• AAVV – “Camminare cambia”, Ediciclo 2019

    AAVV – Camminare cambia, Ediciclo 2019Diamo con regolarità sui nostri canali informazioni sull’Associazione Lunghi Cammini e invitiamo a sostenerla. Molti gruppi della Compagnia dei Cammini per esempio lasciano il fondo cassa residuo. Perché il progetto di usare il cammino come strumento educativo per minori in difficoltà, per minori con pendenze penali, è molto interessante e socialmente utilissimo. Da quando Isabella Zuliani ha trovato l’energia per fondare in Italia questa associazione, che propone una modalità che è già applicata da anni soprattutto in Belgio e in Francia, noi cerchiamo di portare il nostro piccolo contributo alla causa.

    Ecco che ci fa molto piacere la pubblicazione di questo libro curato dall’associazione Lunghi Cammini. È un libro che in parte riporta interventi tenuti al convegno “Camminare non stanca” svoltosi a Mestre nel novembre 2018, più interventi specifici per questa pubblicazione e anche traduzioni di documenti di Seuil. Alcuni testi sono di autori già conosciuti nel mondo dei cammini: Bernard Ollivier, Duccio Demetrio, Andrea Bellavite, la stessa Isabella Zuliani. Altri sono interventi di psicologi, educatori, assistenti sociali, coinvolti a vario titolo nel progetto.
    Apparentemente sembra un libro tecnico, rivolto agli specialisti, a chi questi progetti vuole attivarli. Perché contiene anche relazioni sulle procedure, sui passaggi burocratici, sulle modalità organizzative. Ma poi leggere sia gli aspetti umani, le relazioni degli accompagnatori e i feedback dei ragazzi, sia gli aspetti più tecnici, aiuta a capire cos’è veramente questo processo curativo educativo, al di là dei romanticismi della “bella idea”.

    Per esempio fare gli accompagnatori è difficile, comporta una stabilità interiore, solidità emotiva e capacità di mettersi in discussione e di ascolto. Per cui gli accompagnatori hanno avuto problemi, leggerli smitizza ma fa amare ancora di più l’innovazione di questa idea. Perché se funziona nell’80% dei casi, il restante numero di fallimenti o non successi aiuta a crescere tutti, gli educatori e gli psicologi, gli accompagnatori e i ragazzi stessi.

    Isabella Zuliani sarà ospite della Festa lenta dei viandanti a Feltre dal 25 al 27 ottobre, quindi potremo approfondire.

  • Luigi Nacci – “Trieste selvatica”, Laterza 2019

    Luigi Nacci – Trieste selvatica, Laterza 2019Di solito recensisco libri dedicati al camminare in questa rubrica, questo libro esce un po’ dal tema, ma solo un po’. È il nuovo libro di Luigi Nacci, amico e collega nella Compagnia dei Cammini, che dopo “Alzati e cammina” e “Viandanza” ha scritto per la prestigiosa collana Contromano di Laterza “Trieste selvatica”. Un viaggio sentimentale nella sua città. Che parte dal centro, e racconta episodi sulla letteratura di questa città di confine, vissuta da Slataper, Joyce, Svevo, Tomizza, Magris, Rumiz… ma poi indossa gli scarponi grossi, e si avvia verso la montagna, verso i grembani, i sassi taglienti. Giunti infatti a metà del libro, superate le periferie delle minoranze slave, Nacci ci invita a metterci in cammino da Campo San Giacomo lungo la pista ciclopedonale ricavata sulla ferrovia dismessa che porta in Val Rosandra, porta al Carso. E qui Trieste si fa decisamente più selvatica: labirinto di sassi, boscaglie, doline, foibe, trincee. Ci sono boschi e foreste sterminate, luoghi in cui si è combattuto, ci si è vendicati spietatamente, si sono nascoste prove di stragi feroci, e allo stesso tempo rifugi per vagabondi pacifici, viandanti senza bandiera che non conoscono l’odio. Il selvatico batte alle porte del centro.

    Ma il colpo di scena arriva nell’ultima parte del libro. Luigi Nacci allarga ancora l’orizzonte, ci porta fino in Istria, ci racconta che Trieste è anche qui, che non si può capire l’una senza l’altra. E la Trieste selvatica allora è anche quella parte dell’Istria così misteriosa, popolata da un popolo antico, i Cici, antichi pastori profughi valacchi, ma pochissimo popolata, terra povera ma tanto vera, stiamo parlando della Ciceria. E gli scarponi diventano quindi essenziali per visitare questa Trieste dilatata verso la Slovenia e la Croazia, questa Trieste che dai caffè letterari e dal Molo Audace l’autore, anche lui audace, lega con filo sottile ai diversi in un gesto di pacificazione.

    Siamo felici del successo del libro di Luigi, da due mesi è in cima alle classifiche di vendita nella sua regione. I suoi racconti Luigi Nacci li condivide sempre con gioia e passione anche con i viandanti che accompagna sul Carso, in Ciceria, o da Lubiana a Trieste, o negli altri luoghi dell’Est con i viaggi della Compagnia dei Cammini.

  • Massimiliano Cremona, Fabrizio Pepini – “La Via del Trasimeno a piedi”, Ediciclo 2019

    Massimiliano Cremona e Fabrizio Pepini, La Via del Trasimeno a piedi, Ediciclo, 2019È nato un nuovo cammino. Ne stanno nascendo tanti, questo ci piace. Per lo spirito che lo anima, perché è nato dal basso, senza tanto spreco di soldi pubblici.

    Conobbi Fabrizio Pepini durante una intervista su Radio Capital, in cui raccontava la sua storia di malato di linfoma mantellare incurabile, che grazie al cammino aveva fermato la malattia. Sostenni la pubblicazione di un libro che raccontasse una vicenda così significativa, lui chiese l’aiuto del suo amico Massimiliano Cremona per la stesura, e nacque il libro “Camminare guarisce”, di cui fui editore. Il gruppo di amici che cammina con Fabrizio si costituì in associazione, Camminare Guarisce appunto, e da alcuni anni, oltre a camminare tantissimo, promuovono inziative (vogliono “gridare al mondo che il cammino è un luogo terapeutico per tutti”). Tra le quali il lancio di un cammino da loro ideato, di cui ora Ediciclo pubblica la guida. La Via del Trasimeno è un cammino intorno al lago in 7 tappe e 160 km totali.

