» Sommario delle recensioni

Paolo Ciampi – “Tre uomini a piedi”, Ediciclo 2017

Paolo Ciampi, Tre uomini a piedi, Ediciclo 2017Paolo Ciampi lo conoscete? È innanzitutto persona gentile e sorridente, l’ho conosciuto di persona pochi giorni fa a Verona e si nota al primo sguardo la sua attenzione al prossimo. L’altra cosa che subito ho notato è il suo spirito fiorentino, è di Firenze e si vede. Ha tante passioni, soprattutto quella dei libri. Legge tantissimo, e scrive anche tanto. Ha pubblicato più di 20 libri e spazia da un libro sul matematico toscano Fibonacci a libri che raccontano i suoi viaggi. È infatti anche un grande viaggiatore, ha cominciato a raccontar di viaggi in bicicletta, ma da qualche anno ha indossato gli scarponi e quindi ha pubblicato libri sul cammino lungo il Vallo di Adriano, da costa a costa tra Inghilterra e Scozia, poi questo sulla Via degli Dei, e infine ha pubblicato proprio in questi giorni il diario del cammino lungo le Foreste Sacre in Casentino. Da quello che ho imparato di lui, non potrebbe star senza scrivere, per lui viaggiare e raccontare il viaggio sono una cosa indivisibile.

Ma veniamo al libro che ho appena letto. Come dicevo, Paolo Ciampi è fiorentino e vive a fondo la sua città, fin da ragazzo ha una compagnia di amici che frequenta al bar dove si ritrova per una birra, tante chiacchiere e tanti progetti. Spesso abortiti, fatti solo per parlare, come spesso succede in questi luoghi, soprattutto se a Firenze. Ma quella volta Ciampi faceva sul serio. Lui e i suoi amici compivano 50 anni e dovevano celebrare in qualche modo il passaggio. E successe anche una disgrazia a due suoi conoscenti lontani, che dette la spinta finale a passare dal cazzeggio al cammino. Solo i due amici più cari si unirono al progetto, e dopo aver vagliato mille ipotesi, ecco che i tre uomini, che si sentivano come i tre uomini di Jerome K. Jerome, scelsero la Via degli Dei, a piedi da Bologna alla loro amata Firenze, anzi, non genericamente a Firenze, ma alla birreria che è il loro covo, arrivarci a piedi con gli zaini sulle spalle, accolti da eroi dagli amici, questo è quello che si immaginavano…

Racconto piacevole, che alterna la leggerezza alla profondità. Ciampi ama la storia e la memoria, e la nostalgia delle piccole cose perdute. Mettete tutto questo insieme, frullate con pizzichi di umorismo e di citazioni da libri che Ciampi ama, ed ecco il diario di un cammino che si ispira a Jerome K. Jerome, ma anche a Thoreau, e riflette sui passaggi della vita di un uomo, che si sente nel mezzo del cammin della sua vita, a cinquant’anni ma anche negli anni a venire.

Fabrizio Ardito – “I cammini di Santiago”, Touring Club 2016

Fabrizio Ardito, I cammini di Santiago, Touring Club 2016Il Touring Club ritorna ai suoi classici libri strenna, e lo fa adeguandosi al turismo di oggi, che sempre più è quello dei cammini. Fabrizio Ardito è giornalista, scrittore, fotografo e da anni approfondisce e percorre i cammini di pellegrinaggio.

Questo libro descrive i quattro percorsi verso Santiago più frequentati: la Via Francese, la Via della Plata, il Cammino Portoghese e il Cammino dei Nord. Come dice Ardito nella premessa, non è una guida, non è un diario, è un racconto. Un racconto in buona parte per immagini, belle fotografie dei quattro cammini che Ardito ha percorso, coprendo circa 2300 km totali. E camminando Ardito ha fotografato pellegrini, opere d’arte, paesaggi, feste popolari, per far rivivere le emozioni a chi quei quattro cammini li ha percorsi, o per invogliare chi vorrebbe percorrerli.

Simona Baldanzi – “Maldifiume. Acqua passi e gente d’Arno”, Ediciclo 2016

Simona Baldanzi, Maldifiume - Acqua passi e gente d’Arno, Ediciclo 2016Camminare un fiume dalla sorgente alla foce. Un gesto poco praticato, perché i fiumi spesso sono luoghi dimenticati, acqua di nessuno. Ma i fiumi hanno davvero tanto da raccontare, e camminare le loro sponde a passo lento consente di raccogliere tante di quelle storie. Il camminare i fiumi induce al racconto, come e forse più di altri generi di cammini. Ognuno sceglie il fiume da percorrere spinto da forti legami affettivi. Simona Baldanzi, che è una giovane scrittrice di talento, ha da sempre un forte legame con l’Arno, è nata a Firenze e vive in Mugello, la sua vita era legata a questo fiume, le è stato naturale decidere di camminarlo e raccontarlo.

Simona Baldanzi ha percorso i 241 chilometri dalla sorgente sul Monte Falterona alla foce a Marina di Pisa in 9 giorni, ma era già stata sul fiume per tanti sopralluoghi, molta bella gente la conosceva già. Il racconto del cammino con Maldifiume lascia il posto al racconto delle persone, vera anima delle sponde del fiume Toscano. Per cui anche se l’Arno non vi appartiene come legame, la lettura si fa di pagina in pagina più avvincente.

Ci sono antecedenti interessanti: il maestro di tutti i narratori di fiumi è Claudio Magris, il suo Danubio, anche se non scritto camminando, è stato di ispirazione per molti, io stesso ho percorso il Danubio in bicicletta seguendo il suo racconto; Paolo Morelli, giornalista e scrittore romano, percorse il fiume abruzzese Sangro e ne raccontò nel libro Racconto del fiume Sangro. Di recente ho avuto notizie di un libro in uscita sul Piave. Sono solo pochi esempi che mi vengono a mente, immagino ce ne saranno altri. L’invito è di percorrere i fiumi che amate, inventando il proprio cammino, non serve molto, il cammino è già lì, sponda destra sponda sinistra. E anche le storie sono già lì, l’arte sta nello scovarle, ascoltarle e poi raccontarle.

Perché luoghi marginali come i fiumi oggi sono i luoghi dove si nascondono i resistenti, quelli che vivono ai margini appunto, quelli a cui va stretta la vita frenetica e superficiale del territorio urbanizzato.

Ascoltate l’intervista che ho fatto a Simona Baldanzi per Radio Francigena.

Il libro inaugura una nuova collana di Ediciclo, La biblioteca del viandante, diretta da Luigi Nacci, collega e amico nella Compagnia dei Cammini. Libri per sognatori diurni li definisce Nacci. Auguri per questo nuovo progetto!

Giuliano Mari – “A piedi con Ziobuio fino a Istanbul”, Edizioni dei Cammini 2016

Giuliano Mari, A piedi con Ziobuio fino a Istanbul, Edizioni dei Cammini 2016Giuliano Mari è conosciuto come Ziobuio, perché ha due passioni, camminare e la claunterapia. Nel 2011 aveva pubblicato il diario Camminando sulla Via Francigena, ama camminare in solitaria, e il suo nuovo cammino è stato percorrere la Via Egnazia da Durazzo a Istanbul, 1156 km in 36 giorni, attraversando Albania, Macedonia, Grecia e Turchia.

Ziobuio ama l’incontro con le persone, da ognuna raccoglie emozioni e piccoli gesti. Il cammino per lui è soprattutto questo, e siccome è dotato di un buon spirito (è claun!) sa dipingere le persone e le situazioni con poche pennellate, cogliendo spesso il lato umoristico della vita.

