversine in parte marcite, con il passo irregolare a cui le traversine costringono. Conti è un buon osservatore, molto attento ai dettagli. Le ferrovie abbandonate sono un mondo a parte, dividono il territorio come fiumi, sulle sue sponde ci sono orti, piccole costruzioni abusive quali rimesse o casette di campagna, invece che osservare animali selvatici il nostro autore osserva i gatti, parla con le persone, insomma vive un viaggio, un viaggio vero e proprio anche se di solo 2 giorni, in un mondo sconosciuto. Questo è l’aspetto più interessante del libro, insegna che il viaggio, il cammino, lo si fa con grande soddisfazione anche nelle periferie urbane e nelle campagne minori. C’è tanto da imparare, da conoscere, c’è tanto per poter crescere interiormente. E si vive anche l’avventura, chi lo dice che non c’è avventura dietro casa? L’incontro con un capriolo, il passaggio su viadotti ormai pericolosi, o in gallerie quasi impraticabili, e l’imprevisto dell’arrivo dei carabinieri, chiamati da contadini troppo sospettosi.
Poi Massimo Conti è anche appassionato di treni, e racconta la sua cultura in materia. La ferrovia Metaurense è una storia nella storia, perchè ogni viaggio ha le sue storie.
Wu Ming 2 ”Il sentiero degli dei” , Ediciclo, 2010 Wu Ming 2, del collettivo anonimo bolognese Wu Ming, ha pubblicato un libro sul “sentiero degli dei”, il sentiero che collega Bologna a Firenze in 5 giorni di cammino. Wu Ming 2 scrive bene. E ama la natura. Il suo libro non è un semplice diario di viaggio, il protagonista è un personaggio fittizio, e la descrizione dei giorni di cammino si alterna a “notturni” che sono piccoli racconti. Ma si capisce che tutto quello che Girolamo, il protagonista, vive, lo ha camminato Wu Ming 2. Che sa osservare. E, nello stile tipico che ha reso celebre il collettivo, sa passare dall’osservazione all’approfondimento, per cui il libro è una fonte inesauribile per chi vuole camminare quei luoghi in modo consapevole.
Mentre Wu Ming e il suo protagonista camminano a passo lento verso Firenze, si snodano sotto terra le storie, dove l’uomo è protagonista spesso ai danni della natura, la storia della TAV, dell’Autosole, della Direttissima ai tempi di Mussolini, di una grande cava, ma anche le storie di cacciatori impuniti, di pale eoliche che uccidono il paesaggio.
Michele Serra su Repubblica ha scritto una recensione egregia del libro. “Il racconto di Wu Ming 2 – scrive Serra – ha un merito essenziale: il protagonista non è il camminatore, ma il percorso. Sono i suoni percepibili e quelli immaginati, le case, le recinzioni, i cartelli, sono le stratificazioni, i doni e le ferite che natura e uomo hanno impresso sul territorio… Contro la disattenzione di quel dio distratto che è il progresso, l’attenzione del camminatore, per il quale anche un acciottolato, un muro diroccato, una vite antica sono presenze che segnano il mondo, sono “luogo”.”
Chi scrive è partigiano perchè i Wu Ming sono tra i miei scrittori preferiti, ma questo libro non può mancare nella biblioteca di un camminatore, ed è perfetto esempio di come il camminare sia anche un atto sociale, politico, di denuncia, ma senza essere ideologico, nessuna parola di condanna, solo ascolto e osservazione.
“Il sentiero degli dei” è pubblicato dal piccolo ma vivace editore Ediciclo nella collana “A passo d’uomo” diretta da Enrico Brizzi e Marcello Fini, e contiene anche foto e descrizioni delle tappe per chi vuole percorrere da solo questo cammino.
Bernard Ollivier “Una strada per ricominciare”, Terre di Mezzo, 2010 E’ la biografia di Bernard Ollivier, famoso per aver camminato la Via della Seta, da Istambul alla Cina in 4000 chilometri, pubblicando alcuni libri che sono stati un successo internazionale. Ollivier racconta in questo libro di come si possa scoprirsi camminatori a sessant’anni, dopo essere andati in pensione. Che non è mai troppo tardi. E’ la storia di un uomo che a sessant’anni si trova improvvisamente senza lavoro, e arriva la depressione. Decide allora di partire da casa per Santiago di Compostela, 3 mesi di cammino e 2300 chilometri, con un obiettivo: non solo camminare, ma costruire, cammin facendo, un programma per la pensione. e il programma è diventato proprio il camminare stesso! Poi Ollivier ha anche fondato un’associazione, “Seuil”, che in collaborazione con i servizi di assistenza sociale fa scegliere a ragazzi sui quali pende la minaccia del carcere di scegliere in alternativa di partire per un lungo cammino a piedi (www.assoseuil.org). Ollivier invita a non arrendersi (“Chi non ha progetti è già morto”), a tutte le età possiamo costruire relazioni con esiti sorprendenti.
Enrico Brizzi-Marcello Fini “I diari della Via Francigena”, Ediciclo editore, 2010 Enrico Brizzi, insieme a Marcello Fini, pubblica “I diari della Via Francigena”, da Canterbury a Roma, cammino che Brizzi ha percorso nel 2006 e dal quale ha poi tratto il romanzo “Il Pellegrino dalle braccia d’inchiostro”. Questi sono stralci dei diari di Brizzi, con appunti di viaggio e annotazioni storiche. Segue una parte di fotografie, e infine una guida pratica da Canterbury a Roma, molto succinta per la verità, ma che può dare un’idea di quali parti del cammino di 72 giorni potrebbe fare al caso vostro. Il libro si conclude, inaspettatamente (non lo sapevo!) con una lettera aperta al sottoscritto Luca Gianotti, in cui Brizzi racconta di come il percorso della Francigena sia molto diverso, alternando tratti piacevoli a tratti su asfalto: “Dov’era ragionevole camminare, abbiamo camminato a cuor leggero. Dove l’orrore ci stringeva d’assedio abbiamo stretto i denti o cambiato strada. In nessun caso – era la regola – abbiamo preso un autobus”.