    Il Trasimeno è in Umbria, e il cammino ideato da Fabrizio Pepini solo per un tratto costeggia l’acqua, per la gran parte attraversa i territori collinari intorno. È un cammino laico, ma ha la sua credenziale. E Pepini vuole utilizzarlo come laboratorio a cielo aperto di cammino-terapia.
    La Via del Trasimeno si svolge per la quasi totalità su sentieri e strade bianche, è un percorso dolce, non ci sono strappi ripidi, e quindi è adatto sia come terreno per cammino-terapia, sia per chi si avvicina al mondo dei cammini.
    La guida è un libretto completo di tante informazioni, si percepisce che è stato scritto da due veri appassionati. Ogni tappa ha la mappa, il profilo altimetrico, la descrizione, l’elenco delle strutture ricettive, e i luoghi di interesse da visitare. In più ci sono consigli utili per preparare il cammino, informazioni sulla cammino-terapia e un elenco di tante realtà che in Italia propongono attività di terapia camminando.
    La Via del Trasimeno ha anche un sito web, dove si possono scaricare anche le tracce gps.

  • Davide Sapienza – “Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”, Bolis edizioni 2019

    Davide Sapienza – Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione – Bolis edizioni 2019Davide Sapienza, scrittore amico della Compagnia dei Cammini (collabora con noi da anni), ha appena pubblicato “Il geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”, una collezione di scritti per riflettere sulla geografia come atto poetico “emozionale”, partendo dalla definizione “scrittura della terra”. La geografia è una filosofia, in fondo ci si interroga sul “dove siamo”, sul “da dove veniamo e dove andiamo”.
    Una frase importante sui cui riflettere, poco dopo aver iniziato la lettura del libro di Sapienza è: “l’ecologia è prima di tutto un fatto spirituale, poi intellettuale e infine pratico”. Sono d’accordo!
    I padri del pensiero di Sapienza sono Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson, Walt Whitman, Jack London, fino a Barry Lopez, e questo bel libro si pone nella loro scia.
    Una questione importante è riflettere su come la geografia stia uscendo dalla cultura, ed è un fatto grave. La geografia è stata tolta dalle materie scolastiche della scuola pubblica dai decreti dei politici degli ultimi anni. Errore gravissimo, a cui si deve riparare. Storia e geografia, memoria e poesia dei luoghi. È da questo che dobbiamo ripartire. Perché la non conoscenza della geografia, e del nostro territorio, la mancanza del legame emozionale con la terra, porta inevitabilmente al disinteresse, al consumo e alla cementificazione del suolo, togliendo alla madre Terra il rispetto e la poesia che dovremmo attribuirle.

    Dopo il testo iniziale, che pone le basi teoriche della geopoetica, seguono altri 8 scritti, come se fossero brani di un album musicale, tracce diverse, che parlano di argomenti diversi (la valle dell’Occhio, i cairn o ometti di pietra, che sono anche il logo della Compagnia dei Cammini, il Nordland norvegese, il ragazzo selvaggio dell’Aveyron, il cantante Neil Young, il pittore Giovanni Segantini…) ma lo stile è unico, un mix di musiche e armonie in una lunga camminata sul come la geografia sia una forma alta di poetica della Terra.
    Apprezzo il libro, e l’evoluzione del lavoro di Davide, che considera questo un suo “testamento”. Da questo “album” la sua scrittura potrà rinascere e ripartire verso nuovi orizzonti, ampi e luminosi.

  • Angelofabio Attolico, Claudio Focarazzo, Lorenzo Lozito – “Il Cammino Materano”, Terre di Mezzo 2019

    Angelofabio Attolico, Claudio Focarazzo, Lorenzo Lozito – Il Cammino Materano, Terre di Mezzo 2019È l’anno di Matera, ormai tutti lo sanno. Capitale europea della cultura, ci si augura che sarà una opportunità per queste belle terre, anche se già fioccano le polemiche.
    Che a noi camminatori interessano poco. Come scrive Paolo Rumiz nell’introduzione: “Qualsiasi pretesa di rilancio turistico, come nel caso di Matera, rischia di ridursi al moltiplicarsi di bed&breakfast e al rincaro dei prezzi immobiliari, se non si prende atto che oggi il tempo del turismo ignorante è morto e sepolto… È dal cammino, dalla paziente riconquista del territorio, che può ripartire la riconquista dell’Italia”.

    Ci piace l’idea di arrivare a Matera a piedi, e questo è il momento giusto per lanciare il Cammino Materano, chiamato anche Via Peuceta, perché arriva a Matera partendo da Bari e attraversando i territori che furono popolati dai Peuceti, popolazione italica delle Murge.
    Da Bari ci vogliono 7 giorni per arrivare a Matera, percorrendo i 165 km del cammino. Peccato che la percentuale di asfalto sia piuttosto alta, il 50%. Il cammino è segnato, con frecce gialle, segni giallo-verdi, e adesivi nei tratti urbani.

    La guida, appena pubblicata da Terre di Mezzo, contiene tutto quello che serve per partire. Descrizione delle tappe, mappe, elenco strutture ricettive e dove mangiare, luoghi di valore storico da visitare, e qualche approfondimento su eccellenze del territorio.
    Le tracce gps, invece, si scaricano gratuitamente sul sito del Cammino Materano.
    Dove si può richiedere anche la credenziale da timbrare lungo il cammino, che darà poi diritto al testimonium.

    Anche la Compagnia dei Cammini si sta organizzando, e a breve lanceremo una data per percorrere il cammino con un primo gruppo che andrà a sperimentare il cammino, con la speranza che vada tutto per il meglio e che questo cammino diventi un successo.

    Angelofabio Attolico, Claudio Focarazzo, Lorenzo Lozito – “Il Cammino Materano”, Terre di Mezzo 2019

  • E. Sgarella – “Il Cammino nelle Terre Mutate”, Terre di Mezzo 2019

    E. Sgarella – Il Cammino nelle Terre Mutate, Terre di Mezzo 2019Il Cammino nelle Terre Mutate è innanzitutto un cammino solidale. Un viaggio da Fabriano all’Aquila lungo il sistema di faglie che dal 1997 a oggi ha sconvolto e “mutato” l’Appennino Centrale, all’interno di due tra i più importanti Parchi nazionali italiani: i quello dei monti Sibillini e quello del Gran Sasso e dei monti della Laga. Il percorso si snoda lungo 257 km, in 14 tappe e attraversa luoghi di splendore naturalistico e numerose città d’arte e spiritualità come Fabriano, Norcia, Matelica e Camerino.
    Il cammino nasce dall’esperienza della Lunga Marcia per L’Aquila, esperienza che ogni anno porta tanti camminatori nei luoghi colpiti dal terremoto tra il 2009 e il 2017.
    Un itinerario per contribuire alla rinascita di una terra trasformata, nella fisionomia e nell’anima, e tornare cambiati. La guida appena pubblicata contiene tutte le informazioni per mettersi in cammino: le cartine dettagliate, le altimetrie, i dislivelli, la descrizione del percorso, le possibili varianti, le ospitalità e i luoghi da visitare. E per ogni tappa le storie di chi è rimasto, di chi in quei luoghi vuole vivere e che camminando potrete incontrare.
    Il Cammino nelle Terre Mutate attraversa la colonna portante dell’Italia: gli Appennini. È nato e cresce dal basso. Veramente. Molte persone negli ultimi sette anni si sono incontrate e hanno iniziato a provare a far qualcosa per i luoghi dell’Italia centrale; a pensare e muoversi intorno alle macerie che i terremoti hanno lasciato dietro di loro. Il camminare ha unito le persone e pian piano si è formata una comunità che è cresciuta fino a portare alla realizzazione di questo Cammino, appunto di comunità. Tra queste un ruolo importante l’ha anche avuto Daniele Moschini, guida della Compagnia dei Cammini, che di questo percorso è uno dei coordinatori e tracciatori.
    La Compagnia dei Cammini è la prima realtà che accompagna gruppi su questo cammino, proprio perché uno degli ideatori è la nostra guida Daniele Moschini. Il primo gruppo sarà dal 20 al 28 luglio, da Ussita a L’Aquila, ecco la scheda.