Scrive:

“Una volta mi sono chiesto: “Perché i bambini imparano a camminare prima di parlare?”. Allora la risposta non la trovai, adesso, dopo tanti cammini, ce l’ho: “I bambini imparano a camminare prima di parlare perché altrimenti non avrebbero nulla da raccontare”.

È quello che fa lui, cammina e racconta.

E gli incontri portano storie educative. In un bar del villaggio di Sapes, vicino al confine tra Grecia e Turchia, si siede a bere con due uomini musulmani, entrambi con il nome Hamet, ai quali si aggiunge poco dopo il pope, con barba lunga, robusto, tonaca nera, si chiama Christos. Nasce subito tra loro una vicinanza che è già amicizia. Uno dei due Hamet riflette che a quel tavolo ci sono due musulmani, un pope ortodosso e un italiano cattolico. E sono sereni e bevono in sintonia tra loro. Altro che conflitti di religione. Si può vivere insieme in pace anche se ognuno percorre la sua strada, dice. Se le persone si parlassero invece che delegare ai politici, non ci sarebbero guerre, conclude Ziobuio.

La Via Egnazia, però, è un cammino che ancora non esiste. Ziobuio ha camminato quasi sempre su asfalto, seguendo l’antico tracciato che ora è inglobato nella viabilità automobilistica. Con tutti gli stress e i pericoli che questo comporta. Quindi non è un cammino molto consigliabile in questo momento, anche se la speranza che diventi un cammino come Santiago o Via Francigena c’è. Anche perché era la vecchia via verso Gerusalemme, e può tornare ad esserlo. Ziobuio è un precursore…

Se volete ascoltare l’intervista che gli ho fatto per Radio Francigena, ecco il link alla trasmissione.

Riccardo Finelli – “Destinazione Santiago”, Sperling & Kupfer 2016

Riccardo Finelli, Destinazione Santiago, Sperling e Kupfer 2016Conosco Riccardo Finelli perché ho apprezzato il suo libro Coi binari fra le nuvole in cui racconta della sua camminata lungo la ferrovia dismessa Sulmona-Carpinone che collegava l’Abruzzo con il Molise passando sulla Majella. L’ho poi incontrato personalmente in un dibattito pubblico, è persona di ingegno, non per niente la sua scrittura spazia su temi diversi, dal giornalismo al reportage.

Nel suo nuovo libro Destinazione Santiago Finelli racconta del suo cammino a Santiago, lui stesso sapeva che non era una cosa molto originale, e quindi che la scommessa era alta. “Un altro libro di testimonianza del proprio cammino di Santiago?” avranno pensato in molti… Quindi Finelli sapeva che doveva smarcarsi dalla retorica, da luoghi comuni, anche a rischio di essere dissacrante.

Il suo libro è piacevole, ed è profondo e sincero. Il suo racconto è di chi si osserva, si vuol guardare dentro, e osserva gli altri pellegrini incontrati per caso, chi sono e cosa li spinge sul cammino? Spesso sono storie tristi, malattie, morti, separazioni. Anche Finelli ha un amico morto da poco, Mattia, con il quale dialoga per tutto il libro. Chiedendosi perché, quali sono i voleri di Dio. Finelli cerca la fede, in questo cammino. Sembra quasi trovarla, ma forse tornato a casa ritrova la sua solita vita, fatta di pochissimo tempo per sé, di un lavoro che lo fa correre, di una famiglia di cui si prende cura e che lo assorbe totalmente.

In copertina l’editore ha aggiunto la frase lancio “Come ritrovare se stessi sul cammino”. Ha ritrovato se stesso Riccardo Finelli?

In qualche modo si, anche senza trovare una fede profonda. E continuando a vivere nelle contraddizioni di cui noi uomini siamo intrisi, perché è bello saper convivere con le proprie contraddizioni. Un esempio: lungo il cammino Finelli parla con una donna della compostela, l’attestato finale da ritirare a Santiago, e disprezza il gesto, dice che lui non ha bisogno di ritirarla, non ci tiene. Poi, arrivato a Santiago, cambia idea, e fa di tutto per portarsi a casa quel foglio di carta, facendo riaprire l’ufficio che era chiuso.

Però il pregio del libro di Finelli è che non contiene tutta quella retorica di cui ormai si alimenta il Cammino di Santiago, anzi spesso ne svela le contraddizioni. Ecco un esempio, dal finale del libro:

“Un incontro sul Cammino spesso è un fuoco di paglia: la condivisione di uno stato d’animo o di un’angoscia che dura il tiro di una sigaretta sotto il cielo stellato delle Mesetas, di un sorso d’acqua all’ombra di un pioppo, o un pugno di chilometri macinati allo stesso passo. Un momento di confidenza intensissima e commovente, che spesso si dissolve senza un perché, ne momento in cui cambi passo o riprendi la marcia. Tanto che la stessa persona, rincontrata due ore dopo, ritorna a essere poco meno di un’estranea con la quale ci si scambiano sguardi al limite dell’imbarazzo”.

Anche questo è il Cammino di Santiago.

Albano Marcarini – “La Francigena per principianti”, Ediciclo 2016

Alberto Fiorin – “La Via Francigena in bicicletta. Secondo tratto – da Fidenza e Siena”, Ediciclo 2016

Fiorisce la letteratura sulla Via Francigena, segno che questo cammino sta diventando davvero importante, il più importante in Italia.

Albano Marcarini – La Francigena per principianti, Ediciclo 2016 La casa editrice Ediciclo, sempre attenta e impegnata su questi argomenti, ha pubblicato nei mesi scorsi ben due libri sulla Francigena.

Il primo è di Albano Marcarini, urbanista milanese da sempre appassionato scopritore di vie verdi, recupero ferrovie abbandonate, cammini e cicloturistiche. Il suo La Francigena per principianti propone un avvicinamento al cammino che va dal Gran San Bernardo a Roma per chi non è esperto camminatore, ciclista o pellegrino. La guida propone 21 itinerari brevi, da effettuare in giornata o anche meno (alcuni durano 1 ora, i più lunghi 6 ore). Tutti collaudati dall’autore. Di questi itinerari, cinque sono per ciclisti, gli altri a piedi. E spaziano in tutte le regioni, dalla Val d’Aosta a Roma. Con preferenza verso le aree più classiche, per esempio il senese, San Gimignano, Monteriggioni, e poi Bagno Vignoni, Radicofani. Per chi non se la sente di mettersi in spalla uno zaino pesante e partire per un mese, ma vuole avvicinarsi a questo mondo in modo più soft.

Alberto Fiorin – La Via Francigena in bicicletta. Secondo tratto - da Fidenza e Siena, Ediciclo 2016 La seconda guida pubblicata da Ediciclo è La Via Francigena in bicicletta. Secondo tratto – da Fidenza e Siena scritta dallo specialista di guide cicloturistiche Alberto Fiorin. Questa guida appartiene a una collana ormai famosa tra i cicloturisti, con la rilegatura a spirale adatta per inserire il libro nella plastica sopra il manubrio. Il secondo tratto, quello di cui si occupa questo libro, è lungo 360 chilometri. L’autore lascia libertà nel suddividere le tappe, consiglia 5-6 giorni in sella, ma possono essere meno o più, a seconda di come vorrete vivere l’esperienza, in modo più sportivo o più turistico.

Entrambe le guide hanno descrizioni accurate, mappe dettagliate e indicazioni per mangiare e per dormire lungo il percorso. Quindi buona Francigena a tutti!

