Davide Sapienza – Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione – Bolis edizioni 2019Davide Sapienza, scrittore amico della Compagnia dei Cammini (collabora con noi da anni), ha appena pubblicato “Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”, una collezione di scritti per riflettere sulla geografia come atto poetico “emozionale”, partendo dalla definizione “scrittura della terra”. La geografia è una filosofia, in fondo ci si interroga sul “dove siamo”, sul “da dove veniamo e dove andiamo”.
Una frase importante sui cui riflettere, poco dopo aver iniziato la lettura del libro di Sapienza è: “l’ecologia è prima di tutto un fatto spirituale, poi intellettuale e infine pratico”. Sono d’accordo!
I padri del pensiero di Sapienza sono Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson, Walt Whitman, Jack London, fino a Barry Lopez, e questo bel libro si pone nella loro scia.
Una questione importante è riflettere su come la geografia stia uscendo dalla cultura, ed è un fatto grave. La geografia è stata tolta dalle materie scolastiche della scuola pubblica dai decreti dei politici degli ultimi anni. Errore gravissimo, a cui si deve riparare. Storia e geografia, memoria e poesia dei luoghi. È da questo che dobbiamo ripartire. Perché la non conoscenza della geografia, e del nostro territorio, la mancanza del legame emozionale con la terra, porta inevitabilmente al disinteresse, al consumo e alla cementificazione del suolo, togliendo alla madre Terra il rispetto e la poesia che dovremmo attribuirle.

Dopo il testo iniziale, che pone le basi teoriche della geopoetica, seguono altri 8 scritti, come se fossero brani di un album musicale, tracce diverse, che parlano di argomenti diversi (la valle dell’Occhio, i cairn o ometti di pietra, che sono anche il logo della Compagnia dei Cammini, il Nordland norvegese, il ragazzo selvaggio dell’Aveyron, il cantante Neil Young, il pittore Giovanni Segantini…) ma lo stile è unico, un mix di musiche e armonie in una lunga camminata sul come la geografia sia una forma alta di poetica della Terra.
Apprezzo il libro, e l’evoluzione del lavoro di Davide, che considera questo un suo “testamento”. Da questo “album” la sua scrittura potrà rinascere e ripartire verso nuovi orizzonti, ampi e luminosi.

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