  • “Parlami di te” (film), regia di Hervé Mimran, Francia 2018, Bim distribuzione

    Parlami di te, regia di Hervé Mimran, Francia 2018, Bim distribuzioneAbbiamo visto in anteprima per voi il film Parlami di te, che esce nelle sale il 21 febbraio. Film francese, il titolo originale è Un Homme Pressé (Un uomo di corsa) che è anche il titolo del libro autobiografico del manager Christian Streiff. Il film racconta la vita di Alain Wapler, un antipatico manager del settore auto (un Marchionne francese, per capirci, il vero Streiff era l’amministratore delegato di Airbus e di Peugeot Citroen) che viene colpito da ictus, non si vuole arrendere ai nuovi limiti imposti dalla perdita soprattutto della verbalizzazione (confonde le parole e le sillabe), comincia a vedere con occhio nuovo la figlia di cui si era praticamente dimenticato, e si accorge dell’umanità anche grazie alla ortofonista, una giovane donna in cerca di se stessa e della madre biologica. Dopo che gli squali del mondo imprenditoriale lo fanno fuori, Wapler riscopre finalmente l’umanità, e lo fa mettendosi in cammino verso Santiago. Ecco che il tono del film cambia, si esce dal cemento e si entra nella natura, il protagonista riscopre il senso di una vita più vera, e ritrova l’amore della figlia.

    Ottima l’interpretazione del grande Fabrice Luchini, anche se il film è un po’ debole, forse la sceneggiatura doveva osare di più, il grande cambiamento in fondo non c’è, non per niente nella storia reale Streiff ritorna a fare il manager, mentre io conosco imprenditori che dopo aver percorso il cammino di Santiago hanno proprio cambiato vita e si sono dedicati al prossimo in modo filantropico.
    Però è un film piacevole, dove vincono i valori della lentezza contro la fretta, del camminare contro il culto del successo.

  • Fabrizio Ardito – “La Via di Francesco”, Touring Club 2018

    Fabrizio Ardito, La Via di Francesco, Touring Club 2018La Via di Francesco, raccontata in questo nuovo libro con testi e foto da Fabrizio Ardito, parte dal Santuario di La Verna e arriva a Piazza San Pietro a Roma passando per Città di Castello, Gubbio, Assisi, Foligno, Spoleto, Rieti, 440 chilometri in 22 tappe. Divise in 3 sezioni: da La Verna ad Assisi (Via di Francesco Nord), da Assisi a Piediluco (Via di Francesco Sud) e da Piediluco a Roma la parte nel Lazio.
    La comodità di questa divisione in 3 sezioni è evidente: l’Italia centrale è facilmente raggiungibile, e le tre sezioni sono ognuna circa una settimana di cammino; ecco che, se non disponete a breve di 22 giorni consecutivi, potete pensare di organizzare l’intero cammino percorrendone una settimana per volta.

    Il libro non è una guida, non ha il formato tascabile, ma è uno strumento sia per invogliare al cammino, se stessi o gli amici, corredato di bellissime foto, oppure è utilizzabile come ricordo del cammino percorso, da sfogliare nei momenti di nostalgia.
    I testi descrivono il percorso e raccontano con l’ausilio delle foto i focus del cammino, i luoghi magici che in questo percorso tra Toscana, Umbria e Lazio sono davvero tanti.
    Conclude il libro un capitolo sugli altri cammini sacri in Umbria.

    Fabrizio Ardito, noto divulgatore, autore di molte pubblicazioni, si è negli ultimi anni dedicato ai cammini, e ci ha raccontato nei suoi libri il monte Athos, il cammino di Santiago, la via Francigena e ora la Via di Francesco. E grazie alle sue fotografie di qualità il racconto utilizza due linguaggi in sinergia tra oro.

  • Paolo Cognetti – “Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”, Einaudi 2018

    In cammino nel Dolpo

    Paolo Cognetti. Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya. Einaudi, 2018Paolo Cognetti, diventato molto famoso con il romanzo Le otto montagne, ama la montagna (vive in una baita a 2000 metri in Val d’Aosta) e per festeggiare i suoi 40 anni è partito per un cammino di gruppo in una regione del Nepal al confine con il Tibet, alla ricerca della montagna vera. Il Dolpo è un piccolo Tibet, e qui Cognetti ha camminato per 300 chilometri, superando anche 8 passi oltre i 5000 metri.

    L’ispirazione a visitare quella regione gli è venuta leggendo il famoso libro di Peter Matthiessen Il leopardo delle nevi, e ne ha seguito le tracce. Cognetti scrive bene, e leggere il suo diario di cammino è piacevole. Accompagnato da una carovana di portatori, cuochi, una guida locale, alcuni amici fidati, e un cane, Kanjiroba (che li ha seguiti per molti giorni e nel quale Cognetti rivede lo spirito reincarnato di Matthiessen), ha camminato per valli e villaggi, ha combattuto con il mal di montagna sui passi a cinquemila metri, e ha cercato di conoscere la cultura locale, che in quella regione è più tibetana che nepalese. (LG)