Roberta Ferraris – “Il sentiero e l’altrove. L’Italia in cammino”, Ediciclo 2016

Roberta Ferraris – Il sentiero e l’altrove. L’Italia in cammino – Ediciclo 2016Roberta Ferraris è guida della Compagnia dei Cammini, molti la conoscono per questo. Accompagna sulla Via Francigena (di cui ha scritto la guida ufficiale), in Sardegna, e nelle sue terre piemontesi e liguri. Scrive libri, quasi sempre guide o libri di cucina. Questa sua ultima fatica è opera più personale, più intima. Roberta si racconta, nel suo ruolo di esploratrice di sentieri, e lo fa con tratto leggero e autoironico, come fossero acquerelli, arte di cui è da sempre cultrice. Schizzi di vita in viaggio, in questo diario intimo molto femminile, ricorda i diari di cento anni fa. Stile anglosassone, insomma. Non è il diario di un singolo cammino, ma di esperienze plurime fatte in territori diversi: le Langhe, la Via Francigena, la Liguria, i Sibillini, la Sicilia. Luoghi dove Roberta ha camminato o pedalato da sola, cercando sentieri per i suoi sopralluoghi, o dove ha camminato con i gruppi della Compagnia dei Cammini. Di ogni luogo si spazia nel tempo, Roberta ci torna negli anni e racconta il suo vissuto successivo, gli incontri, le disavventure. L’ultimo capitolo, quello sulla Sicilia, racconta di Compagni di Cammino 2014, quando tutti noi andammo sui Peloritani per una esperienza indimenticabile.

Nino Guidi, Oreste Verrini – “La Via del Volto Santo. A piedi in Lunigiana e Garfagnana”, Le Lettere 2015

La Via del Volto Santo. A piedi in Lunigiana e GarfagnanaVi presentiamo oggi la guida di un cammino da poco riscoperto. La Via del Volto Santo è una variante della Via Francigena che collega Pontremoli a Lucca passando su territori più interni, e attraversando due regioni affascinanti, la Lunigiana e la Garfagnana.

Sono nove o dieci tappe, 209 chilometri in totale, su stradelli sterrati, sentieri e qualche tratto asfaltato, il cammino è segnato con il logo VS e il colore azzurro.

Gli autori, Nino Guidi e Oreste Verrini, ricostruiscono la storia del territorio attraversato e delle genti che lo attraversarono, a cominciare dai Romani, che costruirono una strada, la Clodia Nova o Secunda, che collegava Lucca a Luni. Il Volto Santo è la statua-reliquiario in legno che dal 742 viene venerata a Lucca. Ecco che molti pellegrini deviavano dalla Francigena per andare al Volto Santo, passando dai territori regno dei Malaspina, terra ricca di traffici e di commerci.

Alle informazioni pratiche iniziali e alla parte storica, segue la descrizione accurata e dettagliata del cammino, con mappe rudimentali e approfondimenti sui monumenti da visitare, a cominciare dal museo delle Statue Stele lunigianesi e del labirinto a Pontremoli, entrambi meritevoli di una visita prima della partenza. Poi inizia il cammino, e si segue la descrizione che ci porta per mano sulla via per Lucca, descrivendo con dovizia di particolari le bellezze del territorio.

A Pontremoli termina la Via degli Abati, che parte da Bobbio, in provincia di Piacenza ed era un’altra alternativa alla Via Francigena classica, ecco che sommando Via degli Abati e Via del Volto Santo si può costruire un cammino ancora più lungo con una bella omogeneità storica.

Fabrizio Pepini, Massimiliano Cremona – “Camminare guarisce”, Edizioni dei Cammini 2016

Andrea Vismara – “La mia Francigena”, Edizioni dei Cammini 2016

Edizioni dei Cammini continua a pubblicare senza sosta libri dedicati ai camminanti e ai viandanti, con la direzione editoriale del sottoscritto Luca Gianotti. Una nuova collana è GoWalk, collana dedicata ai racconti di cammini e alla esperienze personali. Sono già usciti cinque titoli, oggi ve ne segnaliamo due.

Fabrizio Pepini, Massimiliano Cremona – Camminare guarisce, Edizioni dei Cammini 2016Il primo si intitola Camminare guarisce ed è scritto da Fabrizio Pepini con la collaborazione di Massimiliano Cremona. È un libro importante. Perché è una storia commovente e forte. La storia di Fabrizio è la dimostrazione di quello che andiamo dicendo da anni, cioè che il camminare è terapia. Fabrizio è malato di linfoma mantellare non Hodgkin, una malattia che porta alla morte in pochi anni. Dopo tante chemioterapie, Fabrizio sente parlare del Cammino di Santiago e parte, con lo scopo di ricevere il sacramento del malato a fine cammino. Ma inaspettatamente (per lui) si accorge che via via sta meglio. I medici sono sorpresi. Lui continua a camminare, e da quasi cinque anni non ha mai smesso. La malattia si è fermata, non ha avuto recidive. Psicologicamente è rinato. E Fabrizio Pepini commuove con il racconto di tutto questo, commuove quando dice che ringrazia la malattia per avergli aperto un mondo nuovo, fatto di amicizie profonde trovate in cammino. Come quella con Massimiliano Cremona, che ha curato il testo e lo ha reso un libro. Le parle di Fabrizio Pepini sono piene di saggezza, si capisce bene che Tiziano Terzani per lui è stato maestro. Da leggere, un messaggio valido sia per le persone malate che per quelle sane.

Andrea Vismara – La mia Francigena, Edizioni dei Cammini 2016Nella stessa collana, La mia Francigena di Andrea Vismara. Di resoconti e diari di viaggio sulla via Francigena ne sono stati pubblicati tanti, ormai è un genere, secondo solo al Cammino di Santiago. Ma il libro di Andrea Vismara ha qualcosa in più, perché l’autore è un eclettico scrittore, dotato di molta ironia, e il suo approccio al cammino è di spirito libero, tra l’altro è non credente. Ecco che nel suo racconto c’è dissacrazione, e c’è umorismo. Ma soprattutto in Vismara (che nella vita tra le altre cose ha fatto pure il musicista e il fotografo professionista) c’è uno sguardo attento, che sa cogliere i dettagli, e sa osservare. Ecco che questo diario, corredato da belle foto in bianco e nero, si potrebbe anche portare in cammino, e leggerlo giorno per giorno per farsi suggerire piccole riflessioni visive.

Se volete ascoltare le interviste che ho fatto a entrambi gli autori, ecco i link alle puntate della trasmissione L’arte del camminare: intervista a Fabrizio Pepini e Massimiliano Cremona (puntata 14); intervista a Andrea Vismara (puntata 9).

Roberta Ferraris – “La Via Francigena”, Terre di Mezzo 2016

Simone Frignani – “La Via Romea Germanica”, Terre di Mezzo 2016

Roberta Ferraris – La Via Francigena, Terre di Mezzo 2016

Terre di Mezzo ha pubblicato due guide importanti. La guida della Via Romea Germanica, dal Brennero a Roma, e la guida ufficiale della Via Francigena.

Partiamo da quest’ultima, vera novità nel panorama delle guide della Francigena perché è quella autorizzata dall’Associazione Europea Vie Francigene, e rispetto alle guide precedenti il percorso dal Gran San Bernardo a Roma è migliorato in alcuni tratti, soprattutto per motivi di sicurezza, trovando varianti ai tratti dove il vecchio percorso camminava su strade trafficate e pericolose. In totale sono 1000 km, da percorrere in 45 tappe. L’autrice della nuova guida alla Francigena è Roberta Ferraris, guida della Compagnia dei Cammini, autrice di vari libri ed esperta della Francigena. Roberta si è avvalsa della collaborazione di due esperti di cammini quali Luciano Callegari e Simone Frignani.

