Paolo Ciampi, Per le Foreste Sacre - Un buddista nei luoghi di San Romualdo e San Francesco, Edizioni dei Cammini, 2017L’ideale di un diario di viaggio? Far venir voglia di fare quel viaggio, di ripetere le orme dell’autore, di seguire le sue tracce. Conoscevo il Cammino delle Foreste Sacre in Casentino, ma non ne avevo mai sentito il richiamo. Ora, dopo aver letto Per le Foreste Sacre. Un buddista nei luoghi di San Romualdo e San Francesco la voglia mi è venuta, e questo rende merito all’autore Paolo Ciampi. Che è scrittore navigato, ha pubblicato tanti libri di generi diversi, e anche tanti resoconti di viaggio, prima in bicicletta, ora da qualche tempo anche a piedi.
Da poco è uscito per Ediciclo Tre uomini a piedi, resoconto del suo cammino lungo la Via degli Dei, la Bologna – Firenze a passo lento. Ora ecco questo nuovo diario, un racconto più intimo, perché parte del cammino Ciampi lo percorre da solo, e anche quando i suoi amici lo raggiungono, cammina spesso in solitudine, immerso nei suoi pensieri e nel suo sentire, per cercare di carpire il sacro dei luoghi. Sacro che trova soprattutto negli alberi, le foreste appunto. Da letterato, Ciampi sente il richiamo del botanico, invidia il rapporto poetico che con gli alberi ha Tiziano Fratus, autore che entrambi stimiamo.
Ciampi mentre cammina medita sulle parole, sull’etimologia di eremita, asceta, anacoreta, sacro (ciò che separa, ciò che unisce). La sacralità buddista e la sacralità cristiana diventano un tutt’uno.

Itai doshin: diversi corpi, stessa mente. Così come dev’essere, per il buddismo. Non lo stesso corpo, ma nemmeno una mente diversa. Piuttosto ognuno a modo suo, eppure con lo stesso obiettivo. Ognuno con il suo passo e il suo respiro, su per questo stesso sentiero. Muscoli e polmoni che lavorano insieme. E di parole, davvero, non c’è più bisogno”.

Anche se di parole Ciampi vive, e a ogni passo le parole dentro di lui diventano parole che velocemente finiscono sulla carta. Creatività in cammino, cammino che diventa creatività.
Ciampi è anche nostalgico, spesso rimpiange “le buone vecchie cose di una volta”, e lo fa sempre con un tono leggero e divertente (come quando fa l’encomio della cabina telefonica).
In questo libro Paolo Ciampi ha messo dentro tutto se stesso, con sincerità, il cammino si fa autobiografia, l’uomo si svela, e lo fa in cammino.

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