  • Luigi Gatti – “Il cammino dei Giappone. Shikoku e gli 88 templi”, Mursia 2018

    Luigi Gatti, Il cammino dei Giappone - Shikoku e gli 88 templi, Mursia 2018Molti camminatori curiosi, a caccia di nuovi cammini in giro per il mondo, cammini dove l’elemento spirituale si coniuga con quello naturale, si saranno imbattuti e avranno favoleggiato sul Cammino degli 88 templi in Giappone. Io sono uno di questi. Da anni lo corteggio, lo studio, me lo tengo caro nella mia personale lista dei desideri. Il merito di Luigi Gatti è di essere il primo a averne scritto in italiano. Il libro “Il cammino del Giappone. Shikoku e gli 88 templi” è l’ideale per farvi venire la voglia di percorrerlo. Luigi Gatti è arrivato al Giappone per caso, conoscendo una ragazza giapponese sul Cammino di Santiago. Ma niente sul cammino è per caso, ed ecco che Gatti ha cambiato vita, il lavoro e il cuore lo hanno portato in Giappone, e il libro ci racconta il suo progressivo avvicinamento al Cammino degli 88 templi. Per chi non lo conosce, questo cammino ha radici antichissime, medievali, e collega appunto 88 templi dell’isola di Shikoku, nel sud del Giappone. 1200 chilometri da percorrere in due mesi. O percorrerne una parte. Il racconto di Gatti è affascinante, sa dosare le informazioni storiche sui templi e sul fondatore di questo cammino, Kōbō-Daishi, un monaco buddista vissuto nell’VIII secolo d.C., maestro spirituale sulle cui orme si mettono migliaia di pellegrini ogni anno, ma Gatti ci racconta anche gli usi e costumi del Giappone di oggi, e tanti consigli pratici per chi volesse intraprendere questa esperienza davvero profonda.
    È un cammino con una ritualità antica da seguire, fatta di tante attenzioni, imparando da questo cammino a prendersi cura di se stessi e degli altri.
    L’autore ha anche una pagina facebook dedicata al cammino giapponese, se volete darci una sbirciatina.

    Ma l’interesse per questo cammino in Italia è in aumento, già che ci sono vi segnalo anche un sito web in italiano aperto un paio di anni fa da un altro appassionato, Francesco Angiolini: www.shikoku88.it

    Mi sento dunque di consigliare il libro di Gatti a tutti i camminanti curiosi e alla ricerca di nuovi cammini, a me ha rafforzato la voglia di partire per il Giappone! (LG)

  • Thomas Reinertsen Berg – “Mappe. Il teatro del mondo”, Vallardi 2018

    Thomas Reinertsen Berg. Mappe – Il teatro del mondo. Vallardi 2018Ogni volta che leggo un libro così, una volta finito, mi alzo ma poi mi risiedo. Perché? Perché è uno di quei libri che ti proiettano indietro nel tempo così tanto e poi, man mano che attraversi i secoli della Storia passata su mappe e cartine, quando lo hai finito non capisci a che mondo appartieni. Per questo devi sederti nuovamente. La percezione del mondo stesso cambia scorrendo tutta la storia della cartografia che c’è qui. Il sottotitolo già molto ci fa capire: il teatro del mondo. Esatto. Il mondo esibito come spettacolo teatrale attraverso le mappe che sono la scena, il teatro appunto, dove l’uomo ha rappresentato l’ignoto, i propri desideri di avventura e conquista.

    L’autore, Reinertsen Berg Thomas, che conosce e ha studiato ogni libro, volume o citazione possibile sulla cartografia non tralascia nulla. Il libro si apre con la raffigurazione del primo atlante moderno del fiammingo Abramo Ortelio del 1570. Appunto il “theatrum orbis terrarum”. Ovviamente c’è la cartografia del nord Europa da dove proviene Berg ma anche il mondo greco, le proiezioni di Tolomeo, le carte su papiro degli egiziani e quelle babilonesi. La cartografia romana che comprendeva anche mappe urbane, la mappa di Bedolina di tremila anni fa incisa su roccia. Insomma si passa dal mondo antico a quello moderno.

    Che mappe rappresentavano gli uomini che vivevano migliaia di anni fa? Quale era il loro rapporto con lo spazio che li circondava e come lo rappresentavano? Quale cammino abbiamo dovuto intraprendere come esploratori, geografi, cartografi per passare dalle pitture rupestri e a quelle incise direttamente sulle rocce fino ad arrivare a Google Earth? Berg ci racconta la Storia di popoli e nazioni attraverso la cartografia. Usando fotografie e riproduzioni che hanno segnato uno spartiacque nella conoscenza delle mappe e delle origini dell’uomo, riesce ancor di più a farci entrare in questa storia, la nostra storia, per capire chi siamo stati e chi siamo ora. (Daniele Moschini)

  • Maria Teresa Natale e Priscilla Polidori (a cura di) – “In cammino sulla via Appia nel Lazio: al passo con la storia tra Roma e il Garigliano”, Regione Lazio/Mibact/Laboratorio Web per la cultura

    La Via Appia è un progetto importante di cammino, ma ancora lontano dal diventare realtà nella sua completezza, perché richiede interventi strutturali significativi, e finanziamenti statali ed europei. Che forse stanno arrivando, anche grazie al lavoro promozionale di Paolo Rumiz.
    Ma ci sono già camminatori che scalpitano, ecco che oggi vi segnaliamo una piccola guida del tratto della Via Appia antica nel Lazio, sono 8 tappe da Roma a Garigliano, ai confini con la Campania. Passando per Genzano, Latina, Terracina, Fondi, Formia. Sono 8 giorni di cammino, la guida è piena di approfondimenti storici, e contiene dei QRcode per ulteriori suggestioni culturali. Anche se di piccolo formato, nelle 120 pagine molto fitte trovano posto informazioni pratiche, una mappa laterale con i punti di interesse e il tipo di terreno su cui si cammina, insomma, se volete un assaggio della Via Appia, eccovi accontentati!
    La curatrice, Maria Teresa Natale, è presidente di una piccola associazione che con il progetto APPasseggio promuove il cammino lento soprattutto a Roma e nel Lazio.
    La Via Appia, un cammino che è un vero e proprio tuffo nella storia a piedi!

  • Rebecca Solnit – “Storia del camminare”, Ponte alle Grazie 2018

    Rebecca Solnit, Storia del camminare, Ponte alle Grazie 2018Ecco una buona notizia per tutti i camminatori! Il libro di Rebecca Solnit “Storia del camminare”, uscito la prima volta in italiano per Bruno Mondadori nel 2002, era da tempo introvabile, per il fallimento di quella casa editrice. Ora Ponte alle Grazie ha fatto la cosa giusta: ha ripubblicato l’opera “Wanderlust. A history of walking”, uno di quei libri che non potete non leggere, se amate il camminare. Intanto, chi è Rebecca Solnit? Una giornalista, o meglio, una intellettuale che si occupa di argomenti diversi, sempre con visione profonda e controcorrente. Californiana, cultura di sinistra, tra gli altri suoi testi ricordo “Speranza nel buio. Guida per cambiare il mondo” e “Un paradiso all’inferno”.

    Quando uscì nel 2002, per noi giovani camminatori fu una grande scoperta. Ci fece capire che il camminare non era una attività da relegare nella sfera del tempo libero, il camminare era un gesto importante dal punto di vista filosofico, sociale e politico.