Simone Frignani – La Via Romea Germanica, Terre di Mezzo 2016Quest’ultimo è invece l’autore della guida alla Via Romea Germanica, un percorso che in passato era anche chiamato Via di Stade, parte dal Nord della Germania, ma qui è descritto il tratto italiano, dal Brennero si scende l’Alto Adige, il Trentino, poi si passa da Vicenza, Padova, Rovigo, Ferrara, Ravenna, Forlì, Casentino, Arezzo, per immettersi infine sulla Francigena a Montefiascone e percorrere le ultime 6 tappe in comune con la Via che scendeva dalla Francia. Sono 1022 km, 46 tappe, quindi quasi uguale come lunghezza alla Francigena. Per ora la percentuale di asfalto è un po’ troppo alta, il 53% del totale, contro il 47% di sterrato, speriamo che anche questo cammino si evolva nel tempo e trovi varianti all’asfalto, che a noi camminatori non piace. L’appendice del libro è dedicata ai ciclisti, con le altimetrie di 19 tappe consigliate per percorrere in bicicletta il cammino, con i suggerimenti delle varianti quando necessarie. Il tutto scritto da Simone Frignani, il modenese creatore del Cammino di San Benedetto e dell’Italia Coast to Coast, con il riconoscimento ufficiale dell’Associazione Via Romea Germanica.

Wu Ming 2 – “Il Sentiero Luminoso”, Ediciclo editore 2016

Wu Ming 2 – Il Sentiero Luminoso, Ediciclo editore 2016È un oggetto narrativo non identificato di grande valore quello che ho appena finito di leggere. Lo dico subito: Il Sentiero Luminoso di Wu Ming 2 (nome di battesimo: Giovanni Cattabriga) è uno dei libri più importanti di quel nuovo genere di opere scritte in cammino che sta avendo così successo in questi ultimi anni. Un libro da non perdere e su cui riflettere, per noi camminanti.

Siamo alla seconda parte del cammino di Wu Ming 2 sulle tracce della TAV, dopo il Sentiero degli dei del 2010, che camminava da Bologna a Firenze, e lo faceva su un sentiero tracciato; ora la viandanza si fa su percorso libero, inventandosi il sentiero, o meglio ridandogli vita e luce, a vecchie vie che erano scomparse nell’ombra e nell’oblio. Ecco il sentiero luminoso, che già dal nome è gesto politico e militante.

Si compone di vari piani, l’approfondimento di Wu Ming 2 nel corso della sua viandanza da Bologna a Milano. Ne riscontro almeno tre principali:

  • Allemansrätt – Una delle due frasi citate nell’esergo è “Camminare è il contrario di possedere”, lo scrisse Rebecca Solnit (presumo nel suo Storia del camminare); e fin dalla prima tappa nella campagna bolognese Wu Ming 2 si trova ostacoli causati dai divieti d’accesso delle proprietà private, per cui comincia ad approfondire l’argomento. È diritto dei proprietari impedire anche il semplice passaggio? È diritto dei viandanti passare sulle proprietà non recintate? Perché i cacciatori hanno questo diritto, e i camminatori senza fucile no? Perché il diritto dei paesi scandinavi stabilisce un concetto di proprietà basato sull’utilizzo, mentre quello italiano anche sull’uso esclusivo? Nei paesi scandinavi si chiama Allemansrätt, che significa “il diritto di ogni persona” e indica il diritto di seguire un sentiero anche quando questo attraversa una proprietà privata. Nel senso che in Svezia o in Norvegia se io non danneggio alcunché, posso passare su un prato privato, e anche piantarci la tenda per una notte. In Italia solo i cacciatori possono farlo, quasi in barba al diritto che riconosce al proprietario il diritto di esclusione (la terra è mia e sono l’unico che può goderne). È questione anche di status symbol, nella cultura nordica c’è più senso di condivisione mentre in quella italica sentirsi unici utilizzatori ci fa sentire più forti e potenti. Argomenti importanti, che Wu Ming 2 approfondisce con cura, anche dal lato giuridico.
  • Secondo tema della sua viandanza è il recupero della memoria del recente passato, le tracce della guerra partigiana, gli omicidi a fine guerra (il Triangolo Rosso) e le lotte dei braccianti nel dopoguerra. Wu Ming 2 va a caccia di cippi commemorativi, molti li trova e altri li manca, ormai persi nelle campagne e quasi dimenticati. Ma soprattutto va a caccia delle storie che ci stanno dietro, contrastando il revisionismo che sta creando tanta confusione, fatto da chi vuole appiattire la storia recente con lo scopo di creare false memorie. Giovanni Wu Ming 2 prova a rimettere un po’ di ordine, e molte volte ci riesce. Tante storie ricostruite con attenzione, tanti morti ammazzati, tanta memoria che rischia di sfumare in un magma qualunquistico. Il lavoro del viandante scrittore è prezioso, perché diventa un lavoro di archivio, da storico.
  • Il terzo tema di approfondimento della viandanza di Giovanni Wu Ming 2 è la distruzione del territorio da parte di grandi opere, a cominciare dalla TAV (e dalla stazione Mediopadana di Calatrava, impensabile arrivarci a piedi!), ma si parla anche di centrali nucleari abbandonate (Caorso), centrali idroelettriche, grandi opere sui fiumi, l’outlet di Fidenza, autostrade in costruzione. E si parla di Expo a Milano e Fico a Bologna, i due luna park gastronomici. Si parla del territorio martoriato, assalito, circondato, stretto in morse di cemento. Di come i soldi siano nemici della nostra terra. È un libro di denuncia questo, non c’è dubbio. Ma c’è un modo di resistere. La scoperta che fa l’autore camminando è che non è vero che la Pianura Padana è perduta, che non è vero che non c’è più confine tra urbanizzazione e campagna, che tutto è cementificato. Non è vero, c’è ancora tanta natura, ci sono golene, ci sono boschi, fiumi e cavedagne, campi o semplici ripe di fossi. La grande intuizione di Wu Ming 2 è che sarebbe un errore dare per persi questi luoghi, considerandoli marginali e non degni di protezione. L’invito è di camminare dappertutto, non solo nelle aree protette. Di non fare come i pellerossa, di non accettare di essere relegati in riserve di natura da considerare le uniche degne di essere camminate, parchi o quant’altro. Dobbiamo camminare anche nella pianura padana, perché i sentieri, i cammini, le viandanze sono resistenze contro chi il territorio lo vuole solo a uso e consumo dello sfruttamento economico. Ecco che i camminatori diventano guerrieri di pace, resistenti grazie ai laro passi. Wu Ming 2 lancia il “sentierismo militante”, e invita tutti a costruire da sé il proprio cammino invece che seguire quello di altri. È quello che diciamo da anni: uscite di casa a piedi e costruitevi il vostro sentiero, verso una meta per voi significativa, ma vivendo il significato di tutti i passi che vi dividono da essa. Chi vi scrive ha fatto questo nel gennaio del 2015, sono uscito di casa in inverno e ho camminato 15 giorni nella neve e sui prati, una viandanza a forma di doppia spirale seguendo le tracce di antiche storie, vi assicuro che ho conosciuto i luoghi in cui vivo in modo molto diverso e ora posso dire di saperne molto di più (il libro che racconta questo cammino è La spirale della memoria, scusate la divagazione autoreferenziale).