Conclude la sua lettera aperta: “Sono il primo a dire che, per far vivere di nuovo la Francigena, servono in molti tratti urgenti alternative pedonali, segnali, e una rete di ospitalità oggi in grado di supportare flussi minimi, ma snobbarla come “itinerario transeuropeo” perchè “troppo su asfalto” o peggio “troppo di moda”, mi sembra un errore. Una Via non domanda altro che essere percorsa, e un Sogno di essere sognato fino in fondo”.
E quindi, partiamo e sognamo!
Diego Marani, “Seguendo i propri passi”, Terre di Mezzo, 2010 La Via della Plata arriva a Santiago da Sud, era un’antica asse viaria romana, poi fu territorio di lotte tra cristiani e arabi, e sentiero camminato per secoli da pellegrini. Da una quindicina d’anni è stata di nuovo segnata con la freccia gialla che ha reso famoso (fin troppo, secondo l’autore) il Cammino francese. Diego Marani, già autore di libri sul camminare e sull’andare in bici, pubblica un diario del suo cammino, un mese a piedi tra marzo e aprile, quasi in solitudine, con incontri arricchenti e gesti di generosità verso i pellegrini quasi “inspiegabili”, nel senso che Marani rimane colpito da tanta generosità al punto da chiedersi se certe magie capitano perchè si è sul cammino. Lettura piacevole, fa nascere il desiderio di percorrere la Via della Plata, anche se l’autore si augura rimanga sempre così, un cammino ancora per pochi.
Pensieri viandanti, autori vari (a cura di Italo Testa)
vol. 1 “Antropologia ed estetica del camminare”, Diabasis, 2008, 8 euro;
vol. 2 “L’etica del camminare”, Diabasis, 2009, 10 euro;
vol. 3 “Poetiche del camminare”, Diabasis, 2010, 10 euro.
Vi segnaliamo tre libretti che raccolgono interventi di autori vari, dedicati alla filosofia del camminare. Sono le sintesi degli interventi al seminario di studi Pensieri Viandanti che si teneva ogni anno a Berceto, gli autori sono tanti, tra i brevi interventi si trovano anche piccole perle di riflessione, segnaliamo in particolare Erri De Luca, David Le Breton e Francesco Tomatis nel primo volume, di nuovo Erri De Luca, Giuliano Scabia e Marco Aime nel secondo volume. Il difetto principale della filosofia occidentale nelle sue riflessioni sul camminare è il dualismo tra camminare e pensare, quasi mai risolto, per cui il camminare o è semplice strumento per aiutare a pensare (dai peripatetici in poi), o è gesto estetico un po’ fine a sè stesso (i flaneur sono l’esempio), sicuramente una riflessione su questo sarà d’obbligo in futuro.
Tomas Espedal “Camminare. dappertutto (anche in città)”, Ponte alle Grazie, 2009 Scrittore che non riesce a scrivere, disperato, depresso, ha appena terminato una storia d’amore, e decide di mettersi in cammino. Inizia così il libro “Camminare” del norvegese Tomas Espedal, che per entrare nello spirito giusto si butta sulla letteratura classica di noi camminatori, partendo da Jean Jacques Rousseau. E cerca ispirazioni letterarie per i suoi cammini, andare a piedi alla baita di Heidegger, o alla casa natale di Rimbaud, o da Parigi a piedi fino alla casa di Erik Satie… La cosa che colpisce subito di questo libro è la conferma che il movimento dei nuovi camminatori, a cui ci sentiamo di appartenere da anni, è ormai mondiale, in ogni cultura si ritrova la stessa filosofia del camminare, le stesse letture e ispirazioni, insomma sembra davvero un bisogno non indotto ma spontaneo e necessario, quello di camminare per ritrovare se stessi.
All’inizio Espedal non sembra per niente convinto della sua idea: “Chi è stato per strada per qualche mese, sa che il viaggio a piedi è crudele e distruttivo. Non hai una casa. Dormi all’aperto. Sei un estraneo e susciti sospetti. Sei sporco e affamato, sei solo, cammini soltanto, piove e tira vento, dormi, se qualcuno è abbastanza caritatevole, in un fienile o una pensione; ciò che possiedi lo porti sulle spalle, le gambe ti fanno male, il corpo ti fa male, senti la mancanza di un letto e di una donna”.
Ma poi il cammino diventa redenzione. E Espedal entra nel ruolo, sente i vantaggi psico-fisici del cammino. Prima in Norvegia, poi nelle periferie di Parigi, poi in Grecia e infine in Turchia, sulla via Licia. Sempre più nel ruolo di camminatore vero, sempre più purificato.
Libro discontinuo… con un obiettivo difficile, solo in parte raggiunto: avvicinare un’attività contemplativa e sedentaria come la scrittura con il senso di libertà e leggerezza del trekking.