    Ecco l’inizio del libro:

    “Da dove si comincia? I muscoli si tendono. Una gamba è il pilastro che sostiene il corpo eretto tra cielo e terra. L’altra, un pendolo che oscilla da dietro. Il tallone tocca terra. Tutto il peso del corpo rolla in avanti sull’avampiede. L’alluce prende il largo, ed ecco, il peso del corpo, in delicato equilibrio, si sposta di nuovo. Le gambe si danno il cambio. Si parte con un passo, poi un altro e un altro ancora che, sommandosi come lievi colpi su un tamburo, formano un ritmo: il ritmo del camminare. La cosa più ovvia e più oscura del mondo è questo camminare, che si smarrisce così facilmente nella religione, la filosofia, il paesaggio, la politica urbana, l’anatomia, l’allegoria e il crepacuore”.

    Per 450 pagine la Solnit ci offre un approfondimento colto, che spazia dalla storia alla filosofia, dalla politica all’arte, da Wordsworth a Kierkegaard, da Thoreau a Martin Luther King e Gandhi, dal perché l’uomo è diventato bipede alla storia dell’alpinismo.
    Secondo Rebecca Solnit il valore del camminare è la lentezza, lei sostiene che la mente, come i piedi, lavori alla velocità di circa 4 chilometri all’ora. Per cui la vita moderna è troppo accelerata, e l’uomo deve rallentare. La storia del camminare della Solnit ci parla di tempo, dello spazio e della coscienza del mondo, attraverso il semplice gesto di mettere un piede avanti all’altro.
    Questo bel saggio non può mancare nelle biblioteche di tutti i camminatori!
    (Luca Gianotti)

  • A cura di Andrea Degl’Innocenti e Daniel Tarozzi – “E ora si cambia”, Terra Nuova Edizioni 2018

    A cura di Andrea Degl’Innocenti e Daniel Tarozzi, E ora si cambia, Terra Nuova Edizioni 2018Questo libro è frutto di un progetto bello e ambizioso. Italia che Cambia ha scelto 17 temi che coinvolgono la nostra vita e la nostra società, e ha avviato su ognuno una riflessione per un cambiamento nella direzione dell’equità, della sostenibilità, della felicità individuale e collettiva. I temi sono: ambiente, clima, agricoltura, energia, economia, imprenditoria, lavoro, rifiuti, mobilità, abitare, salute, educazione, comunicazione, tematiche di genere, disabilità, legalità, viaggiare. Ha scelto 100 esperti che avessero le caratteristiche di riflettere su quale cambiamento fosse possibile e in che modo, per migliorare la nostra vita, la nostra società, il nostro futuro. A piccoli gruppetti di 5 o 6 li ha fatti incontrare, e con un facilitatore per convogliare il dibattito, li ha fatti pensare e buttar giù proposte. Da quegli incontri è nato questo libro. Che raccoglie in modo sintetico e schematico quegli incontri, a cui ho preso parte anche io, nel gruppo sul turismo e sul viaggiare. È stato molto interessante, e il libro è uno strumento utilissimo. Per impegnarci prima di tutto come cittadini e come persone, ma poi ci sono impegni supplementari se si è imprenditori o amministratori pubblici. Orientare la propria vita al cambiamento in tutti i settori, per essere l’avanguardia che fa scattare la molla del cambiamento. Perché i nostri figli e i nostri nipoti si meritano una Italia e un mondo migliore, e invece, se va così, rischiano di trovare un paese sempre più malato e bloccato (e finirà che scapperanno tutti, se ci sarà dove scappare). Quindi forza, rimbocchiamoci le maniche, diamo il buon esempio senza trovare scuse, e questo libro è uno strumento che ci può aiutare. (LG)

  • Nan Shepherd – “La montagna vivente”, Ponte alle Grazie 2018

    Nan Shepherd, La montagna vivente, Ponte alle Grazie 2018Questo libro ha una storia lunga e interessante: Nan Shepherd (1893-1981) era scozzese di Aberdeen, e alla sua regione dedicò la vita, fu poetessa e scrittrice, fu insegnante di letteratura, camminò per quaranta anni gli altopiani e le montagne del Cairngorm, ora un grande parco nazionale, a ovest di Aberdeen. “La montagna vivente” fu scritto negli anni della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945 la Shepherd lo fece leggere al romanziere Neil Gunn, che lo lodò e ne fu colpito, ma le scrisse che forse sarebbe stato difficile trovare un editore. A quel punto la Shepherd lo mise in un cassetto e lì rimase per più di 30 anni, quando ormai anziana, lo tirò fuori e lo fece pubblicare, in sordina, nel 1977. Ma pian piano in Gran Bretagna è diventato un libro di culto, al punto che il grande scrittore, da noi molto amato, Robert Macfarlane (Le antiche vieLuoghi selvaggi), autore qui di una lunga introduzione, lo considera uno dei libri di viaggi e di cammino più importanti mai pubblicati. La stessa Nan Shepherd è tornata in auge, e da poco il suo ritratto campeggia sulla nuova banconota da 5 sterline scozzesi. Ottimo quindi che finalmente Ponte alle Grazie l’abbia pubblicato in italiano, perché questo è un libro speciale, scritto benissimo. Ritratto di Nan Shepherd sulla banconota di 5 sterline scozzesiNella bella introduzione Robert Macfarlane fa notare come quasi tutta la letteratura alpinistica sia maschile, e racconti la conquista della vetta, mentre Nan Shepherd si inserisce a pieno titolo, raccontando non le cime, ma un altopiano tra le cime. E per Macfarlane questo libro è all’altezza del miglior Chatwin.

    La Shepherd si colloca nella tradizione dei naturalisti anglosassoni, che sanno osservare i piccoli dettagli che la natura ci offre, e poi alzare lo sguardo e descrivere i paesaggi ampi, aerei, tutto intorno. Shepherd in particolare ama i colori e trova sfumature di colore sempre diverse in ogni cosa: l’acqua dei torrenti e dei laghi la vede verde, o trasparente ghiacciata, o azzurra, o viola, così come una tormenta di neve o un cielo.
    “I pendii, di per sé perlopiù marroni, si fanno azzurri non appena li vediamo rivestiti d’aria. Assumono ogni tonalità d’azzurro, dal bianco latte opalescente all’indaco. Il loro azzurro si fa più opulento quando la pioggia è nell’aria. Allora le gole sono viola. Le tinte della genziana o della speronella, abitate dal fuoco, si annidano negli avvallamenti. Questi azzurri carichi hanno un effetto emozionale maggiore di quello che può produrre un’aria asciutta. Il blu ceruleo non commuove, ma la gamma dei viola può turbare la mente come fa la musica.”