Qualche parola sullo stile narrativo di Wu Ming 2, per chi ancora non lo conoscesse (è ora di porvi rimedio!). Ecco cosa questo libro NON è: “Odio i libri d’esplorazione dove il territorio rimane sullo sfondo, mentre l’autore giganteggia in primo piano. Troppi viaggiatori partono solo per sentirsi tornare e lungo il tragitto usano il mondo come specchio per studiarsi le rughe. Per carità, liberissimi. Non sono qui per infangare la travel therapy. Però, gente: mica sono il vostro psicanalista”.

Potete anche ascoltare l’intervista di Luca Gianotti a Wu Ming 2 su Radio Francigena e il dibattito pubblico intitolato Dialogo sulla viandanza tra Wu Ming 2 e Luca Gianotti che si è tenuto al Festival Itacà a Bologna.

Valentina Scaglia – “Wilderness in Italia. A piedi nei luoghi del silenzio”, Hoepli 2016

Valentina Scaglia – Wilderness in Italia. A piedi nei luoghi del silenzio, Hoepli 2016Valentina Scaglia è giornalista, ma prima di tutto è appassionata di camminare. E ama i luoghi del silenzio, ha dedicato tanto tempo a camminare tra valli abbandonate dall’uomo, paesi fantasma, conoscendo nuovi eremiti, ma soprattutto attraversando a piedi quelle aree wilderness che ancora resistono in Italia. Sono piccole macchie verdi, ma sono tante, dalla Val Grande all’Aspromonte, dalle Dolomiti Bellunesi alle Foreste casentinesi, dall’Orsomarso al Supramonte. Wilderness, parola intraducibile in italiano (potrebbe essere “selvaggità”) significa natura selvaggia, dove la presenza dell’uomo è rara e saltuaria. Ovviamente le grandi wilderness sono quelle di paesi come l’Alaska, in Italia sono pochi chilometri quadrati. Ma sono sufficienti per vivere piccole avventure di immersione nel lato selvatico. Nel libro appena pubblicato Valentina Scaglia dedica anche un capitolo a come diventare selvatici, quindi a quale attrezzatura portare nelle proprie esplorazioni, cercando di alleggerire il più possibile lo zaino, ed essere ultraleggeri.

Alle informazioni pratiche seguono 11 capitoli dedicati ad altrettante aree wilderness italiane, di ogni luogo l’autrice ci dà una descrizione dettagliata, qualche aneddoto come l’incontro con personaggi solitari, e una o due schede descrittive per esplorare l’area con traversate ed escursioni.

Concludo riflettendo sul fatto che esistono due approcci diversi all’esplorazione. C’è chi va alla ricerca dei luoghi più selvaggi, i luoghi del silenzio, e c’è invece chi esplora i territori apparentemente perduti per sempre al cammino, le tangenziali, le pianure, le aree industriali e le lottizzazioni piene di outlet. Lo scrittore Wu Ming 2 ci avverte e ci insegna una cosa importante: non ritiriamoci come pellerossa in riserve indiane, piccole oasi di natura dove camminare lasciando il 99% del territorio ni mano agli speculatori. Combattiamo in difesa dell’ambiente camminando dovunque, perché camminando e aprendo cammini mettiamo bandierine a nostro favore. Questo nulla toglie al lavoro di Valentina Scaglia, che è prezioso perché è la prima opera di questo genere e potrà essere utile a tanti esploratori alla ricerca del proprio lato selvatico.

Stefano Fazzioli – “La Via degli Dei”, Edizioni dei Cammini 2016

Stefano Fazzioli – La Via degli Dei, Edizioni dei Cammini 2016È uscita una nuova guida a uno dei cammini più amati in Italia, la Via degli Dei da Bologna a Firenze. È un cammino di successo, perché in tanti amano partire da Piazza Maggiore a Bologna e arrivare dopo una settimana in Piazza della Signoria a Firenze, seguendo questo percorso che valica l’Appennino.

Frequentata e ben conosciuta dagli Etruschi che vivevano in queste terre, la Via degli Dei divenne principale via romana di collegamento tra Bononia e Arezzo a partire dal 187 a.C., con il nome di Flaminia Militare, le cui vestigia accompagnano il viandante per lunghi tratti del percorso. Il cammino si snoda attraverso ambienti naturali unici in tutta Europa, come la riserva del Contrafforte Pliocenico, le architetture di sabbia e argilla di milioni di anni fa, ricche di fossili, ma anche i boschi appenninici di castagno e di faggio.

Stefano Fazzioli ha fatto un bel lavoro, il libro contiene tutte le informazioni aggiornatissime, le varianti per raggiungere posti tappa alternativi, le mappe e tutto quello che serve per camminare il percorso in sicurezza.

L. Gianotti, F. Mapelli, A. Liberati – “Il Cammino dei briganti”, Edizioni dei Cammini 2016

L. Gianotti, F. Mapelli, A. Liberati – Il Cammino dei briganti, Edizioni dei Cammini 2016È uscita la guida del Cammino dei briganti. Un cammino di 100 chilometri che attraversa territori poco conosciuti tra Abruzzo e Lazio, seguendo le tracce di una storia antica e dimenticata, quella dei briganti che combattevano i Savoia e la Guardia Nazionale dandosi alla macchia in queste zone di confine.

È un cammino percorribile in 6-7 giorni, in strutture ricettive (prenotate per tempo!) o in tenda. Parte e si conclude a Sante Marie, un piccolo paese sulla linea ferroviaria Roma-Pescara. All’ufficio del paese si può ritirare il “salvacondotto” da far timbrare nelle strutture per avere l’attestato finale.

Il libro contiene tutte le informazioni pratiche, i contatti con le strutture ricettive, la descrizione dettagliata del percorso, le mappe giornaliere, e approfondimenti per entrare nello spirito del cammino. Storie di briganti, ma non solo, anche storie legate all’oggi. Dalla coppia che ha deciso di vivere in un piccolo borgo in sasso sotto la montagna dove non viveva più nessuno, al grande alpinista compagno di scalate di Walter Bonatti, l’abruzzese Gigi Panei; dall’anziana signora che ha dedicato la sua vita ad accogliere le persone che vogliono visitare una piccola pieve romanica, al pastore che ancora adesso fa la transumanza, a tante altre storie di persone che potrete incontrare se vi metterete in cammino a passo lento sui sentieri, i tratturi e le mulattiere dei briganti.

Il libro è stato scritto da Luca Gianotti, Fabiana Mapelli e Alberto Liberati, tre guide della Compagnia dei Cammini, e già dal 3 al 9 luglio 2016 il primo gruppo della Compagnia dei Cammini sperimenterà il percorso.

Gianni Amerio – “In cammino per Santiago”, Edizioni L’Età dell’Acquario 2015

Gianni Amerio, In cammino per Santiago, Edizioni L’Età dell’Acquario 2015Gianni Amerio ha percorso il Cammino francese nel 2014, e ci dona il suo diario di cammino. Oculista di professione, manifesta un carattere puntiglioso, quasi maniacale come lui stesso ammette. È un pellegrino organizzato, che percorre il Cammino partendo molto presto, molti chilometri al giorno e massima efficienza. Il suo racconto di viaggio è dettagliato, ci fa conoscere tanti particolari che gran parte dei camminanti verso Santiago conoscono bene.

Cosa l’ha spinto al cammino? Lui stesso non lo sa, elenca tutti i motivi che non lo hanno chiamato: non per salute, non per sport, non per religione, non per affezione ai luoghi, non per turismo, non per esoterismo, non per ricalcare le orme storiche. Dice che non è lui che ha scelto il Cammino, ma il cammino ha scelto lui. Pochi giorni fa ho intervistato Julie Maggi, che ha pubblicato un altro diario molto diverso da questo, Avventure sul cammino di Santiago, per certi versi opposto, ma la spinta è la stessa, Julie mi ha detto che il cammino è come un virus, incontri qualcuno che te lo attacca, e allora devi partire. Mi sembra un’immagine perfetta.