Bruna Scalamera, “Camminatori di Dio”, Liberodiscrivere, 2009
“A chi cammina non si muovono solo gli astratti pensieri nel cervello, ma si mettono in movimento carne e sangue, così le sapienze inconsce depositate negli organi possono mobilizzarsi, montare in alto e riaffiorare nella coscienza.” Così scriveva l’esperta di fiori di Bach Mechthild Scheffer qualche anno fa. E il libro di Bruna Scalamera ne è una prova. Bruna ha camminato fino a Santiago in quaranta giorni nel 2003, scrivendo un diario molto profondo, pieno di riflessioni intime ma anche condivisibili. Ha poi rivisto il diario e lo ha pubblicato nel 2009. Per i camminatori appassionati e per i pellegrini interessati ai sentimenti lungo il cammino è una bella lettura, anche se 425 pagine scritte fitte sono davvero un po’ tante.
Bruna ha preso consapevolezza del potere del camminare. A metà del suo viaggio ha un’esplosione emotiva, e con un commento inserito un anno più tardi dice di questo suo cambiamento in atto: “Di giorno in giorno ero interiormente sempre più aperta, ma ne ero consapevole solo fino ad un certo punto. In effetti attraverso il varco entravano ed uscivano sempre più cose. Entrava la Vita, nei suoi molteplici aspetti”.
Lei si è sentita subito “camminatrice di Dio”, è il diario di una credente, ma è il diario soprattutto di una donna profonda, capace di leggere dentro di sè e dentro le persone che incontrava lungo il cammino. Perchè, come dice lei, “il vero piacere risiede nel profondo”.
Piergiorgio Odifreddi – Sergio Valzania “La via lattea”, Longanesi, 2008 L’idea è buona: far camminare insieme, da Roncisvalle a Santiago de Compostela, un ateo impenitente e un cattolico “dubbioso”, facendoli discutere di massimi sistemi. L’ateo impenitente è il matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi, il cattolico, in realtà ben poco dubbioso, è il giornalista Sergio Valzania, direttore di RadioRai che già da anni coordina le trasmissioni di RadioTre di pellegrinaggi radiofonici.
I due camminano e accendono diverbi intellettuali, schermaglie tra scienza e fede, dialoghi di stampo illuministico, su etica, filosofia, religione e arte.
Qualche volta i dialoghi sono interessanti, arricchiti dal fatto che il camminare aiuta i pensieri a sciogliersi. Qualche volta sono un po’ esercizi di stile, dissertazioni da intellettuali, mancano del pensiero “in moto” e fanno pensare a discussioni fatte a tavolino, forse la sera dopo cena.
In un tratto del percorso partecipa anche lo storico medievalista Franco Cardini, e allora il discorso si fa meno duello e più informativo. Poi ritorna in campo la discussione tra Odifreddi e Valzania, e la conclusione è piacevole, con ognuno dei due che riconosce all’altro “l’onore delle armi”.
Ecco un assaggio:
ODIFREDDI: “Quanto alle scarpe, prima di partire mi sono ricordato di due famosi versi dello Pseudo Ecclesiaste, che dicono: “C’è una scarpa per ogni terreno, c’è un passo per ogni cammino”. Quindi mi sono adeguato, e ho portato 5 o 6 paia di scarpe. Purtroppo non me le posso trasciare sempre tutte sul groppone, perchè sarebbero troppo pesanti: ogni giorno ne scelgo quindi un paio, nel senso che ne scelgo due paia. Dal punto di vista matematico la cosa è un po’ complicata, ma spero si capisca: ogni giorno scelgo due paia di paia di scarpe, cioè 4 scarpe singole appaiate due a due, e un paio lo metto ai piedi, mentre l’altro paio lo metto nello zaino. E’ chiaro che mi illudo, a credere che siano le scarpe e non le gambe a fare il camminatore…
Naturalmente tutto questo è legato alla spiritualità. E’ noto infatti che i cammini e le marce ingenerano nel corpo la produzione di endorfine, con conseguenti modificazioni chimiche nel cervello, che a loro volta vengono interpretate come esperienze spirituali da chi ha una mente di un certo tipo. In particolare, ci sarebbe più spiritualità se ci fossero più salite, ma purtroppo il Cammino di Santiago è spesso in pianura, e a volte addirittuara in discesa.
Il corollario è che, se uno è alla ricerca della spiritualità, più che qui farebbe bene ad andare a scalare qualche grande montagna!”
Manuel Lugli “Alpinisti sottaceto”, Versante Sud, 2008
“Manuel è il compagno di viaggio che uno vorrebbe accanto. Assorbe i malumori degli alpinisti, se li carica e poi chissà dove li disperde. Non lo vedi ingrugnato neanche nel più intricato garbuglio nepalese”, così scrive Erri De Luca nella prefazione del libro di Manuel Lugli “Alpinisti sottaceto” (Versante Sud, 2008, 13 euro). Il libro è una collezione di 67 ritratti di alpinisti famosi e meno famosi, sono pillole, cartoline, ritratti gentili, che Manuel Lugli, alpinista e organizzatore di viaggi, ha costruito in questi anni di spedizioni in Himalaya e altrove. Ironia e leggerezza.
Continua Erri De Luca: “Manuel ama il largo e ha messo sotto i piedi un mappamondo di strade. Si innamora di geografia come un ragazzo. Ha un’altra specialità: è curioso della gente, delle persone, interroga poi sta zitto e ascolta…
Manuel ha deciso di svuotare il pacco dell’esperienza. Siccome non è un chiaccherone ha trovato la misura di poco superiore alla cartolina.”
Tra i ritratti, accanto a Messner, De Stefani e Diemberger, anche quelli di 2 guide a noi ben note: Claudio Ansaloni e Luca Gianotti.