    Il valore di questo libro sono i piccoli pensieri profondi che la Shepherd fa osservando la natura. Un esempio: mentre descrive il Loch (lago) Avon, riflette sul rischio che questo luogo di silenzio possa in futuro essere violato da strade per fuoristrada o da funicolari, che ne rovinerebbero gran parte della magia: “Qui il bene della maggioranza non ha valore. Talvolta l’esclusività è necessaria, non in nome del rango o della ricchezza, ma di quelle qualità umane che possono apprezzare la solitudine”. E poco più avanti: “Io trovo che la tribù parlante desideri ricevere dalla montagna delle sensazioni. Non stupisce che i novizi facciano lo stesso (anch’io lo desideravo). Vogliono la veduta eccezionale, il picco terrificante, sorsi di birra e di tè invece che di latte. Eppure la montagna mi si concede in maniera più completa quando non ho una destinazione, quando non raggiungo alcun luogo particolare, ma sono uscita semplicemente per stare con lei come quando si fa una visita a un amico, senza altra intenzione che stare con lui”.

    Anche quando racconta i fatti umani, Nan Shepherd ci lascia perle di saggezza. L’uomo è un piccolo ingranaggio della natura, e l’autrice lo studia come studia il piviere tortolino o lo scricciolo. Per esempio, è molto colpita dai tanti morti che queste montagne selvagge hanno fatto negli anni in cui lei le frequenta, e nel raccontare la terribile morte di due giovani, sopresi da una bufera di neve e ritrovati congelati, commenta: “Commisero, immagino, un errore di giudizio, ma io non posso giudicarli. È infatti il rischio che noi tutti dobbiamo correre quando accettiamo di assumerci la responsabilità di noi stessi in montagna, e finché non l’abbiamo fatto non possiamo saperlo”.

    Ogni tanto, nelle pennellate di colore che Nan Shepherd fa dei monti su cui cammina, c’è qualche cenno all’attualità, quando per esempio cammina di notte senza luna, in una notte nuvolosa e con l’oscuramento dovuto alla guerra, per raggiungere un posto sopraelevato da cui ascoltare le notizie trasmesse alla radio. La storia delle umane vicende entra nella natura in punta di piedi, perché è una grande terribile guerra, ma è una piccola cosa se confrontata con i tempi e le dimensioni della natura. Nan Shepherd questo lo sa.
    Come in un altro passo, quando commentando il fatto che nel 1940, a causa dell’urgente bisogno di legname per la guerra, il bosco è stato tagliato pesantemente, scrive, rassegnata ma consapevole della forza della natura: “Crescerà di nuovo, ma per un po’ la terra resterà sfregiata e gli esseri viventi – le cince dal ciuffo, i timidi caprioli – spariranno”.

    Concludo con una lode per l’editore Ponte alle Grazie, sempre attento, creativo e originale nelle sue proposte. Da qualche mese ha scoperto il mondo del cammino, con la collana Passi, e ci sta proponendo letture davvero pregevoli. (LG)

  • Andrea Mattei – “L’arte di fare lo zaino”, Ediciclo 2018

    Andrea Mattei, L’arte di fare lo zaino, Ediciclo 2018Partiamo da cosa questo libro non è. Non è un manuale che vi spiega come fare lo zaino, cosa portare o non portare, come distribuire i pesi al suo interno, nessuna lista o consigli su come caricarsi lo zaino sulle spalle. Il titolo in effetti è fuorviante, probabilmente giocato dalla casa editrice per marketing. Avrebbe calzato meglio il titolo “Zaino compagno fedele” oppure “Zaino leggero in libera strada”. Perché il libro di Andrea Mattei è in primis una dichiarazione d’amore per il proprio zaino, e un elogio della leggerezza, del togliere per essere più felici. L’arte del togliere, piuttosto. Non a caso il libro si apre con una citazione di Henry David Thoreau: “Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno”.
    Poi il libro prosegue con la disamina storica degli oggetti che comunemente si trovano nello zaino, e che fanno ricco il viandante: sapevate la storia della spilla da balia, o del cerotto, o del coltellino svizzero? Qui le trovate, insieme a quelle di cerniera lampo, taccuino, matita, bordone (il bastone del pellegrino), il sapone di Marsiglia, il pile (con la vita avventurosa di Yvon Chouinard, creatore di Patagonia).

    La storia che più mi ha colpito è quella dello zaino stesso: fin dai tempi antichi si usava lo zaino, anche il cacciatore Otzi lo aveva, ma poi fu un riparatore di biciclette norvegesi, Bergan, inventore anche degli attacchi da sci, che nel 1908 fece la prima modifica verso lo zaino moderno, applicando un ramoscello di ginepro allo zaino a sacco, e inventando la prima struttura rigida esterna. Perfezionata da Kelty, grande camminatore californiano, che sostituisce negli anni cinquanta il legno con un leggerissimo telaio in alluminio, facendo così nascere quegli zaini enormi che hanno fatto la storia, quelli degli autostoppisti e campeggiatori anni settanta, per intenderci.
    È poi nel 1967 che l’alpinista Greg Lowe porta il telaio all’interno, rendendo lo zaino più compatto, e siamo agli zaini di oggi.

    Il libro di Andrea Mattei si conclude con i testi di sei “viandanti illustri”, come li definisce lui, tra i quali mi onoro di essere incuso. Paolo Rumiz, Enrico Brizzi, Luigi Nacci, Fabrizio Ardito, Roberta Ferraris e Luca Gianotti rispondono alle sue domande sul senso dello zaino, e ne escono bei ritratti del rapporto tra viandante e zaino, tra cui è divertente la risposta alla domanda se c’è un oggetto feticcio, anche superfluo, che portano nello zaino. C’è chi risponde una piccola statua di Ganesh in legno, chi l’armonica a bocca, chi il fazzoletto tricolore di un partigiano, chi un braccialetto in rame, chi un rosario greco (komboloi): a voi indovinare chi dei sei porta cosa.

    Andrea Mattei è un giornalista, con la passione del camminare. Lavora alla Gazzetta dello Sport, dove è riuscito a introdurre una rubrica sul camminare, seppure per ora solo sulla versione web. Se volete ascoltare l’intervista che gli ho fatto per la mia trasmissione L’arte del camminarela potete ascoltare qui. (LG)

  • AAVV – “Che cosa ho in testa. Immagini di un mondo in cui valga la pena” (a cura di Alberto Rollo), Baldini&Castoldi 2017

    AAVV – Che cosa ho in testa. Immagini di un mondo in cui valga la pena (a cura di Alberto Rollo) – Baldini&Castoldi 2017Un’antologia di trenta racconti di giovani scrittori e scrittrici italiani, liberi di spaziare partendo da un’esperienza, una visione, un dettaglio, un’avventura di un mondo in cui valga la pena muoversi, lavorare, vivere. Ne escono storie e scritture molto diverse, ma tutte interessanti. Tra queste, a sorpresa, il testo di Gaia Manzini, scrittrice milanese, autrice di alcuni romanzi interessanti e della sceneggiatura di Mia Madre insieme a Nanni Moretti, è dedicato al mondo dei cammini e in particolare al sottoscritto, Luca Gianotti. Il testo si intitola “I sentieri del ragno” e dipinge ad ampie pennellate la cultura dei cammini, e la filosofia innovativa che c’è dietro, la carica di controinformazione e di resistenza che si annida nel cammino, basta solo saperle cogliere. Grazie Gaia per questo! (LG)