Poi anche Gianni Amerio entra nell’animo del cammino, e il suo racconto diventa più profondo e intimo, perché il cammino fa sempre effetto su tutti e tutte!

Irina Bezzi, Giovanni Caprioli – “A Santiago lungo il Cammino Portoghese”, Terre di Mezzo 2016

Irina Bezzi, Giovanni Caprioli – A Santiago lungo il Cammino Portoghese, Terre di Mezzo 2016È uscita da poco in libreria la terza edizione aggiornata della guida Terre di Mezzo al Cammino Portoghese. Gli autori sono Irina Bezzi e Giovanni Caprioli. Il Cammino portoghese è uno dei Cammini verso Santiago più amati, secondo solo al Cammino Francese, quello che parte da San Jean. Il Cammino Portoghese invece parte da Lisbona, sono 650 chilometri percorribili in 23 tappe, e risale verso Nord passando da Porto e arrivando a Santiago dal basso. I numeri anche di questo cammino sono impressionanti, e in rapido aumento: l’hanno percorso 30mila pellegrini nel 2013, 35mila nel 20124 e 43mila nel 2015.

La guida aggiornata contiene tutto quello che serve per mettersi in cammino: le informazioni storico-artistiche, le informazioni pratiche, la descrizione tappa per tappe del cammino, con una mappa del percorso del giorno. Inoltre contiene i contatti per l’accoglienza, e su richiesta si possono anche avere le tracce GPS scrivendo all’indirizzo indicato nella guida. Sia che vogliate mettervi in cammino per un pellegrinaggio religioso sia che siate mossi dal bisogno di una viandanza laica, questa guida sarà compagna fedele del vostro cammino, prenderà la pioggia e il sole insieme a voi, e alla fine arriverà ingiallita ma felice a Santiago!

Luca Gianotti – “The Cretan Way”, Anavasi 2016

Luca Gianotti, The Cretan Way, Anavasi 2016La prima recensione del libro The Cretan Way è in inglese, scritta da Jean sul blog West-Crete:

«A long awaited book finally got published last week: The Cretan Way – A 28-day walk is the brainchild of Luca Gianotti, an Italian walking guide. Rather than trying to paraphrase what the book is about here is an excerpt from the introduction:

I have been to Crete to go walking thirty times: twenty-nine times on an itinerant journey with my backpack for about a week and once for over a month. I decided to call this spectacular route the Cretan Way, although it has previously been called the E4.»

(la recensione continua qui)

Per chi vuole invece qualcosa in italiano, ecco la trasmissione speciale di un’ora dedicata dalla Radio Svizzera Italiana alla Via Cretese, con lunga intervista a Luca Gianotti, molto interessante, si allarga il discorso anche ai cammini in generale: La Via Cretese – A cura di Elizabeth Camozzi

Julie Maggi – “Avventure sul Cammino di Santiago”, Edizioni dei Cammini 2016

Julie Maggi, Avventure sul Cammino di Santiago, Edizioni dei Cammini 2016Julie Maggi è prima di tutto dissacrante e irriverente. E questo non guasta. Giovane donna del Sud, che per lavorare come illustratrice sta emigrando in giro per l’Europa (adesso vive a Londra), ha deciso di mettersi in cammino verso Santiago di Compostela, e ne è uscito un diario molto interessante. Perché il Cammino di Santiago è sempre più pieno di retorica, di luoghi comuni, di frasi fatte, e sentire una voce fuori dal coro, che con tono piuttosto pungente e acido smaschera le finzioni, credo faccia bene a tutti i pellegrini, passati, presenti e futuri. Nella retorica buonista una stoccata di cattiveria ci sta, anche perché Julie Maggi non la fa passar liscia neanche a sé stessa, il suo diario di viaggio è sincero, vengono fuori le sue debolezze, le sue emozioni, e vien fuori il bel percorso di crescita, effetto che il cammino ha anche su di lei.

La scrittura scorre bene, asciutta e mai scontata. E Julie Maggi ha un ottimo spirito di osservazione, da artista disegnatrice coglie i particolari. Mi verrebbe da dire che questo libro, scritto da una donna giovane, è rivolto a tutti e tutte coloro che sono giovani dentro, quindi che sanno accettare il gioco della critica e dell’autocritica.

Il suo stile di viandanza è senza orpelli, si concentra sulla ripetizione dei gesti: “La nostra quotidianità adesso è questa. Svegliarsi presto al mattino, camminare, arrivare, morire per la stanchezza, non dormire perché le persone russano, rifare tutto uguale il giorno dopo”. Semplice, tremendamente vero. Retorica zero.

In Avventure sul Cammino di Santiago, quindi, non troverete le informazioni storiche delle bellezze del percorso, ma troverete una persona vera, che vi racconta sentimenti e emozioni che anche voi potreste provare o potreste aver provato.

Un altro merito di Julie Maggi è di aver creato un gruppo aperto di discussione sul Cammino di Santiago su facebook, molto frequentato.

Luigi Nacci – “Viandanza. Il cammino come educazione sentimentale”, Laterza 2016

Viandanza. Il cammino come educazione sentimentaleUn libro che tutti i camminatori dovrebbero leggere. Un libro che tutti i non camminatori dovrebbero leggere. Quali sono i sentimenti che muove il cammino? Luigi Nacci ha scritto un libro di grande spessore, per raccontarli.

Un assaggio, dal primo capitolo, quello sulla paura:

“Stavi per diventare un pellegrino, un forestiero, un clandestino, e ancora: un viandante, colui che va per la via e che dalla via si fa attraversare. E un giorno, forse, saresti diventato un cerimoniere della viandanza, la festa della danza dei piedi e degli sguardi sulla via, della via che si fa danza e della danza che si fa via, una baldoria di umanità, visioni e speranze accessibile a quelli che Ernst Bloch chiamava i “sognatori diurni”. Una festa del sogno ad occhi aperti, nel quale non ci sono malie o allucinazioni, né senso di oppressione, ma castelli in aria che sono veri e propri progetti di una vita migliore per se stessi e per gli altri.”

È la naturale prosecuzione del libro precedente: Alzati e cammina (Ediciclo 2014). Ma qui la scrittura si fa mite, meno aggressiva, meno imperativa, e i piani del racconto sono molteplici. È un saggio, un racconto, un diario di viaggio, e molto di più. Da una parte si segue un filo narrativo, la storia di una persona qualunque, potresti essere tu che leggi ora, nel suo senso di malessere quotidiano, in lui o lei nasce la voglia di un cambiamento, e scopre il cammino, parte per il primo cammino a Santiago di Compostela e poi per il secondo cammino sulla Via Francigena. E questa educazione al cammino passa attraverso i sentimenti e le emozioni, che sono i capitoli del libro, nell’ordine: la paura, lo stupore, lo spaesamento, la nostalgia, la disillusione, l’allegria, l’arroganza e l’umiltà. Al piano narrativo si aggiungono quindi riflessioni filosofiche, e dietro tutto c’è una forte componente autobiografica. Luigi Nacci da poeta e intellettuale ha scoperto il cammino, e la sua vita non è più stata la stessa.

