Vorrei che tutto il mondo camminasse. Vorrei che sempre più persone scoprissero la lentezza. Vorrei un mondo più a misura dei camminatori (e dei ciclisti). Vorrei città per pedoni e con piste ciclabili.

Vorrei sentieri ben segnati e cammini accessibili a tutti.

Vorrei che i valori che ispirano il camminare aiutassero a salvaguardare il paesaggio, incentivare economie alternative, sobrietà, lentezza e solidarietà.

Vorrei che questo paese lacerato e scoraggiato si unisse anche grazie ai cammini civili, di chi tenta di ricucire l’Italia a passo lento.

Ma soprattutto vorrei camminatori consapevoli.

Vorrei camminatori che non usino solo le gambe, gli occhi e la bocca. Chiacchierare-fotografare-guardare non dovrebbero essere le sole azioni di chi cammina.

Vorrei camminatori consapevoli del valore assoluto che il camminare ha, come gesto di cambiamento individuale e collettivo. Vorrei camminatori in grado di essere consapevoli che il cammino fa bene, e – badate bene – non parlo solo di calorie perse e ipertensione rimandata.

Vorrei si parlasse di armonia, pace e gioia.

Vorrei si partisse da noi, dalla nostra interiorità, dal nostro essere profondo.

Non si cambia il mondo se prima non cambiamo dentro.

Vorrei si parlasse di valori che nascono in cammino: l’empatia, la compassione, l’amore, il distinguere il necessario dal superfluo. Del rallentare come gesto controcorrente per un mondo più a misura d uomo. Più etico e solidale. Dove queste parole non siano solo slogan vuoti.

I filosofi antichi e moderni, da Nietzsche a Rousseau, da Kierkegard a Thoreau lo sapevano bene. I migliori pensieri, i pensieri più liberi e profondi, nascono in cammino. Solvitur ambulando, dicevano i latini. E noi un problema da risolvere ce l’abbiamo.

Abbiamo una società sconquassata e dilaniata, valori da ricostruire. Abbiamo bisogno di nuove idee, di nuovi movimenti, di nuovi poli di aggregazione. E allora proviamoci, a seguire le indicazioni degli antichi: mettiamoci in cammino, facciamo fluire al cervello pensieri ben ossigenati grazie al gesto di appoggiare i nostri piedi sulla terra, passo dopo passo, in armonia.

Vorrei che milioni di camminatori si mettessero in marcia per cambiare il mondo. Chi cammina in consapevolezza difficilmente é guerrafondaio. Chi cammina è portatore di pace. Noi camminatori possiamo essere avanguardia di un mondo nuovo. Anzi i camminatori possono essere quell’Uomo Nuovo di cui avremmo tanto bisogno. Ma lo possiamo essere solo se abbandoniamo dogmi, schematismi e preconcetti. Lo possiamo essere solo se proviamo a vivere in presenza mentale, consapevoli che siamo corpo e spirito.

Uniamoci quindi e diamo vita a un movimento di pace. Facendo nostro il motto caro ad Alexander Langer: più lenti, più profondi, più dolci

Luca Gianotti (articolo scritto per l’iniziativa del Festival della Viandanza 2013 di lanciare un Manifesto della lentezza)

 

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