  • Guia Risari, Giulia Rossi – “Elia il camminatore”, San Paolo 2018

    Guia Risari, Giulia Rossi – Elia il camminatore – San Paolo 2018Un libro per bambini, scritto da Guia Risari e illustrato da Giulia Rossi, e pubblicato da San Paolo, ci racconta la storia di Elia, un bambino che ha la passione del camminare, e per camminare in compagnia inventa tanti modi diversi e divertenti per farsi accompagnare nelle sue passeggiate da diversi animali. Guia Risari è laureata in filosofia morale, scrittrice, tiene corsi di scrittura anche nelle scuole. Un piccolo libro che fa riflettere sul valore della felicità condivisa (in cammino). Da regalare ai figli dei camminatori, camminatori del futuro. (LG)

  • Riccardo Finelli – “Il cammino dell’acqua”, Sperling&Kupfer 2017

    Riccardo Finelli - Il cammino dell’acqua - Sperling&Kupfer 2017Riccardo Finelli, giornalista e scrittore modenese, ha cominciato raccontare i suoi cammini nel 2012, quando pubblicò “Coi binari fra le nuvole” (Neo), il suo cammino lungo la ferrovia dismessa che collega Sulmona a Carpinone, la Transiberiana d’Italia. L’anno scorso invece ci ha raccontato il suo Cammino di Santiago in “Destinazione Santiago”. (Sperling&Kupfer).

    Pochi mesi fa è uscito invece “Il cammino dell’acqua”, il racconto di quando Finelli camminò da Milano a Roma seguendo non la Francigena o altri cammini, ma un percorso personale, da lui studiato, seguendo i corsi dei fiumi, in un viaggio a piedi di circa ottocentocinquanta chilometri. Dal Naviglio al Ticino, poi il Po, e dove si aggancia il Trebbia, via verso l’appennino lungo questo fiume. Poi l’Aveto, il Penna, il Taro, il Verde, il Magra, il Lucido, il Serchio, l’Arno, l’Elsa fino a Siena, l’Arbia, l’Orcia e il Paglia, fino alla confluenza di questo con il Tevere. E gli ultimi chilometri in barca per entrare a Roma dall’acqua.
    I fiumi sono dimenticati, abbandonati, spesso torturati e violati, ma sono un mondo da scoprire. E Finelli vive belle scoperte, incontra sul suo cammino persone e storie da raccontare.
    E il fatto che abbia inventato un cammino originale, in luoghi dove veder passare un camminatore era una sorpresa, gli ha consentito di vivere una esperienza senz’altro più ricca che non quella di camminare su un percorso in cui le persone del luogo si sono assuefatte ai viandanti.
    La sua conclusione è interessante: “mi sono convinto che non viaggiamo per raggiungere qualcuno o qualcosa, ma per soddisfare una pulsione primaria scolpita nei meandri del nostro DNA, come fosse il bisogno di bere o respirare. E ho cominciato a considerare gli abituali sogni a occhi aperti davanti a un atlante non solo come una mia personale fissazione, ma la naturale attitudine del pronipote di una stirpe quadrupede.”

    Essere nomadi per bisogno ancestrale, e diritto inalienabile a essere nomadi. (LG)

  • Camilla Dell’Agnola, Valentina Turrini – “Nel vivo” (CD), Tutl 2018

    Camilla Dell’Agnola, Valentina Turrini – Nel vivo – Tutl 2018Camilla Dell’Agnola e Valentina Turrini non hanno registrato un disco dal vivo, ma “nel vivo”. Sono entrate dentro alla natura, registrando le loro serenate, lamenti e altri canti dell’anima immerse nella natura stessa. Le foto di copertina del CD sono simboliche: Camilla e Valentina cantano piegate, con la bocca vicina al torrente o il viso nell’erba.
    La prima serenata ci fa capire qual è il concetto di “nel vivo”: è una serenata salentina, “Fiumi correnti”, cantata su un ruscello, e il rumore dell’acqua è il tappeto sonoro, la ritmica e l’armonia che si adatta al canto e alla quale il canto si adatta.
    Poi il rumore di acqua si fa più forte, più intenso, e si passa per magia alla canzone successiva, “Llorar cantando”, dalla Galizia, registrata con le due voci sotto una cascata, e ci si immagina le due autrici bagnate da capo ai piedi, cantando.
    Poi arriva un suono, alcuni strumenti, un tamburo, il vento ed è il bellissimo canto da Tuva, “Yrym chuve”, registrato tra le pietre del borgo abbandonato di Tiglietto, sulle montagne del Canavese. Una lode alla natura in canto difonico da ascoltare e di cui innamorarsi.
    La quarta melodia è intorno al fuoco, che scoppietta nella notte. “O Rusinot” è una serenata in dialetto modenese, e in lontananza ci sono pecore, e arriva di nuovo un torrente per la canzone successiva, “Sol che una volta”, registrato immersi nelle montagne del parco Gran Paradiso. Passa un rapace e canta anche lui.
    La sesta traccia è una ballata dalla Mordovia (Russia) “Voj murié”, parla di mare ma è registrata nei boschi del Gran Paradiso.
    Si passa a una ninna-nanna dalla Georgia, “Nanas get’qvi”, le cavallette e il rumore della paglia su cui si siedono Camilla e Valentina per cantare in una stalla abbandonata di Tiglietto.
    Ero io” è diversa, è un racconto di ispirazione sufi recitato da Sista Bramini, la regista e fondatrice della compagnia teatrale “O Thiasos TeatroNatura”, di cui anche Dell’Agnola e Turrini fanno parte. Un racconto sul mistero della Vita che rinasce dalla Morte.
    Riprendono i canti con “Dusha katrusi” dall’Ucraina, registrato in una chiesetta sulle rive di un torrente, con l’accompagnamento di mucche scampanellanti al pascolo e la viola suonata da Camilla Dell’Agnola.
    Il CD si chiude con “Di te si n’averà” lamento funebre in lingua corsa, registrato al limitare del villaggio, saluto all’anima che s’incammina nell’eterno senza fine.

    Sono musiche e suoni nella corrente e controcorrente. Come piacciono a noi.
    Vi consiglio di vedere questo video che spiega il progetto.
    Il CD potete acquistarlo qui.