Leggiamo un altro brano, dal secondo capitolo, quello sullo spaesamento:

“I tuoi non erano più pensieri, ma sogni-pensieri. Li opponevi ai pensieri iper-razionali a cui eri stato obbligato per troppi anni. C’era in te una sorta di sete di infinito. C’era l’avversione per la società della tecnica, delle banche, della speculazione, dell’utile ricercato come una unica via, in cui ciascuno deve avere un ruolo certificato su un documento, una finitezza conclamata che non ha nulla a che fare con il riconoscimento dei propri limiti umani. Non la cella del monaco che si fa piccolo per fendere le strette fessure del suo cielo, ma dell’ergastolano a cui è stata tolta la speranza. Volevi essere lo straniero, l’ebreo errante, il bohémien, il vagabondo, l’anacoreta, il beat, il cavaliere errante, il transumante, l’uccello migratore, il goliardo, il figlio di Dioniso, il chierico vagante, l’emblema della devianza, il ribelle, il transeunte, l’uomo in rivolta, il pellegrino, il viandante […] Ti sentivi fragile e potentissimo.”

Il cammino dunque è simbolo di ribellione, ci si ribella alla società consumistica imparando la sobrietà, togliendo, levando sottraendo dallo zaino tutto ciò che è superfluo. Questo libro ci insegna che avere quanto basta, il minimo indispensabile per vivere, è il segreto della felicità:

“… come lo zaino che portiamo sulle spalle in cammino. Più camminiamo più pensiamo che potremmo alleggerirlo di più, non è vero? E allo stesso tempo ci dimentichiamo di averlo. Né tu né io abbiamo mai pensato che portare poche cose nello zaino fosse il frutto di una rinuncia. Era, più semplicemente, un frutto.”

Per noi è un onore e una gioia avere Luigi Nacci come compagno di viandanza (lui la chiama “compagnanza”) nella Compagnia dei Cammini.

La mappa dei principali cammini dell’Europa occidentale, dal libro di Luigi Nacci

La mappa dei principali cammini dell’Europa OCCIDENTALE, dal libro di Luigi Nacci

Gian Luca Boetti – “Mediterraneo: i trek più belli”, Gribaudo-Feltrinelli 2015

Gian Luca Boetti – Mediterraneo: i trek più belli, Gribaudo-FeltrinelliSempre più persone amano camminare vicino al mare, e il Mediterraneo è il mare più bello per farlo. Perché consente un accesso facile, ci si può tuffare quasi dovunque e quasi in ogni stagione. Ecco perché hanno sempre più successo i cammini sulle isole, Sicilia, Sardegna, Creta, Elba, Corsica, e tutte le altre. Ma non sono solo le isole, ci sono coste bellissime dove camminare in tutto il Mediterraneo, dalla Spagna alla Francia, dalla Liguria al Friuli, dai Balcani alla Grecia e alla Turchia. Nella mia personale classifica dei più bei cammini del mondo, ai primi due posti metto la Via Cretese in Grecia e la Via Licia in Turchia, entrambi lunghi un mese.

Camminare vicino al mare vuol dire avere un clima più mite, e la possibilità di fare un tuffo in spiagge raggiungibili solo a piedi, senza ombrelloni e bagnini. Volete mettere? E il paesaggio? Gli affacci dall’alto? Il passare in poche ore dalla montagna al mare?

Il libro di Gian Luca Boetti Mediterraneo: i trek più belli presenta 21 percorsi a piedi di lunghezza variabile dai 4 ai 10 giorni, è un libro di belle fotografie, e può aiutarci a scegliere il nostro prossimo viaggio a piedi. Di ognuno dei 21 trek ci sono foto, una descrizione iniziale e una scheda di viaggio con note pratiche e una breve descrizione delle tappe.

A noi della Compagnia dei Cammini piace camminare nel Mediterraneo, e dei 21 itinerari proposti in questo libro almeno la metà sono già nel nostro catalogo (Creta, Sardegna, Elba, Cinque Terre, Capraia, Maiorca, Corsica, Karpathos…), e di altri ci stiamo attrezzando per il prossimo anno.

Perché le guide della Compagnia dei Cammini amano il Mediterraneo e amano farlo scoprire ai camminatori.

Fabrizio Ardito – “Sul Monte Athos”, Ediciclo Editore 2015

Fabrizio Ardito, Sul Monte Athos, Ediciclo Editore 2015Come va considerato il genere “diario di viaggio”? Me lo sto chiedendo da quando ho iniziato a leggere questo libro di Fabrizio Ardito. È letteratura? Non lo so per certo, però quello che mi è chiaro è che il genere “diario di viaggio” ha una sua dignità e un suo scopo. Dignità, perché se è ben scritto – e questo di Ardito è ben scritto – consente al lettore di entrare nei luoghi, di sentirsi dentro alla geografia e alla storia contemporaneamente. E ha pure uno scopo pratico: ti fa venir voglia di partire, di andare anche tu a vedere, a camminare quei luoghi, magari mettendo nello zaino il diario in questione per meglio ritrovarti. Dunque il “diario di viaggio” è anche una guida.

Il diario di Fabrizio Ardito del suo viaggio nella penisola della Montagna Sacra, è una lettura appassionante. Perché racconta uno a uno tutti i monasteri, che Fabrizio e compagni visitano, spostandosi molto a piedi, ma anche con il battello o con sgangherati mezzi di trasporto pubblico. La Repubblica Monastica del Monte Athos è un mistero, un luogo che appartiene più al mito che alla realtà, dove vigono regole (typikon) diverse dalle leggi della Comunità europea, dove come – tutti sanno – le donne non sono ammesse, neanche gli animali di genere femminile, dove i non ortodossi sono trattati spesso in malo modo, e non essere credenti non è neanche preso in considerazione, un luogo che per molte cose infastidisce, ma per altre affascina. Ardito lo conosce e lo frequenta, e appena sbarca all’aeroporto di Ciampino già ne sente la mancanza. Perché i momenti di silenzio, il riappropriarsi del tempo, la spiritualità diffusa, l’introspezione sono forti e avvolgenti.

E la salita alla cima, un monte alto 2000 metri a strapiombo sul mare, è forse il momento più emozionante, si “vede” con l’autore questa ombra che si proietta nel mare (come testimonia anche la foto di copertina), e una notte lassù deve essere indimenticabile.

Ardito è ben documentato nel raccontare la storia di tutti i monasteri, e tutte le fasi dello scisma tra ortodossia e cattolicesimo. E alla fine del diario c’è un capitolo dedicato ai principali sentieri per percorre a piedi la penisola. Quindi se mai vi venisse voglia di verificare se davvero esiste una repubblica del Monte Athos il consiglio è di mettervi questo libretto nella tasca dello zaino.

Paolo Vittone, Elisa Iussig – “La lumaca e il tamburo”, Infinito Edizioni 2010

Paolo Vittone, Elisa Iussig – La lumaca e il tamburo, Infinito Edizioni 2010Non è un libro novità, mi è stato segnalato da un amico, questo La lumaca e il tamburo di Infinito edizioni. È un libro pubblicato postumo nel 2010, Paolo Vittone era morto di cancro a 46 anni pochi mesi prima. Era un giornalista di Radio Popolare, redazione esteri, inviato nella guerra dell’ex Jugoslavia.

Sapeva di essere malato terminale, Paolo Vittone, e tra un ciclo di cure e l’altro si mise in cammino. Non per dimenticarsi della malattia, ché il cammino non ti consente facili evasioni. Il cammino ti fa sempre essere consapevole, e quindi presente a te stesso. Vittone lo sapeva bene. Ma si mise in cammino, da Trieste, per recuperare il tempo, il tempo per lui così prezioso. Fu Paolo Rumiz (che scrive l’introduzione al libro) a suggerirgli un cammino, e se subito sembrava azzardato per un uomo in quelle condizioni di salute, poi Vittone ha scoperto quanta forza gli venisse dal cammino, ce la faceva, e stava meglio, tanto che la malattia, seppur provvisoriamente, recedeva. Da Trieste Vittone ha camminato fino in Bosnia, la sua amata Bosnia (anche se con tratti in auto), passando per Slovenia e Croazia. La sua scrittura è delicata e profonda, dipinge con pochi tratti i luoghi e le persone, con sguardo empaticamente distaccato, coinvolto ma non troppo, se preferite.