Gary Snyder, “Ritorno al fuoco”, Coniglio Editore, 2008 Quando esce in Italia un libro di Gary Snyder si deve celebrare l’evento in modo appropriato. Intanto dobbiamo ringraziare Chiara D’Ottavi, che ne è la curatrice e la traduttrice, così come del libro precedente: è la sua passione che in questo momento ci consente di leggere gli scritti del famoso poeta capostipite dell’ecologia profonda e cantore della wilderness.
Poi si deve accogliere il libro con l’attenzione che merita: toccarlo, rigirarlo tra le mani, soppesarlo, sfogliarlo, avvicinarsi con cura. Le letture di Snyder sono complesse, su diversi piani, hanno diverse angolazioni. Ha tante cose da insegnarci questo selvatico uomo barbuto che vive nei boschi della Sierra Nevada californiana.
Il libro ha un bel titolo, “Ritorno al fuoco”, “Back to the fire”, che mi ricorda subito un altro maestro della wilderness, Jack London, e il suo famoso imperdibile racconto “To build a fire”. Apparentemente non centrano l’uno con l’altro, apparentemente. Il libro di Snyder non è un racconto, sono pensieri, articoli, prefazioni a libri di altri. Apparentemente disorganico, apparentemente. La vita di Snyder è apparentemente disorganica, artista della beat generation insieme a Kerouac e Allen Ginsberg negli anni ’60, poi boscaiolo, poi monaco zen, poi mentore dell’ecologia profonda, poi poeta vincitore del Pulizer, 4 mogli, tutto apparentemente disordinato, ma in realtà così armonico.
Nel suo libro ci parla di tante cose, a voi che ho incuriosito scoprirle. Io preferisco riportare una citazione, qui di seguito, bella carica di politica e di consapevolezza interiore, da sola questa citazione è in grado di presentare il libro:
“Molti dei nostri leader sostengono che la strada su cui siamo ora è quella giusta e che nessuno può fare meglio: politica, come al solito. E’ sempre lo stesso vecchio messaggio scientista, affarista e burocratico che snocciola la sua striminzita retorica di dati e di amministrazione. Oppure, ancora, quando si parla di “sostenibilità”, l’obiettivo è un limitato modello di ingegneria ecologica che possa garantire a una specifica risorsa di durare un po’ più a lungo (come l’erba, le acque o gli alberi), ma che purtroppo manca di quella visione che arrivi a comprendere la salute dell’intero pianeta. A fare la differenza sarebbe invece una posizione etica che riconosca il valore intrinseco della natura non umana e che coinvolga gli esseri umani in scelte morali e pratiche nei confronti del mondo naturale.
“Considerate l’intero Creato come una goccia di rugiada, una bolla, una nuvola, un lampo”. così si conclude il Sutra del diamante , ricordandoci l’irriducibile impermanenza del mondo. La sostenibilità non può essere qualcosa di permanente. Un commento ironico potrebbe essere: “La sostenibilità è impossibile fisicamente, ma è un gran bel sentimento”. La ricerca della permanenza ci ha sempre portato fuori strada, sia che si tratti di castelli di pietra, di Grandi Muraglie, di Piramidi e Tombe dei Re (…) Dobbiamo vivere nel cambiamento, come un uccello vive sulle ali, e così facendo permettere anche a tutti gli altri esseri di vivere. Non la permanenza, ma il “vivere in armonia con la Via”.
Paolo Caucci-Paolo Asolan “Cammini in Europa”, Terre di Mezzo, 2009Un libro-intervista a Paolo Caucci von Saucken, professore universitario specializzato sul pellegrinaggio compostellano e francigeno, fondatore del Centro studi compostellani e rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella. Intervistato dal sacerdote esperto di Santiago Paolo Asolan. Ogni capitolo parla di un cammino, si parte ovviamente da Santiago di Compostela, si parla poi della Francigena, della via per le Puglie e della via verso Gerusalemme, Caucci racconta in modo semplice, in questo dialogo con Asolan, la storia dei pellegrinaggi antichi e moderni, fino alla sua esperienza personale, di camminatore, hospitalero e studioso. Per camminatori colti, o semplicemente curiosi della storia dei cammini.
Bill Bryson “Una passeggiata nei boschi” Guanda, 2000 Divertente ed istruttivo, racconta di come l’autore e un improbabile amico, entrambi alle prime armi con il trekking, decidano di percorrere i 3.000 km a piedi dell’Appalachian Trail negli Stati Uniti. Chiaramente l’impresa non verrà portata a termine. Divertenti i ritratti dei camminatori incontrati lungo il percorso.
Andrea Bocconi, “Di buon passo”, Guanda, 2007 Per primo fu Bill Bryson, che nel suo libro “Una passeggiata nei boschi” (Guanda, 2000) descrisse come uno scrittore senza esperienza alcuna potesse decidere di camminare i 3400 kmdell’Appalachian Trail. Libro molto divertente, con questi due escursionisti inesperti a cui capita di tutto… poi fu Enrico Brizzi, che nel suo “Nessuno lo saprà” (Mondadori, 2005) racconta del suo viaggio a piedi dall’Argentario al Conero, anche lui e i suoi amici poco esperti e quindi divertenti tutti gli imprevisti a cui vanno incontro… poi fu l’idea di Radio Tre di far camminare personaggi famosi lungo il cammino di Santiago e sulla Frangigena… ed è scoppiata la moda! Le case editrici pubblicano racconti di viaggi a piedi e pellegrinaggi, meglio ancora se di persone senza esperienza alcuna. Prima i libri di avventura erano quelli scritti dai super specialisti, dai superuomini, dagli Alpinisti con la A maiuscola. Ma erano letti solo da una nicchia di avventurosi. Ora “tira” il viaggio a piedi raccontato da chi è alla prima esperienza. Le persone ci si ritrovano, probabilmente, si identificano con le disavventure, e queste avventure alla portata di tutti fanno sognare più della scalata all’Everest.
