Riccardo Finelli - Il cammino dell’acqua - Sperling&Kupfer 2017Riccardo Finelli, giornalista e scrittore modenese, ha cominciato raccontare i suoi cammini nel 2012, quando pubblicò “Coi binari fra le nuvole” (Neo), il suo cammino lungo la ferrovia dismessa che collega Sulmona a Carpinone, la Transiberiana d’Italia. L’anno scorso invece ci ha raccontato il suo Cammino di Santiago in “Destinazione Santiago”. (Sperling&Kupfer).

Pochi mesi fa è uscito invece “Il cammino dell’acqua”, il racconto di quando Finelli camminò da Milano a Roma seguendo non la Francigena o altri cammini, ma un percorso personale, da lui studiato, seguendo i corsi dei fiumi, in un viaggio a piedi di circa ottocentocinquanta chilometri. Dal Naviglio al Ticino, poi il Po, e dove si aggancia il Trebbia, via verso l’appennino lungo questo fiume. Poi l’Aveto, il Penna, il Taro, il Verde, il Magra, il Lucido, il Serchio, l’Arno, l’Elsa fino a Siena, l’Arbia, l’Orcia e il Paglia, fino alla confluenza di questo con il Tevere. E gli ultimi chilometri in barca per entrare a Roma dall’acqua.
I fiumi sono dimenticati, abbandonati, spesso torturati e violati, ma sono un mondo da scoprire. E Finelli vive belle scoperte, incontra sul suo cammino persone e storie da raccontare.
E il fatto che abbia inventato un cammino originale, in luoghi dove veder passare un camminatore era una sorpresa, gli ha consentito di vivere una esperienza senz’altro più ricca che non quella di camminare su un percorso in cui le persone del luogo si sono assuefatte ai viandanti.
La sua conclusione è interessante: “mi sono convinto che non viaggiamo per raggiungere qualcuno o qualcosa, ma per soddisfare una pulsione primaria scolpita nei meandri del nostro DNA, come fosse il bisogno di bere o respirare. E ho cominciato a considerare gli abituali sogni a occhi aperti davanti a un atlante non solo come una mia personale fissazione, ma la naturale attitudine del pronipote di una stirpe quadrupede.”

Essere nomadi per bisogno ancestrale, e diritto inalienabile a essere nomadi. (LG)

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