Le ferite della guerra, di una guerra così vicina ma ormai dimenticata, che preferiamo dimenticare. I nazionalismi, gli integralismi, Vittone dipinge la parte sociale del territorio perché questo faceva, da giornalista. Ma dal suo ruolo di giornalista vuole smarcarsi, vuole vedere con occhio diverso, e quindi smette di ascoltare i discorsi delle persone, per fare vuoto dentro di sé, e lasciarsi baciare dagli elementi della natura. In questo modo recupera il tempo, e il senso della vita, la bellezza della vita, negli occhi gli rimangono ricordi intimi, lo sguardo acquoso del matto del villaggio, i profumi del bosco, la pioggia battente, il canto degli uccelli, uomini e donne dolci e accoglienti. I ricordi preziosi sono quelli delle emozioni, e valgono molto di più della cronaca o delle riflessioni socio-politiche. Ecco la grande scoperta di Vittone, che ci lascia in eredità questo piccolo scritto da leggere con cura.

Accompagnano il libro i disegni di Elisa Iussig, che ha seguito Vittone per la prima parte del viaggio in auto, giovane donna incinta. Disegni in bianco e nero, che rendono il libro ancor più poetico.

Disegno di Elisa Iussig

Un disegno di Elisa Iussig

Tiziano Fratus – “Ogni albero è un poeta”, Mondadori 2015

Tiziano Fratus, Ogni albero è un poeta, Mondadori 2015Tiziano Fratus con questo libro si pone nella scia di autori anglofoni naturalisti di oggi e di ieri (Wordsworth, Thoreau, Lopez, Deakin, Sebald, Macfarlane e tanti altri). Diario poetico di osservazioni e riflessioni naturalistiche, raccolte durante le sue passeggiate. Molto spesso il terreno di osservazione in cammino sono i boschi dietro casa, nelle Terre Alte delle Alpi piemontesi. Altre volte Fratus posiziona la tenda nella natura e comincia a esplorare. In cammino la sua mente vaga, e le osservazioni portano a parlare di ere geologiche antiche, di animali estinti, o di ricordi di bambino alle prese con insetti o con giochi nei ruscelli. Il camminare è lo strumento, per osservare, pensare, poetare:

“La straordinaria bellezza del camminare in una selva ti porta a curiosare in ogni forma di sapere umano. L’art’. La silvicoltura. La geologia. La botanica. La zoologia. L’ornitologia. La storia dell’umanità. Allunghi l’occhio e un dito: segni un punto preciso e si apre una parentesi che contiene una storia.”

Questo stralcio sembra il manifesto programmatico di Fratus, l’Uomo Radice che con questo libro si è fatto Silvano, viandante delle foreste, e la sua scrittura, fatta di frammenti di poesia naturalistica, si è fatta adulta. Il libro poi è ricco di informazioni scientifiche, piccole lezioni “a scuola di natura”.

Ma leggiamo un brano per vedere come Tiziano Fratus vede il cammino:

“Nell’antica e annebbiata Età di Mezzo le vie che univano i mondi erano vie di fede, lastricate di pietre e buone intenzioni. Torme di disperati, di viandanti, di poveri Cristi dell’ultim’ora, di predicatori senza un soldo, di cavalieri solitari, percorrevano queste strade che conducevano a Roma, a Canterbury, alle porte di Gerusalemme. I peregrini percorrevano le quaranta giornate che accompagnavano a Compostela (…) per farsi riconoscere portavano una conchiglia ricamata sulle vesti (…). Prima di partire si faceva testamento, si ascoltava una messa e si ricevevano la benedizione e il salvacondotto. La morte poteva sopraggiungere per le più svariate ragioni.

Secoli dopo, figli di questi viaggiatori del pensiero e della parola, sono arrivate nuove tribù di nomadi che sciamavano come api a piedi o a dorsi di animale. Viviamo ai tempi della prima rivoluzione digitale, l’interconnessione alla rete è un dovere civico. Eppure viandanti, camminatori che fanno di una passione un mestiere e/o una filosofia di vita attraversano gli stati a piedi, i continenti, le grandi foreste e i deserti, evitano le città (…). Parlamentano attraverso castagneti dismessi, e visitano paesi morti, dove i tetti non servono più a nulla e l’esterno si mescola all’interno. O viceversa.”

Henry David Thoreau – “In cammino verso il Wachusett”, Edizioni dei cammini 2015

Mary Austin – “Le strade delle montagne”, Edizioni dei cammini 2015

Edizioni dei cammini ha presentato poco prima di Natale una nuova collana (Tratti), sono piccoli libri da zaino, leggeri di peso ma carichi di contenuto, pensati per Henry David Thoreau, In cammino verso il Wachusett, Edizioni dei cammini 2015 essere letti in cammino e farsi ispirare dalle parole poetiche di camminatori antichi o moderni. Le prime due proposte vengono dallo stesso ambiente, il Naturalismo americano, di cui Henry David Thoreau è l’esponente più importante, e Mary Hunter Austin la più importante rappresentante femminile.

Di Henry David Thoreau (1817-1862) ormai è stato pubblicato quasi tutto in italiano, In cammino verso il Wachusett era invece inedito. Nel 1842 Thorerau ha 25 anni, e viaggia a piedi per 34 miglia insieme a un amico, da Concordia fino alla cima del monte Wachusett. E scrive i suoi pensieri, e la sua assenza di pensieri. La prefazione è di Davide Sapienza, scrittore, camminatore, che con poche pennellate ci mostra il valore leggero delle pagine che andremo a leggere: “… la sua fragranza è quella del fruscio di foglie di una passeggiata nel bosco, una traccia da seguire per tutti coloro per cui camminare si coniuga con la felicità della ricerca”.

Mary Austin (1868-1934) era una scrittrice, femminista, seguace di Thoreau e John Muir, ospitò nella sua casa famosi intellettuali tra i quali Jack London. Si impegnò anche in difesa dei nativi americani, e se guardate sul web una sua fotografia vedrete una donna con lo sguardo fiero e determinato, e un cappellaccio da cowboy in testa. Mary Austin, Le strade delle montagne, Edizioni dei cammini 2015 Scrisse un libro di osservazioni naturalistiche, raccolte in cammino, dal titolo Land of little rain, mai tradotto in italiano. Il libretto Le strade delle montagne propone tre racconti da questa raccolta, frutto di tre passeggiate letterarie. Ecco un esempio, un brano in cui descrive il piacere per il vento forte sui monti delle Sierre: “Mi piace osservare i falchi che siedono scoraggiati in cavità poco profonde, non osando muovere una piuma, e le colombe in fila sui roveti, e il bestiame sonnecchiante che dà la coda al vento. Mi piace il polverone della sabbia tra le dune, e trovare piccoli serpenti attorcigliati negli spazi aperti, ma non mi piace trovarmi in mezzo al vento sopra a uno stupido gregge. Il vento priva le pecore di quel poco di buon senso che hanno…”. La prefazione al libretto è di Lucia Cardone, amica della Compagnia dei Cammini e insegnante all’Università di Sassari, che mette a fuoco il lato femminile del camminare.

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