Sono così contento dei miei scarponi che voglio cantarne un elogio.
I miei scarponi mi hanno fatto attraversare in agosto la Corsica, e tutti sanno quanto siano difficili e spezzagambe i sentieri della Corsica.
Non sono scarponi nuovi, e neanche vecchi. Sono guida professionista, cammino tanto, per lavoro e per passione, i miei scarponi non diventano mai vecchi, legami affettivi da appendere al muro. Muoiono prima.
Questi erano quasi morti, ma li ho riportati alla ditta che li aveva costruiti, per vedere se si poteva fare qualcosa per loro. Perché mi ero trovato proprio bene, e sebbene la suola ormai fosse piatta, l’interno era ancora in buone condizioni. E in fabbrica hanno fatto il miracolo: hanno cambiato la suola in vibram, hanno cambiato i lacci e lucidato la pelle, quando li ho visti non credevo ai miei occhi, sembravano nuovi, anche se li ho riconosciuti, erano sempre loro, con quell’aria familiare che le cose nuove non hanno.
Io preferisco gli scarponi in pelle. Non quelli degli alpini, pesanti e duri, ma le varianti high tech di oggi. Pelle leggerissima, morbidi fin dal primo giorno, non serve il rodaggio. Così come amo le calze in lana merinos, non la lana che pizzicava di quando ero bambino, ma questa lana morbida e leggera, neozelandese, combinata con elastene. Il piede sta davvero bene, con lana e pelle, traspira, respira, ringrazia.
I miei scarponi erano pronti per la Corsica, morbidi e rodati come se avessi avuto un maggiordomo solo per me. Con la suola nuova, che ha rivelato un grip eccezionale. I sassi della Corsica o sono lastre di granito grandi e lisce, dove è facile e bello camminare, o sono sassi instabili dove il piede tende a inciampare, e ci si trova col culo a terra.
Con i miei scarponi mi sentivo sicuro come mai. A cinquant’anni sono appesantito, ma sicuro dei miei passi come non ero quando avevo trent’anni. Grazie all’esperienza e grazie ai miei scarponi.

Scrive  Paolo Rumiz: “Le strade hanno una voce, sono sicuro, le scarpe sono fatte per sentirla. Io batto con il piede terraferma, “endeca, endeca”, e subito sento il magico polmone della terra che detta alla mia mente versi pieni. Oggi son convinto di una cosa: non è con il taccuino o con le mani ma con i piedi che credo si scriva. Avere scarpe buone è ciò che conta per imparare la buona scrittura. Guardate un uomo che vien da lontano in un sentiero in mezzo alle colline. Se ha un passo regolare, è garantito che anche il suo narrare sarà buono e il sacco suo ben carico di storie.
Viva le scarpe, dunque, impolverate; le scarpe di mia nonna e di mio padre e quelle mie, perché mi hanno dettato la scrittura.”

Con i miei scarponi ero pronto a narrare il mio cammino:

I miei scarponi sollevano profumi
di elicriso e di  erba barona:
sto camminando in Corsica.

 Luca Gianotti

2012