    (LG)

  • Andrea Bocconi e Guido Bosticco – “Raccontare il viaggio. 30 lezioni dalla scrittura all’immagine”, Touring Club Italiano 2017

    Andrea Bocconi e Guido Bosticco – Raccontare il viaggio. 30 lezioni dalla scrittura all’immagine - Touring Club Italiano 2017Camminare sviluppa la creatività, lo sappiamo bene. A tanti di noi, durante i cammini viene il bisogno, la voglia, la passione, di raccontare. Con la scrittura, ma anche con la fotografia, o i video. Ma come raccontiamo? Sappiamo farlo? Questo bel libretto ci viene in aiuto. Anche se non parla nello specifico di cammini, ma in generale di raccontare il viaggio: questo manuale è firmato dai docenti della Scuola del Viaggio. È costruito come un diario, con l’elastico che chiude, e quasi metà delle 192 pagine sono vuote, con le righe, da usare per gli appunti di viaggio, per fare esercizio. Le prime 102 pagine sono invece piene, ricche, scritte fitte fitte.

    La prima parte è dedicata alla scrittura, a cui seguono parti dedicate alla fotografia (di Vince Cammarata), al video (di Andrea Canepari) e al taccuino o carnet di viaggio (di Stefano Favarelli).
    Ma concentriamoci sulla prima parte. Scritta da Andrea Bocconi e Andrea Bosticco, la parte più succosa (o, per lo meno, quella da studiare per prima).

    “Usa frasi brevi –
    Usa attacchi brevi –
    Usa una lingua robusta –
    Sii positivo, non negativo –
    Evita il passivo –
    Non usare mai un linguaggio antiquato –
    Elimina ogni parola superflua”.

    Questo il testo appeso al muro della redazione dove Ernest Hemingway iniziò la carriera di giornalista.
    Alcune regole essenziali per chi scrive. Ma cosa si vuole scrivere, mentre si viaggia? Si può scrivere un reportage giornalistico, un racconto di viaggio, un diario, una guida, un blog o altra scrittura online. Si deve scegliere, e per ogni genere c’è uno stile. E a chi ci rivolgiamo, scrivendo? A noi, per un diario intimo, a lettori letterati, a un pubblico più vasto, a un pubblico specializzato? Si deve scegliere, e per ogni pubblico c’è uno stile.
    Bocconi e Bosticco ci guidano con esempi e consigli sula strada della scrittura di viaggio, e ci danno anche gli esercizi per vedere se abbiamo capito. Proprio come se fossimo allievi delle loro lezioni alla Scuola del viaggio. Che tra l’altro è diretta da un amico camminatore, Claudio Visentin. Altro amico camminatore è Andrea Bocconi, insieme furono autori di “In viaggio con l’asino”, storia del loro cammino nelle terre dei briganti in Abruzzo.
    (LG)

  • Maria Clara Restivo – “La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è”, Neo Edizioni 2017

    Maria Clara Restivo - La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è - Neo Edizioni 2017Due giovani donne di Torino, Maria Clara e Giulia, hanno scelto la regione di cui sapevano meno. Era il Molise. Hanno partecipato al premio Fuori Rotta, proponendo di camminare il Molise per un mese, e vedere se il Molise esiste davvero. Dopo aver vinto il premio, sono partite in agosto 2015, e hanno scoperto un mondo inaspettato. Hanno camminato 25 giorni, hanno incontrato tantissime persone in quei bellissimi incontri casuali che il cammino ti riserva, soprattutto se sei in una regione del Sud, fuori dalle rotte più battute. Altri incontri erano organizzati in anticipo, grazie alla pagina facebook che avevano messo in piedi, c’era chi le aspettava, chi le ospitava a casa, tanta ospitalità calda, che ha sorpreso come elemento fondamentale queste due giovani torinesi abituate alla gentilezza di maniera dei sabaudi.

    Questo viaggio veniva raccontato in un blog (Due passi in Molise), che è diventato un libro, ed è nata una comunità di persone. Maria Clara scrive bene (collabora con la Scuola Holden) e riesce a tratteggiare i colori, i profumi, i sapori del cammino.
    Maria Clara e Giulia hanno provato a seguire i tratturi che dall’Abruzzo scendono in Puglia, passando appunto per il Molise, ma spesso si sono perse, spesso hanno camminato su asfalto.
    Ma non è importante. Era altro che cercavano, era altro che hanno trovato.

    Sarebbe bello che da questo progetto nascesse anche un cammino, un percorso in Molise per portare sulle orme di Clara e Giulia centinaia e migliaia di camminatori. Come è successo per il Cammino dei Briganti. I cammini a questo servono: a unire con calore chi cammina con chi resiste in territori dove apparentemente c’è poco, ma c’è in realtà tanta umanità e tante potenzialità. I cammini possono dar vita ai territori, portare energia giovane, energia positiva, questo hanno fatto con il loro passaggio Clara e Giulia, questo dobbiamo fare tutti noi camminatori.

  • Chris Lowney, José Luis Iriberri – “Il cammino di Sant’Ignazio”, Terre di Mezzo 2017

    Chris Lowney, José Luis Iriberri – Il cammino di Sant’Ignazio, Terre di Mezzo 2017La casa editrice Terre di Mezzo è sempre più specializzata nel settore dei cammini spirituali e religiosi. In Italia sono quelli che pubblicano regolarmente le guide di tutti i cammini verso Santiago, tenendole aggiornate con regolarità, e anche le guide sulla Via Francigena e le sue varianti. Per non parlare di altri cammini come quelli di San Francesco, San Benedetto, ecc.

    Per chi cerca novità, per chi ha già percorso vari cammini verso Santiago, e sente però ancora la nostalgia della Spagna, ecco che è uscita la guida al cammino di Sant’Ignazio di Loyola. Il percorso conduce da Loyola, nei Paesi Baschi, fino a Manresa, alle porte di Barcellona, lungo l’itinerario che cambiò la vita di Ignazio. Sono 660 km, proposti in 27 giorni di cammino, consigliate la primavera e l’autunno come stagioni ideali per percorrerlo. È segnato sul terreno con una freccia arancione, che si collega alla freccia gialla del percorso compostelliano. Anche questo cammino ha la sua credenziale, e c’è un sito internet www.caminoignaciano.org, anche in lingua italiana, dove trovare l’elenco aggiornato delle strutture ricettive, e altro. Ma la guida cartacea è importante, non solo per non perdere la via, ma anche perché contiene gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio, meditazioni accompagnate da brani della Bibbia che consentono al pellegrino un percorso spirituale profondo, diviso giorno per giorno nelle Quattro Settimane del cammino stesso.
    Il cammino passa per Logrono, poi per Saragozza, con la sua splendida basilica del Pilar, e per l’imponente complesso monastico di Montserrat.

    Gli autori della guida sono uno scrittore appassionato dei cammini in Spagna e un gesuita. Sono loro ad aver ideato e tracciato il cammino, che prevediamo avrà grande successo.

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