Tutto questo per introdurre un libro che è in questo filone, pubblicato da una casa editrice prestigiosa, in cui un non-scrittore (uno psicoterapeuta) e non-camminatore (alle prime armi), decide di camminare 20 giorni in Toscana, va in un negozio di materiali da trekking, compra tutto il necessario, e parte. Bocconi è persona gentile e sensibile, quindi sa cogliere lungo il cammino gli aspetti delicati e profondi dell’incontro con l’altro, che fatto a piedi ha un valore particolare. Uno su tutti: l’incontro con suor Chiara del Cerbaiolo, che molti camminatori conoscono. E l’idea di valorizzare non l’esotico ma il vicino a casa è sempre bella. Infine alcune riflessioni sul cammino e sul pellegrinaggio (Bocconi cammina seguendo suggestioni francescane) sono piacevoli. Quindi il libro è lettura piacevole, anche se non aggiunge poi molto alla letteratura sul camminare. Ma un invito a chi ambisce scrivere sul camminare e alle case editrici: vi preghiamo, da adesso in poi, di cambiare, servono nuovi stili, nuovi argomenti, per tenere il genere in vita!
Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro, “A piedi”, Chiarelettere, ottobre 2007 Nella recensione precedente parlavo del genere letterario “viaggi a piedi raccontati da inesperti”, genere che parte da lontano e che ora è di moda. Il libro di cui parlo oggi è uno degli ultimi del filone. Claudio Sabelli Fioretti è giornalista spiritoso e impegnato, fu direttore di Cuore, per intenderci. E questa estate ha organizzato un viaggio a piedi da Masetti, frazione di Lavarone a Cura, frazione di Vetralla, due luoghi a lui legati (in uno ci vive, nell’altro ci nacque), ma di ben poco interesse per tutti gli altri. Insieme a un compagno della sua razza, Giorgio Lauro, altro giornalista (Caterpiller, Catersport) ha unito i due punti con una retta, e hanno camminato per più di un mese passando per l’Italia più qualunque. Non è stata una camminata spirituale, né filosofica, sebbene i due si siano preparati leggendo la letteratura di moda sul camminare: Le Breton, Duccio Demetrio, Enrico Brizzi. Le premesse non sono confortanti: il viaggio è organizzato perché, come dicono loro, “in giugno non avevamo un cazzo da fare”. E poi è stato organizzato per farne un evento mediatico: dirette con Radio2 e Radio3, blog, sms e telefonate durante il cammino, i due sembravano due mostri tecnologici: satellitare, tre telefonini sempre squillanti, computer per scrivere il blog, telecamera per registrare ogni giorno, macchina fotografica, mp3, insomma non viaggiavano leggeri. E non erano mai soli, continuamente si univano a loro in cammino persone che leggevano di loro su internet o che li ascoltavano alla radio.
Le premesse non erano per niente buone, ma invece Sabelli Fioretti ha scritto un libro simpatico e utile. Utile perché fa ridere, e questo è prezioso. Utile perché fa anche riflettere su tanti temi, per esempio quando vuol distinguere tra chi fa trekking per vedere bei paesaggi e loro, che non rifuggono anche l’asfalto, le periferie, le statali, anzi, di questo è fatto il loro viaggio.
Quindi durante la lettura mi ricredo dopo poche pagine, e dico “bravi”. Perché anche se si parla molto di vesciche, di cibo in eccesso, di loro amici, in un vortice di autoreferenzialità, il libro contiene alcune perle interessanti.
Potete anche dare un’occhiata al loro blog: http://www.apiedi.blogspot.com/
Sabelli Fioretti e Lauro saranno ospiti anche al festival Passoparola a Berceto (PR), il giorno 13 giugno alle ore 20.30, per essere precisi. Motivo in più per venire.
Ultima raccomandazione: se volete partire anche voi, non seguite il loro esempio, un errore dietro l’altro!
Yvon Chouinard “Let my people go surfing” Vivalda, 2009 Chi lo dice che gli imprenditori siano tutte persone impettite in giacca e cravatta, tesi solo a fare più soldi possibili a scapito di tutto e tutti? Un esempio diverso è dato da Yvon Chouinard. Tutti gli alpinisti e gli escursionisti esperti conoscono Patagonia come l’azienda che produce il meglio dell’abbigliamento per la montagna. Pochi conoscono Chouinard, il suo proprietario. Ed era difficile immaginare che Chouinard abbia avuto così tanto successo rispettando importanti regole etiche, Chouinard, che da squattrinato fricchettone appassionato di alpinismo, surf e avventura, negli anni ‘60 comincia a costruirsi i suoi attrezzi con l’obiettivo di fare le cose “per bene”, e pian piano arriva a Patagonia, un’azienda che ha una forte filosofia etica, prodotti di qualità costruiti per durare il più possibile, tra le prime aziende al mondo ad avere un asilo nido interno all’azienda già negli anni ’70, Patagonia che devolve l’1% delle vendite alle associazioni ambientaliste, Patagonia che ha come filosofia per i lavoratori “Let my people go surfing”, cioè “Lasciate che i lavoratori vadano a fare surf” o alpinismo, o a badare i figli malati, quando c’è l’occasione o è importante, quindi flessibilità massima di orari, responsabilizzazione… per non parlare delle recenti svolte di Patagonia, che ha deciso di essere più sostenibile rispetto all’inquinamento climatico cambiando il sistema organizzativo interno, e facendo produrre i prodotti là dove si vendono, per abbattere i trasporti, controtendenza con tutte le altre industrie, che producono dove la manodopera costa meno per trasportare i prodotti finiti dove ci sono i soldi per comprarli.
