Quando iniziai a camminare, non a camminare accompagnato per mano dalla mamma ma a camminare per dei veri e propri viaggi a piedi, avevo 20 anni. E il mio primo viaggio a piedi fu la Grand Randonnée in Corsica. In compagnia di Nicoletta, la mia ragazza di allora.

Era un “dovere” per i giovani avventurosi europei. Chi voleva misurarsi, chi voleva dimostrare a se stesso e agli altri, faceva la GR20. Ma di informazioni ce n’erano veramente poche a quel tempo. Carte e libretto si trovavano solo a Bastia. In che direzione percorrere la GR 20? Nord-Sud o Sud-Nord? Era un querelle patriottica: gli italiani partivano da sud, perché era nell’animo italiano partire dal verde per andare verso le grandi cime. I francesi partivano da nord. Hanno vinto i francesi. Ora partono tutti da nord. E ci sono pericoli? Si parla di sentieri esposti, di ferrate, saremo all’altezza? Ma a chi poter chiedere? Pare che uno, dalle nostre parti (Modena) l’avesse percorsa l’anno prima. Era Filippo, un edicolante-insegnante di Formigine, poi è diventato famoso alpinista (Filippo Sala)… insomma, intimoriti, andiamo a trovarlo, e ci rincuora, ci tranquillizza, andate, ragazzi, andate. Da sud. E partiamo, da Sud, la prima notte è in mezzo alla nebbia. I rifugi della GR20 erano ancora dei bivacchi, senza gestore, tutt’al più un custode senza un vivero che fosse uno, tutto in spalla, bè, non vi racconto le peripezie, le avventure, i piccoli drammi, non è questo il soggetto di cui voglio parlare, ma alla fine arrivammo a Vizzavona.

Sempre in compagnia di Nicoletta ci misurammo l’anno dopo con un trekking ancora più selvaggio: il Pollino! C’era solo un libretto, si favoleggiava di quella montagna mitica, così selvaggia, pari alla Val Grande… la Val Grande la conoscevo, ci andavo a fare il giovane esploratore per brevi trekking di 2-3 giorni… E in Pollino fu vera avventura.

Questo era come mi sono avvicinato io al camminare 25 anni fa, ed era il modo di molti. Trekking impegnativi, selvaggi, in tenda… pochi anni dopo la GR20 in Corsica registrava numeri che adesso sembrano poco credibili: 30.000 camminatori all’anno…

Altri andavano in Nepal: partivano per un viaggio zaino in spalla, da viaggiatori leggeri come si era a quel tempo, mezzi pubblici, sacco a pelo, e lì, a Kathmandu, c’erano delle agenzie che ti proponevano il trekking. Molti non sapevano neanche cosa fosse, e per la prima volta camminavano.

In quegli anni (dal 1980) usciva anche una rivista che per la mia generazione fu molto importante: Airone. Non è la rivista di oggi, era un’altra rivista. 300.000 lettori, record assoluto per un mensile. E si leggeva dalla prima all’ultima riga. Dal comportamento dell’alce al sesso dei fiori alla Sardegna a piedi. E spesso ci siamo messi in moto dietro a questi articoli, che avevano la mappa e una descrizione sommaria del percorso… certe volte molto sommaria, ci si perdeva, ma si imparava a perdersi!

Ci scriveva già Stefano Ardito, dovevi essere giovane allora, caro Stefano… Ardito ha contribuito a diffondere il camminare in Italia, con i suoi articoli su Airone, ma anche con i suoi libri (la collana “L’Italia a piedi” della Iter Edizioni festeggia proprio quest’anno i 25 anni…).

Un altro trekking importante per l’epoca era la Grande Escursione Appenninica (GEA), 25 giorni di cammino, lanciata nel 1985 da Bietolini e Bracci, libro per la Tamari di Bologna con cartografia allegata, percorso ben segnato, e un grosso lavoro per creare i posti tappa, scuole di montagna in disuso trasformate in rifugi, gestite da cooperative locali, quasi tutto si è perso, ma all’epoca sul crinale tosco-emiliano si incontravano tanti tedeschi e francesi a camminare sulla GEA… e anche gli italiani, sì, oggi sembra impossibile, molti italiani camminavano sulla GEA!