Questo libro, l’autobiografia di Chouinard, racconta questa bella storia e questa filosofia del lavoro, ed è molto consigliato a tutti quelli che vogliono trasformare la propria passione in attività, a chi vuole costruirsi il proprio lavoro, a chi è imprenditore, ai giovani a cui può insegnare tanto. Libro che negli Stati Uniti è stato un vero successo. Qualche volta il sogno americano è veramente un sogno, per noi rigidi e verbosi italiani capaci di analizzare ma incapaci di volare!
Paola Lugo “Montagne ribelli” Mondadori, 2009 “Montagne ribelli” è un bel libro scritto da Paola Lugo e pubblicato negli Oscar Mondadori. Parte da una premessa importante: della resistenza e delle lotte partigiane ci siamo dimenticati, è una storia rimossa, si parla di quei fatti con noia e imbarazzo, segno che gli italiani non l’hanno ancora metabolizzata, perchè è stata una guerra civile, e dunque imbarazzante. Il libro ci propone di ricordare, di allargare la memoria, percorrendo 12 itinerari, 12 escursioni sulle tracce dei partigiani, ma non partendo da episodi storici, partendo piuttosto dai romanzi che narrano la resistenza, i classici di Fenoglio, Calvino, Meneghello, Rigoni Stern nelle Langhe, in Liguria, nelle dolomiti bellunesi e sull’altopiano di Asiago; ma anche libri dimenticati come “I giorni veri” di Giovanna Zangrandi, eroina e partigiana ma anche scrittrice; o libri recenti come la storia di Ettore Castiglioni in Val d’Aosta, o il romanzo di Guccini nell’Appennino tosco-emiliano, per finire in Versilia, sulle tracce di McBride e del miracolo di Sant’Anna di Stazzema, luogo del famoso eccidio. Ogni escursione ha la sua dettagliata scheda descrittiva, una premessa che collega la passeggiata ai fatti partigiani, e una bella collezione di foto d’archivio, foto che rendono il libro ancora più prezioso.
“Siamo i ribelli della montagna, viviam di stenti e di patimenti” era la canzone partigiana, le montagne ribelli sono un invito alla resistenza, di ieri e di oggi, senza cadere nella retorica ma con spirito critico.
Stefano Ardito “La Via dei Lupi”, Iter 2009
Stefano Ardito, giornalista e fotografo tra i più esperti di escursionismo in Italia, ha studiato un nuovo percorso a piedi chiamato “La Via dei Lupi”, 12 giorni di cammino, circa 120 km, dalla periferia di Roma (Tivoli o Poggio Moiano) al cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo (Pescasseroli e San Donato Val Cimino), passando per altre 4 importanti riserve naturali (Monte Catillo, Monti Lucretili, Monti Simbruini, Zompo Lo Schioppo). A cavallo tra Lazio e Abruzzo, dunque. Il libro che descrive il percorso è dettagliato, le cartine sono su base IGM 1:100.000, ci sono box di approfondimento sugli aspetti naturalistici, storici, e i punti d’appoggio per dormire lungo il percorso. La Via dei Lupi infatti è possibile percorrerla dormendo sempre in alberghi o b&b, non necessita di tenda o bivacchi.
C’è anche un sito internet curato dalla Regione Lazio, con i tracciati per il gps e i profili altimetrici: www.viadeilupi.eu
Luciano Callegari – Federico Lepore “A Santiago lungo il Cammino del Nord”, Terre di Mezzo Terre di Mezzo continua a pubblicare itinerari lungo i cammini spirituali. La novità di oggi è la guida al cammino verso Santiago di Compostela da Nord. E’ la prima guida in italiano del percorso che parte da Irun, sulla costa atlantica al confine con la Francia, e percorre tutto il tratto costiero del nord della Spagna per 847 chilometri. Passando dai Paesi Baschi, dalla Cantabria, dalle Asturie, per arrivare in Galizia e infine a Santiago. Percorrerlo tutto richiede almeno 49 giorni. E’ un percorso decisamente meno frequentato del classico “Cammino francese”, anche se è ben organizzato, e partendo con questa guida dettagliata, completa di descrizioni, mappe, informazioni pratiche e tracciato GPS, si può affrontare il cammino. Per chi ha già percorso il “camino frances”, per chi vuole evitare gli affollamenti di quel percorso, per chi vuole camminare in piena estate evitando il caldo dell’altro percorso, per chi è attratto dala suggestione di un cammino di fianco all’oceano.
Gianni Biondillo-Michele Monina, “Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città” , Guanda 2010 “Tangenziali” è il libro di due scrittori, uno architetto esperto di Milano (Biondillo), l’altro critico musicale (Monina) che decidono seduti al bar di fare il giro delle tangenziali di Milano a piedi, come due pellegrini, due viandanti, due penitenti. Biondillo è il camminatore più consapevole, ama camminare nelle città, e da architetto ha l’occhio di osservatore privilegiato. Monina ha il compito di dissacrare, è quello in dissintonia con l’impresa, anche se l’ha proposta lui.
Il percorso a piedi non viene compiuto in un’unica viaggio, ma in 10 giornate di cammino di circa 10 km l’una, con rientro a casa ogni volta (con mezzi pubblici). Milano non ha un’unica tangenziale, ne ha tre. Ma si può comunque fare il periplo della città, camminando ovviamente non sulla tangenziale stessa, ma sulle strade limitrofe, per scoprire un mondo diverso, un tempo era tutta campagna, ora sono vecchi borghi agricoli, ma anche carceri, cimiteri, fabbriche dismesse, vicino alle torri splendenti di Mediaset.
Ogni giorno di cammino è un capitolo, diviso in due parti, quello che vede Monina e quello che vede Biondillo (più qualche foto per la verità stampata male). Camminare per conoscere le periferie da vicino.
Enrico Brizzi-Massimo Fini “La Via di Gerusalemme”, Ediciclo Editore, giugno 2009 Enrico Brizzi ormai vive di camminare. Dopo i due romanzi, ambientati lungo i suoi cammini dall’Argentario al Conero e la Via Francigena, ecco il libro sul suo pellegrinaggio dello scorso anno, da Roma a Gerusalemme. E mentre vi scriviamo il nostro caro Enrico è in cammino lungo la Linea Gotica…
Il libro “La Via di Gerusalemme” è composto da 4 parti: una parte in cui Enrico Brizzi racconta, con il suo linguaggio ricco e affasciante, il viaggio compiuto con alcuni amici per due mesi, gli incontri, le disavventure, le emozioni. C’è poi una parte di schede storiche, interessanti e utili. Dopo la parte di fotografie, il libro si conclude con una vera e propria guida al percorso, una descrizione tecnica delle 28 tappe italiane (da Roma a Brindisi, passando dal Regio Tratturo in Abruzzo e Molise, poi l’Irpinia, le Murge…) e delle 8 tappe in Terrasanta. Per chi volesse farsi pellegrino.
Una citazione: “Qualcuno ci aveva detto che camminare in Israele sarebbe stato pericoloso; altri avevano ammonito che il nostro viaggio sarebbe stato interpretato come un gesto politico: di che segno, però, non era dato sapere. La realtà è che Uri non sembra così diverso dai beach boys romagnoli, sardi o salentini, nè dai giovani arabi che abbiamo visto tuffarsi in mare dalle mura di Acri. In spiaggia, dove non c’è posto per le divise, ci assomigliamo tutti, almeno più che altrove, e l’idea di dover scegliere come nemico qualcuno che appare così simile a te suona ancora più assurda.”
Paolo Giulietti “A piedi a Gerusalemme”, Terre di Mezzo
E’ il titolo di una guida di Terre di Mezzo in cui si propone un cammino di 350 chilometri in Terra Santa, da Acri, porto in cui approdavano in passato pellegrini e cavalieri, fino a Gerusalemme. Da Acri si arriva a Nazaret, al Monte Tabor, al monte delle Beatitudini (sul lago Tiberiade), per poi proseguire in direzione Sud, paralleli al fiume Giordano, entrando nei territori occupati fino a Gerico e infine a Gerusalemme. Fino a qui sono 11 giorni di cammino, ma si può arrivare fino a Giaffa-Tel Aviv camminando per altri 4 giorni verso il Mar Mediterraneo. Le tappe sono mediamente lunghe (dai 16 ai 30 km al giorno), come si addice a un camminare pellegrino, e qualche volta si sovrappongono all’Israel National Trail. La guida è completa, e consente di partire senza indugi, perchè ci sono mappe dettagliate, descrizioni accurate, tutte le informazioni pratiche (tra cui l’inevitabile capitolo sulla sicurezza personale), tante informazioni culturali e rimandi biblici, notizie sul problema dell’approvvigionamento d’acqua. L’autore è don Paolo Giulietti, esperto di pellegrinaggi composteliani e francigeni.
Andrea Bocconi – Claudio Visentin “In viaggio con l’asino”, Guanda, 2009 Andrea Bocconi è uno scrittore e psicoterapeuta di cui in passato abbiamo già segnalato il libro “Di buon passo” in cui raccontava le sue peripezie di camminatore inesperto. Claudio Visentin è professore universitario e giornalista di turismo. Martina e Pietro sono i loro figli. Nino ed Eva sono due asinelli, due degli asini che vivono al Casale Le Crete. L’ambiente è quello dell’Abruzzo, l’occasione è quella di un viaggio a piedi di questi 6 personaggi in cerca di…
Il diario di viaggio di Andrea Bocconi è molto divertente, coglie con sagacia e leggerezza alcuni spunti del viaggiare, piccoli drammi, incontri strambi, dialoghi, anche chi vi sta scrivendo è sbeffeggiato ben bene… d’altra parte gli asinelli sono i miei!
Ma non è certo per vanteria per essere citato che affermo che il libro, in uscita in questi giorni, merita di essere letto. Ma piuttosto perché nel filone ormai sempre più di moda dei racconti di viaggio di camminatori improbabili, questo libro si colloca proprio bene. E sugli scaffali prende posto vicino al divertentissimo Bryson di “Una passeggiata nei boschi”. Per umorismo ma non solo. Claudio Visentin nella seconda parte del libro fa un interessante escursus storico sugli asini, sul viaggiare con loro, sulle regole per diventare asinai in poche ore, e sul confronto tra la loro esperienza e quella compiuta 130 anni fa da Robert Luis Stevenson nelle Cevennes in compagnia dell’asina Modestine.