Intanto Riccardo Carnovalini contribuiva pure lui a diffondere il camminare, percorrendo le Alpi a piedi, poi gli Appennini, poi le coste col Camminamare, dirette radio-televisive, grossi sponsor, articoli, libri, questo personaggio che camminava per 6 mesi consecutivi ogni anno era l’invidia di tanti giovani, che, mentre partivano per un trekking, favoleggiavano: se lui riesce a farsi pagare solo per camminare, perché non possiamo farlo anche noi?

Ardito, Carnovalini, Bietolini, Corbellini e altri si trovarono a un convegno a Fiesole (c’ero anch’io, confesso, ma ero giovane e intimidito…) e lanciarono il Sentiero Italia. Bel progetto, ambizioso: unire tutto lo stivale, isole comprese, con un sentiero unico, che utilizzasse i sentieri già esistenti, ma con un suo marchio (S.I.). Carnovalini e Corbellini lo percorsero tutto, in una camminata evento, patrocinata dal CAI, CamminaItalia.

… qui mi sono distratto… nel 1993 sono diventato guida, nel 1994 è nata Boscaglia… cosa è successo di preciso non so, forse ero dentro le cose, troppo dentro per capire dov’è stato il cambiamento, e quando è stato, ma tutto in un colpo, bum! La Grande Escursione Appenninica è caduta in disuso, il Sentiero Italia è sopravvissuto grazie al lavoro di volontariato del CAI, ma chi lo ricorda più?, la GR20 in Corsica ha perso appeal e non è più di moda, cosa era successo?

E’ arrivato il Cammino di Santiago di Compostela. All’inizio è arrivato dal basso, pian piano, pochi camminatori italiani hanno cominciato a parlarne e a percorrerlo, lo ricordo bene. Poi sempre di più. E qualche anno dopo sono arrivati i media, le dirette di Radio Tre, i libri. E tutti partirono per il Cammino di Santiago…

Se un giovane 25 anni fa si misurava con se stesso soprattutto per quanto riguarda la sua resistenza fisica, la sua capacità di avventura, la sua capacità di adattamento nella natura, il suo perdersi per ritrovarsi, e quindi per far questo sceglieva come terreni di gioco la Corsica, la GEA e altri percorsi simili, oggi un giovane inizia a camminare da Santiago, per misurarsi con un rito collettivo, con la sua interiorità e la sua spiritualità, seguendo le frecce gialle e l’asfalto, senza perdersi, camminando anche 30 km al giorno, un rito collettivo perché è fatto di incontri quotidiani, di timbri sul passaporto del pellegrino, dell’entrata nella cattedrale di Santiago. E il camminare oggi, dopo aver ritirato la Compostela, prosegue sugli altri cammini spirituali: le altre vie che vanno a Santiago, le Vie Francigene, il Cammino di Francesco. Ne stanno nascendo tanti. Tante nuove associazioni si dedicano alla creazione di questi cammini spirituali.

In entrambi i casi il giovane (o meno giovane) che inizia a camminare è nello spirito del tempo.

Allora ci si confrontava utilizzando il parametro della GR20 (“Hai fatto la GR20? Anch’io!”), oggi usando il parametro dei Cammini. I Cammini si condividono, si raccontano nei blog, si creano eventi, si ripercorrono (“Ho fatto 10 volte il Cammino!”, “Quest’anno parto di nuovo per il Cammino”).

Lo spirito del tempo e il camminare. Questo è il nodo. Lo spirito del tempo è cambiato, in questi 25 anni. Un quarto di secolo… Che dire? Analisi sociologiche non le posso fare, come avete capito sono troppo dentro la storia per fare un’analisi. Giudizi? Men che meno. Ognuno tragga la sua conclusione, da questo breve racconto di vita.

Io, cammino ancora sulla GR20 in Corsica, ogni anno, in un mio rito personale che si ripete anno dopo anno, agosto dopo agosto, da 20 anni. Ogni anno un viaggio diverso. Con un gruppo diverso. Su montagne, seppur vicine, diverse. Come posso quindi criticare chi ripete sette-otto volte il Cammino?

A ognuno i suoi riti. Sarebbe bello, e questa è una proposta rivolta a tutti, che ci si mettesse una volta nei panni dell’altro: mi piacerebbe che i pellegrini, i camminatori di Santiago, della Francigena, di San Francesco, provassero a camminare in Corsica, in Pollino, nella wilderness. Mi piacerebbe che gli amanti della wilderness provassero una volta a camminare sull’asfalto di molti cammini. Per poi ritrovarsi tutti, uniti da uno spirito comune, quello che unisce tutti i camminatori.

Il cammino è la pace. La pace a ogni passo.