Hape Kerkeling “Vado a fare due passi”, Corbaccio Altro libro del filone “camminatori improbabili”, secondo il mio modesto parere meno riuscito, è quello del comico più famoso di Germania, Hape Kerkeling, che percorre il cammino di Santiago partendo anche lui senza bene sapere perché.
Un pellegrinaggio anomalo, ben poco spirituale, l’umorismo tedesco probabilmente è diverso dal nostro, per cui sono più interessanti ai nostri occhi alcune riflessioni serie dell’autore. Che sicuramente è un personaggio. Lo dimostra il fatto che da quando in Germania è uscito questo libro sul Cammino i tedeschi sono aumentati di molto, e qualcuno si lamenta che non tutti sono proprio in spirito con il Cammino, ma più per vivere avventure improbabili anche loro…
Riccardo Carnovalini – Roberta Ferraris “Sardegna a piedi”, Terre di Mezzo Ancora Terre di Mezzo pubblica, nella collana Percorsi (www.percorsiditerre.it), “Sardegna a piedi” di Riccardo Carnovalini e Roberta Ferraris. Mentre il libro precedente propone un camminare pellegrino, questo libro propone un camminare attento al paesaggio e agli abusi su di esso. Riccardo e Roberta avevano infatti percorso l’intero periplo delle coste sarde in 80 giorni, segnalando e denunciando lo stato di degrado ma anche verificando che il 70% delle cose sarde è ancora integro, sebbene le speculazioni siano il grosso rischio a cui queste coste sono esposte.
Il libro propone 10 escursioni, alcune sono escursioni di un giorno, altre sono dei veri e propri mini-trekking di 4 giorni. Caprera, Golfo di Orosei, Iglesiente, golfo di Oristano, Capo Caccia, Golfo dell’Asinara, le coste sarde più belle vengono proposte con descrizioni, carte, informazioni pratiche e naturalistiche e qualche pagina del diario di Riccardo e Roberta, per far riflettere, mentre si cammina.
Christopher Somerville “Lo scalino d’Oro”, EDT, 2009 Christopher Somerville è un giornalista di viaggi. Dieci anni fa la moglie, in occasione del suo 50esimo compleanno gli volle fare un regalo speciale: “un viaggio di due mesi, solo per te. Penserò io alla casa, ai figli, alle bollette. Ma a una condizione: non deve essere lavoro, quindi non pensare di scriverci articoli, di fare interviste. Solo tu in viaggio”. Niente telefonino o altro supporto elettronico: solo un compasso e un bastone da trekking. E Somerville decise di attraversare Creta da Est a Ovest, da solo. Il libro “Lo scalino d’oro” lo ha pubblicato adesso, dopo molti anni, perché un diario l’aveva tenuto. Ed è un bel libro, scritto molto bene, di piacevole lettura. Racconta soprattutto gli incontri, la gente di Creta, gente ospitale e speciale. 450 km a piedi, dal mare fino alle montagne innevate, e poi le pianure, le gole, i villaggi, dormendo in locande sporche o accoglienti affittacamere, oppure ospite ben accolto. E l’arrivo al mare dalla parte opposta, al monastero dello Scalino d’oro. Sono gli stessi luoghi dove accompagno 2 viaggi all’anno e dove ho organizzato il CamminaCreta, anche se il mio viaggio è stato più in montagna passando sulle cime più alte.
Jack London “Preparare un fuoco”, editore Mattioli1885 Arriva il freddo, quale miglior modo per affrontarlo che leggere al calduccio lo scrittore del Grande Nord, Jack London? C’è una riscoperta di London in questo periodo, con la pubblicazione di tanti testi interessanti.
Possiamo cominciare per esempio con un piccolo libro che contiene due versioni dello stesso racconto, “To build a fire”, in italiano “Preparare un fuoco”. La nuova edizione è a cura e tradotta da Davide Sapienza, amico di molti di noi (editore Mattioli1885, 9 euro).
E’ una storia che fa riflettere, a noi che amiamo camminare e camminare d’inverno. Un uomo che cammina nell’area del fiume Yukon, deve percorrere48 chilometri nella neve e improvvisamente si trova attanagliato da un freddo eccessivo (-50°) e deve salvarsi dal congelamento. Le due versioni del racconto (una del 1902 e una del 1910) hanno sviluppo e conclusioni diverse, e proprio questo confronto tra le due versioni ci fa riflettere sul rapporto tra il camminatore e la natura, sulla nostra sicurezza e sulla nostra precarietà, piccoli uomini di fronte a una natura più grande di noi, che crediamo di poter controllare. Come dice Adams nella postfazione, Jack London ci vuole mettere in guardia per non adagiarci sull’idea della superiorità umana. Questo libro è educativo, un monito contro l’eccesso di entusiasmo che spesso coglie gli alpinisti…
Jack London “Cacciatore di anime”, Mattioli 1885 Davide Sapienza ha curato e tradotto un bellissimo racconto di Jack London, si intitola “The Red One”, in italiano “Il Rosso”. Lo trovate all’interno di un piccolo libro edito da Mattioli 1885, titolo “Cacciatore di anime”. Jack London, morto a soli 41 anni, negli ultimi mesi della sua vita scopre l’opera dello psicanalista Carl Gustav Jung. E i suoi racconti diventano vere perle, “The Red One” è da leggere perchè c’è tanto da riflettere in quelle poche pagine, sul rapporto tra Sè ed Ego, tra scienza e spiritualità, tra uomo e natura. Un plauso all’amico Davide che ci regala queste gioie (vi ricordo anche l’altro libretto per la stessa collana, sempre di Jack London, sempre imperdibile: “Preparare un fuoco”).